18 artisti per Valentino: con Re-Signify Part II Beijing, Pierpaolo Piccioli è a Pechino

Con il nuovo capitolo di Re-Signify un pool di artisti innovativi re-interpreta i capi della maison romana grazie a tecniche artistiche e digitali insieme nello spazio T-10 di SKP South della capitale cinese.

Torna il secondo capitolo di ri-significazione dei codici di Maison Valentino ad opera di Pierpaolo Piccioli, Valentino Re-Signify Part II, Beijing. Gli abiti provenienti dall’archivio della Maison, dall’Haute Couture recente e contemporanea e dalla sfilata Prêt-à-Porter Act Collection incontrano le opere d’arte di una selezione di 18 artisti producendo relazioni ed equilibri autoriali, tutto in una rilettura degli elementi nello spazio espositivo T-10 di SKP South di Pechino. Compaiono qui nuovi corpi, veri e digitali, risultanti della mediazione tra idea e abilità artigianale, tecnica e tecnologica allo stesso tempo. Tema che si inserisce nel rapporto tra opere e abiti è anche quello della città, luogo d’elezione e archetipo per lo sviluppo dell’attività e della creatività umane, nonché quinta partecipante e visibile appena oltre la vetrata del palazzo SKP South nel cuore della capitale cinese.

– Giulia Giaume

1. CAO FEI

Cao Fei, Haze and Fog

L’artista Cao Fei si interroga nel suo lavoro con un sovrapporsi di registri che toccano il tableau vivant, il documentario, il grottesco e lo splatter della cultura pop hollywoodiana sul ruolo dell’abito e la metropoli. In Cosplayers, del 2004, introduce un mondo tanto reale quando lento e silenzioso, con un abito inteso nella sua forma più immaginifica e tolto dal mondo narrativo di riferimento, andando a popolare una quotidianità domestica e banale. In Haze and Fog, del 2013, l’artista torna a usare gli stilemi del cinema horror per raccontare una città in cui non esiste più la contrapposizione narrativa tra buoni e cattivi, ma una sorta di pacifica quanto assurda convivenza tra persone e zombie.

2. XU ZHEN

XU ZHEN(R), Eternity New 40403 Stone Statue, Aphrodite Holding Her Drapery, 2016

Xu Zhen, nelle vesti di XU ZHEN®, divertita provocazione linguistica in cui l’artista si trasforma in azienda e puro branding, capovolgendo la tradizione della statuaria classica. Nelle opere appartenenti della serie Eternity unisce gli esempi delle tradizioni occidentale e asiatica, e i nuovi corpi diventano un unico insieme illogico e perciò divertente, affascinante e surreale – proprio come l’ipotetico corpo che veste il monumentale abito bianco alto 6 metri della collezione Haute Couture Valentino Of Grace and Light, con cui le opere dialogano.

3. GIOELE AMARO

Gioele Amaro

L’artista digitale Gioele Amaro lavora sulla percezione delle immagini e sulla fallibilità dell’occhio umano, e nelle sei opere esposte a formare una sorta di polittico la progettazione digitale si esprime in manufatti fisici che diventano superfici metalliche e riflettenti. I riflessi e la rifrazione sono gli stessi effetti emanati dai sei abiti messi in relazione con le opere, tre della collezione Haute Couture Valentino Daydream e tre della collezione Haute Couture Valentino Of Grace and Light, che investiti dal movimento della luce proveniente dalla grande vetrata del palazzo continuano a variare allo sguardo.

4. ROBERT MULLER

Robert Muller, Sestri Di Levante, polaroid beeld

Cinque immagini, scattate da Robert Müller originariamente su supporto Polaroid, sono state ingigantite e proiettate su altrettanti schermi disposti a pentagono per permettere al visitatore di osservarle da entrambi i lati ed esserne circondato. Sono scorci di vita metropolitana, strade, dettagli di automobili, assembramenti di taxi, facciate dei palazzi e una camicia appesa a una finestra, unico momento intimo e domestico in una selezione di immagini urbane. Gli stessi intensi colori delle foto, quei rosa, giallo, beige e verde, pervadono i tre look della collezione Haute Couture SS2018 scelti come controcanto alle immagini.

