Come ogni anno, il sito web TheFourthFocus, insieme a una giuria di professionisti, ha assegnato The Virtual Photography Awards, i premi per il meglio della virtual photography. Cioè per il meglio della fotografia praticata non nel mondo fisico ma all’interno di videogiochi usando strumenti appositamente creati dagli studios di sviluppo (le “Photo Mode” dei vari videogiochi) o modifiche amatoriali (le “mod”). Per questo la virtual photography è anche chiamata in-game photography, o screenshot art. I The Virtual Photography Awards ci offrono l’occasione di capire quale sia lo stato della disciplina, almeno al suo livello più mainstream e riconoscibile.
Il Virtual Photographer of the Year 2025
Il premio principale, Virtual Photographer of the Year, è andato a Hary “Hary1495g” G. (USA), che ha vinto anche nella categoria Open (per le immagini fuori categoria) e Storytelling (per le immagini che suggeriscono storie e significati oltre la ricerca visiva) fotografando vari videogiochi tra cui Cyberpunk 2077 (CD Projekt, 2020), Elden Ring (FromSoftware, Bandai Namco Entertainment, 2022) e Ghost of Tsushima (Sony, 2020, su Artribune abbiamo parlato del suo successore Ghost of Yotei).
Le altre categorie premiate a The Virtual Photography Awards 2025
Le altre categorie premiate sono state: Action, vinta da _Virtualtourism (Regno Unito) con un’immagine da Session Skate Sim (Crea-ture Studios, Nacon, 2022), Collection (per le serie di immagini), vinta da Maksim Plotnikov (Federazione Russa) con una sequenza realizzata in Red Dead Redemption 2 (Take-Two Interactive, 2018), Environment (ambienti e paesaggi), con un’immagine da (di nuovo) Red Dead Redemption 2 di MurphyVP (Turchia), Lo-Fi (per immagini che imitano l’imperfezione della fotografia analogica), vinta da una foto realizzata in Cyberpunk 2077 da Oscar Lundin (Svezia) e People (rappresentazioni di esseri umani), vinta da Hajer Haj (Arabia Saudita) che ha presentato una foto da Horizon Forbidden West (Sony, 2022).
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Fotografare il fotorealismo
TheFourthFocus del britannico Mik Bromley è uno dei principali punti di riferimento per la virtual photography, ma rappresenta anche una sua versione fortemente conservatrice, in cui la virtual photography ha come scopo replicare in ambienti virtuali ciò che la fotografia già fa in ambienti fisici. Anche per questo, i videogiochi proposti e premiati sono tutti caratterizzati da un forte (appunto) fotorealismo, sono essi stessi pensati per simulare il regime scopico promosso prima dalla fotografia e poi dal cinema. Nel suo ringraziamento per la vittoria nella categoria Storytelling, per esempio, Hary G. sottolinea l’importanza per la virtual photography delle tecnologie di raytracing e path tracing nei videogiochi, cioè delle tecnologie che simulano il comportamento e il percorso della luce. Se è chiaro che la luce è fondamentale per la fotografia tradizionale praticata nel mondo fisico, la sua simulazione potrebbe non avere potenzialmente alcun valore nella fotografia praticata invece nel mondo dei videogiochi e che tecnicamente opera recuperando informazioni dalla memoria RAM della macchina e non catturando la luce.
Lo stato della virtual photography
The Virtual Photography Awards dimostrano insomma come la virtual photography resti oggi principalmente intesa come strumento di promozione (senza costi per le aziende) per videogiochi pensati attraverso le modalità rappresentative della fotografia stessa, del cinema e, andando indietro, della prospettiva rinascimentale (Panofsky docet). Pubblicando online scatti realizzati spesso con strumenti appositamente realizzati e quindi sanzionati dalle compagnie stesse, chi pratica virtual photography celebra il progresso tecnologico che questi videogiochi vogliono rappresentare, ricevendo poi premi in competizioni, come The Virtual Photography Awards, promosse dalla grande industria videoludica ma senza mai metterne invece in crisi i presupposti ideologici. Senza mai, insomma, dire qualcosa a parte quello che il videogioco e il suo marketing permettano di dire.
Matteo Lupetti
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