Glaucoma: l’algoritmo di Facebook e Instagram è stato raggirato grazie a un progetto d’artista

Sul profilo @SoContemporary è possibile vedere le opere d’arte che in passato sono state censurate dai social. Ma solo le loro parti “osé”: così l’artista “Michele Galli” (nome di fantasia) riesce a raggirare la censura. Un’operazione al limite tra provocazione e ironia che riflette su un tema molto serio e attuale.

L'Olympia di Manet su So Contemporary
L'Olympia di Manet su So Contemporary

Mentre su Facebook e Instagram spopolano quotidianamente corpi sessualizzati, canoni estetici irreali, contenuti diseducativi, bot, pagine che inneggiano all’odio, profili fake che rimandano a siti pornografici e tanta disinformazione, i musei entrano non raramente nel mirino della censura, come era accaduto nel 2019 alla Gypsotheca di Possagno con le sculture di Antonio Canova o a Palazzo Strozzi con il video promozionale della mostra di Natalia Goncharova. Un paradosso in piena regola dato che, come è noto, il boom di utenze sui social ha provocato una dipendenza da social network dilagante con derive preoccupanti, quali il disturbo di dismorfismo corporeo, ovvero l’incapacità di accettare e apprezzare la propria immagine se paragonata a un modello irreale di bellezza perlopiù fatto di filtri e pose plastiche. Di fronte a questa situazione c’è chi ha deciso di lanciare un segnale forte, come i Musei di Vienna, aprendo un account su OnlyFans per divulgare le immagini dei nudi di Schiele, dei Secessionisti Viennesi e dei loro capolavori sull’unica piattaforma in cui questo non gli viene impedito.

 

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GLAUCOMA, IL PROGETTO D’ARTISTA CHE RAGGIRA L’ALGORITMO DEI SOCIAL

C’è però chi è riuscito a ingannare l’algoritmo responsabile della censura: si chiama Michele Galli e gestisce il profilo @SoContemporary, dove porta avanti l’esperimento di new media art chiamato Glaucoma. In realtà, Michele Galli è uno pseudonimo (il nome vero è sconosciuto), un’identità digitale e fake come tante altre informazioni filtrate dallo smartphone. “Il progetto GLAUCOMA nasce agli inizi del 2021 in risposta alla sempre più stringente politica dei contenuti presente nei social della galassia di Zuckerberg”, racconta ad Artribune. “Una condizione estremamente vincolante per tutti gli artisti visivi che si occupano del nudo, o per chiunque si trovi a pubblicare opere della storia dell’arte contenenti nudità. Situazione ancora più contradditoria nel momento in cui si osservano i contenuti pubblicati dai profili con la famosa spunta blu, i quali possono permettersi di osare molto di più rispetto agli individui standard, sottolineando ulteriormente la condizione di forte gerarchia che governa i social network”, prosegue. “In risposta a questo, Glaucoma si inserisce a metà tra la provocazione e la presa in giro”.

GLAUCOMA, CAPEZZOLI E ALTRE NUDITÀ IN PRIMO PIANO SUI SOCIAL

Così, come la malattia degenerativa dell’occhio che porta la vista a restringersi progressivamente, sul profilo @SoContemporary si possono vedere opere iconiche della storia dell’arte, da Giotto fino alla contemporaneità, il cui corpo viene oscurato per intero, fatta eccezione per seni, sederi, genitali, e tutto ciò che di consuetudine sarebbe oggetto della censura social. “Tutti i contenuti che ho pubblicato hanno tranquillamente eluso l’algoritmo”, spiega Michele Galli, che scardina un sistema in cui tutti siamo immersi costantemente, combattendolo con le sue stesse armi e mettendone a nudo le incongruenze. E nel farlo si ispira alle cancellature di Emilio Isgrò, che dalla metà degli anni ’60 ha iniziato a oscurare le parole dai testi facendone emergere solo alcune e cambiando totalmente il senso. Un atto similare, tradotto nella sfera visiva che permea la nostra condizione odierna. E conclude, “penso che questa dinamica dipenda dal fatto che l’algoritmo non riesca ad individuare una correlazione col resto del corpo. I social, in cui predomina la dimensione visiva, sono malati. E questa ne è la testimonianza”.

– Giulia Ronchi

https://www.instagram.com/so.contemporary/

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.