5. LIU SHIYUAN

Liu Shiyuan A Shaking We No.1,2018,C print, print, Diasec, color painted oak wood,oil based permanent marker

Nei tre pannelli della serie A Shaking We, Liu Shiyuan si interroga sulla fluidità del passaggio del tempo cercando di proporne una versione visiva modulare. Proponendo una serie di frame provenienti dalla scena di un video, smonta un singolo momento trasformando il tempo in spazio, un susseguirsi di fotografie a cui sovrappone ulteriori livelli narrativi fatti di frasi e interventi fotografici. In We Were Never Alone Never Bored mette in relazione, attraverso l’attiguità cromatica, l’organico e il digitale, mentre nella serie di sculture ready-made Chair sviluppa le possibilità ludiche degli oggetti banali, creando un equilibrio instabile e sospeso grazie a una sedia che poggia su due palloncini. La delicata composizione e di modularità del gesto compare anche nei due look della collezione Haute Couture Valentino Code Temporal associati alle opere.

6. CHENG RAN

Cheng Ran, While we still have bodies

In Diary of a madman, installazione immersiva e multivideo, l’artista Cheng Ran affronta il tema della città come spazio stratificato di umanità differenti e come luogo archetipico e inaspettato. Creato durante una residenza d’artista, questo lavoro indaga come la città più mostrata e raccontata dell’occidente, New York, possa rivelarsi una miniera di esperienze oblique, inattese, grottesche, drammatiche e illuminanti grazie a uno sguardo filtrato dalla formazione e dalla cultura cinese. A metà tra il documentario e la fiction, l’opera capovolge la descrizione classica della città portando alla luce una realtà alternativa e imprevedibile. I quattro look della collezione prêt-à-porter Valentino Act Collection, in un bianco e nero rigoroso e quasi violento che viene da ispirazioni punk e da atmosfere gotiche e romantiche, si inseriscono senza sforzo in questa epopea.

7. SHEN XIN

Shen Xin

Shoulder of Giants è la documentazione di un dibattito tenutosi nel 2015, in cui quattro intellettuali, ricercatori, critici e docenti universitari – Esther Leslie, Hannah Black, Mark Fisher e Simon O’Sullivan – hanno indagato il ruolo dell’arte e il suo rapporto con il potere, oltre al peso della censura, della sorveglianza, e della comunicazione nel sistema socioeconomico occidentale. Il lavoro di Shen Xin, il cui titolo deriva dalla frase attribuita a Bernardo di Chartres sulla stratificazione generazionale del sapere, consiste nel mostrare i conferenzieri in forma di avatar come creature immaginarie ispirate allo Shan Hai Jing, o Libro dei monti e dei mari, una descrizione geografica e culturale cinese in chiave favolistica e mitologica risalente a oltre 2000 anni fa.

8. XU WENKAI / AAJIAO

AAAJIAO, I hate people but I love you

Xu Wenkai, spesso conosciuto come AAAJIAO, è media artist e programmatore, e la sua poetica digitale, che spesso sconfina nell’interattività videoludica, è qui illustrata nel video I hate people but I love you, in cui due identità artificiali, una nella forma di una ragazza modellata in 3d e una in quella di un nastro di Möbius formato da cartelle vuote, partecipano a una sorta di dialogo in cui cercano di conoscersi, pur con uno scambio monotono di frasi sempre uguali. Nell’installazione interattiva Deep Simulator, il visitatore entra a far parte di un mondo virtuale, diventandone il personaggio principale.

9. AMKK

Azuma Makoto, Drop Time vol.23

I due lavori della coppia AMKK, formata dal flower artist Azuma Makoto e dal fotografo botanico Shunsuke Shiinoki, appartenenti alla serie Drop Time, restituiscono in forma di video velocizzati la ricerca sul tempo, la vita e l’idea di bellezza che gli artisti indagano attraverso le composizioni di fiori recisi. Il movimento quasi coreografico delle opere altera l’idea standard di “natura morta” dimostrando che quello che siamo soliti percepire come statico è in realtà un lento e graduale processo di mutamento delle forme e dei colori. Gli abiti scelti in relazione con questa opera, appartenenti alle collezioni Haute Couture Spring Summer 19 e Haute Couture Fall Winter 18, che includono anche una selezione di Flower Hats, sono diretta espressione della fascinazione di Piccioli per la delicata potenza del mondo floreale.

10. JONAS MEKAS

JonasMekas, Flowers

Nei due video esposti di John Mekas, parte della ricchissima produzione dell’artista e “padrino del cinema d’avanguardia”, è possibile osservare lo stupore nei confronti delle cose grandi e piccole usate per raccontare il mondo nella New York della controcultura del dopoguerra. Pillole di meraviglia in cui lo sguardo del videomaker si concentra sulle erbacce che sembrano sbocciare da un muro scrostato, definite con una risata “very brave”, oppure su una formica che corre lungo i bordi di una sedia mentre in sottofondo da una tv accesa è trasmessa una televendita. Questi momenti di vita banale sono incorniciati attraverso la lente di Mekas in un momento filmico che ridona loro la gioia di stare al mondo.

11. YEESOOKYONG

YeesoKyoung, Vase

Nei manufatti della serie Translated Vase il processo di ri-signifcazione dei segni e degli oggetti di Yeesookyung è esposto in senso quasi letterale. Le sue sculture sono realizzate utilizzando i cocci di scarto provenienti dai vasi, che i maestri della tradizione ceramista coreana distruggono al minimo accenno di imperfezione così da mantenere un livello di qualità della produzione impeccabile: ricomponendo questi scarti come puzzle e riempiendo i segni di frattura con dell’oro, l’artista produce una nuova narrazione. Il colore e la luminosità dell’oro catturano l’attenzione al pari dell’abito da sera della collezione Haute Couture Valentino Code Temporal del 2021 che si collega alle opere.

12. NICK NIGHT

Nick Knight_Edit

In questa stanza, progettata da Pierpaolo Piccioli per restituire la narrativa della sfilata Haute Couture Valentino Of Grace and Light, rivivono le immagini di Nick Knight che durate lo show venivano proiettate sui monumentali abiti della collezione, affiancate a quattro abiti originali. Il bianco, somma di tutti i colori, e la luce delle proiezioni sviluppano infinite possibilità, mentre le silhouette e le dimensioni estreme degli abiti, radicalizzate in modo da far risaltare l’abilità manuale necessaria a crearli, producono uno straniamento onirico.

13. JACOPO BENASSI

Jacopo Benassi

Jacopo Benassi, in una serie di immagini in bianco e nero stampate su tessuto, cerca di smontare la ieraticità della statuaria classica, e nello specifico i dettagli dei corpi in pietra che abitano il parco di Villa Borghese a Roma. Anche la scelta degli scatti – realizzati in notturna con l’utilizzo del flash diventando immagini ruvide, quasi violente, sensuali e punk – amplifica il cortocircuito tra la gravità dei soggetti e la levità dell’opera, lasciata libera di muoversi con l’aria spostata dai visitatori. Lo stesso dinamismo soffice è presente anche nell’abito della collezione Haute Couture FW18 collegato all’opera che unisce in sé la maestosità dei volumi e la leggerezza dei tessuti e delle decorazioni.

14. PAJAMA

Pajama

Il trio noto come PaJaMa, composto da Paul Cadmus, Jared French e Margaret French, è l’autore delle 32 fotografie qui esposte, scattate tra gli anni ’30 e gli anni ’50 durante i soggiorni estivi a Fire Island e a Provincetown, in cui gli autori si ritraggono da soli o insieme ad amici e persone care. Non si tratta di semplici ritratti o foto ricordo ma di un modo silenzioso di sperimentare la rappresentazione del corpo e dei corpi, dello spazio naturale, degli abiti in una forma ancestrale e dei rapporti umani, creando immagini fortemente narrative. Ogni scatto è un tassello di un racconto più ampio, che gli spettatori possono solo immaginare e ricostruire con il loro personale vissuto. Gli abiti della collezione RTW Valentino Act Collection, con i loro pattern in bianco e nero, rimandano allo stesso senso di modularità e successione ritmata.

15. ROBERT DEL NAJA

Robert Del Naja

Valentino Code Temporal, progetto realizzato appositamente per la presentazione dell’omonima collezione Haute Couture di Maison Valentino, è un film artwork di Robert Del Naja in collaborazione con Mario Klingemann, artista che lavora con l’intelligenza artificiale. Il lavoro esplora il processo della collezione di Haute Couture, giocando con simmetrie tra la trasgressione umana e la spontaneità dell’apprendimento automatico. Avendo come base le immagini girate durante la creazione della collezione a Roma, assemblate come un collage, l’opera è stata filmata e osservata da algoritmi di apprendimento automatico, montati spontaneamente da reti neuronali addestrate da Klingemann: le immagini diventano alla fine sequenze algoritmiche elaborate e scandite dalla musica. Contrappunto è l’abito da cocktail Fiesta, in tulle rosso con drappeggio che parte dalla scollatura per formare rose di tessuto su una gonna a palloncino, presentato nella collezione di Alta Moda Primavera Estate del 1959 – un modello e un segno primigeni di Valentino Garavani che si fanno archetipo, simbolico inizio di una narrazione giunta fino a oggi.

16. WU RUI

Wu Rui, Handekerchief

In una serie di 16 polaroid, Wu Rui, artista e fotografo, espone il risultato di una ricerca monotematica e quasi ossessiva su una precisa tonalità di blu, un colore quasi mitico che affonda le proprie radici nella ceramica cinese medievale e nelle relative leggende. Questo colore rappresenta una proverbiale idea di perfezione che solo pochi esemplari di vasellame prodotti durante la dinastia Song sono riusciti a raggiungere, di cui meno di cento pezzi sono giunti fino a noi e che prendono il nome di RU. Il foulard in mostra è a sua volta un esempio affine a questa ricerca, così come l’abito realizzato da Pierpaolo Piccioli per la collezione Haute Couture Valentino Des Ateliers in cui si manifesta il lavoro sulle cromie di Wu Rui.

17. ALESSANDRO TEOLDI

Alessandro Teoldi, 07

L’opera di Alessandro Teoldi in mostra rappresenta mani e braccia che si toccano e si incrociano, che non sappiamo se appartengano alla stessa persona o a due individui, è un collage tessile il cui materiale è stato ricavato dalle coperte fornite in volo ai passeggeri dalle compagnie AirFrance, Avianca, Contintental e Delta. I soggetti dei lavori dell’artista spesso includono corpi neutri o parti di corpi che interagiscono in modi silenziosi e poetici, diventando pattern grafici intrisi di umanità. Gli stessi pattern sono presenti anche negli abiti creati da Piccioli per la Collezione Haute Couture Valentino Des Ateliers associati all’opera.

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Giulia Giaume
Amante della cultura in ogni sua forma, è divoratrice di libri, spettacoli, mostre e balletti. Laureata in Lettere Moderne, con una tesi sul Furioso, e in Scienze Storiche, indirizzo di Storia Contemporanea, ha frequentato l'VIII edizione del master di giornalismo Walter Tobagi. Collabora con diverse riviste su temi culturali, diritti civili e tutto ciò che è manifestazione della cultura umana, semplicemente perché non può farne a meno.