Sogni, intuizioni, rivoluzioni e ambizioni del progresso umano sono alla base della mostra allestita al Mudec di Milano. Un percorso dal passato al futuro che sollecita il pubblico a riflettere sul rapporto con l’altro artificiale.

Automi, tecnologia, bionica, robotica, intelligenza artificiale e Pop Culture. Robot: the Human project è una mostra che si inscrive nel programma Education del Mudec, museo delle culture di Milano. Curata da Lavinia Galli, Antonio Marazzi e Alberto Mazzoni, in collaborazione con la RobotiCSS LAB di Milano-Bicocca e con altri istituti di tecnologia italiani ed esteri, la rassegna è un serpentone temporale che narra l’ambizione millenaria a ricreare artificialmente quelle proprietà che definiamo essenzialmente umane, dal sistema motorio all’apprendimento.

AUTOMI E ROBOTICA

La mostra inizia con gli automi, definibili come gli archetipi della robotica. Il primo riconosciuto in assoluto è l’Ancella automatica di Filone di Bisanzio, risalente al III secolo a.C. Quello degli automi è un mondo estremamente affascinante, fatto di molle, ingranaggi e marchingegni complessi. Con uno slancio poetico, si potrebbe pensare che il fiore sta all’uomo come l’ingranaggio sta alla tecnologia odierna. Oltre l’Ancella ellenica, si procede fino al XIX secolo, con una serie di pezzi tra cui svariati orologi, la riproduzione del Leone meccanico di Leonardo da Vinci e la perturbante Scimmia fumatrice. Dall’ingegno macchinico giungiamo poi ai primi sistemi di calcolo, dei quali troviamo in mostra alcuni esempi, tra cui il modulo di memoria ELEA 9003 e Programma 101, il primo desktop computer della storia.

Hannes protesi di mano robotica sviluppata da IIT e INAIL, 2019. Genova, IIT Istituto Italiano di Tecnologia. © Istituto Italiano di Tecnologia
Hannes protesi di mano robotica sviluppata da IIT e INAIL, 2019. Genova, IIT Istituto Italiano di Tecnologia © Istituto Italiano di Tecnologia

BIONICA E INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Si passa poi alla sala della Bionica, la scienza che studia il corpo e i possibili innesti artificiali. I pezzi esposti sono tutti dispositivi inerenti al campo medico, ma è inevitabile finire a riflettere sul fenomeno dell’augmentation, ovvero la possibilità di potenziare il proprio corpo attraverso la tecnologia. Con gli arti bionici entriamo nel XXI secolo, un’epoca nella quale la tecnologia ci pone di fronte a nuove sfide e tanti interrogativi di stampo etico, filosofico e politico.
Entriamo nella sala dei robot. Un bambino guarda immobile RoboThespian parlare. Un attimo dopo, il bambino porge il suo biglietto al robot, che non ricambia il gesto. Il bambino va via dicendo al suo amichetto: “Dice cose cattivissime“. RoboThespian, uno dei pezzi forti della mostra ‒ nonché uno dei pochi “in vita” ‒ è un robot cablato per l’intrattenimento.  Quando avevo all’incirca la stessa età di quel bambino, vidi una mostra dei dinosauri di Jurassic Park a Roma. In quel caso, c’era un enorme T-Rex che si muoveva minacciosamente e io scappai spaventato. Il bambino, invece, ha tentato di interagire con il robot creandosi l’aspettativa di una risposta propriamente umana.

L’UOMO E I ROBOT

Una cosa è certa: nel bene o nel male, probabilmente le generazioni future impareranno a vivere con i robot, ed è probabile che nasceranno nuove dipendenze emotive e funzionali più forti di quelle che oggi ci connettono ai nostri dispositivi. In fin dei conti, il bambino non ha avuto paura. In sala c’era solo un secondo intrattenitore attivo: Pepper, un robot capace di leggere le emozioni. Gli altri presenti in sala erano robot collaborativi, sperimentali o programmati per l’intrattenimento, per l’assistenza sociale, per il monitoraggio e per attuare missioni in luoghi pericolosi.
Siamo giunti quasi al termine del preannunciato serpentone temporale: qui troviamo l’installazione di un’intelligenza artificiale predisposta all’apprendimento attraverso il flusso di pubblico con cui riesce a interagire. L’occhio robotico cerca di categorizzare e riconoscere tutti gli oggetti che si presentano dinanzi a lui; inizialmente sbaglia, ma successivamente riesce a diventare sempre più preciso e a riconoscere una vasta gamma di oggetti. Disseminate per la mostra, troviamo poi una serie di opere letterarie, cinematografiche e pop che hanno contribuito alla creazione dell’immaginario comune dagli Anni Venti ai Novanta, tra cui: Metropolis di Fritz Lang, Io, Robot di Asimov, Star Wars e le saghe di cartoni animati giapponesi.

Automa della scimmia fumatrice, fine del XIX secolo. Musèè d'horlogerie du Locle, Château del Monts. © Musée d’horlogerie du Locle, Château des Monts. Foto Renaud Sterchi
Automa della scimmia fumatrice, fine del XIX secolo. Musée d’horlogerie du Locle, Château des Monts © Musée d’horlogerie du Locle, Château des Monts. Photo Renaud Sterchi

DOMANDE E RIFLESSIONI CRITICHE

All’entrata della mostra, un annuncio su uno schermo invita il pubblico a rispondere a una serie di domande che appariranno nelle sale successive, mentre tutte le risposte si fondono in una proiezione grafica dei risultati in percentuale. Non si tratta di una mostra esplicitamente critica, e sicuramente evita argomenti scottanti come gli algoritmi discriminatori o la robotica usata nelle operazioni militari. Da una parte una narrazione positivista ed entusiasta della tecnologia può essere solo parziale e mainstream, dall’altra, l’esposizione è stata ideata per incuriosire, stupire e divulgare un seme di conoscenza basica del progresso scientifico a un pubblico molto ampio, in un periodo storico in cui manca una cultura della tecnologia mentre al tempo stesso vi siamo già completamente immersi. Si spera che questi semi vengano innaffiati, lasciando germogliare una forma di pensiero critico, magari proprio per quel bambino infastidito dalle parole del robot.

Christian Nirvana Damato

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Nome eventoRobot. The human project
Vernissage01/05/2021 no
Duratadal 01/05/2021 al 01/08/2021
Generenew media
Spazio espositivoMUDEC - MUSEO DELLE CULTURE
IndirizzoVia Tortona 56 20144 - Milano - Lombardia
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Christian Nirvana Damato
Christian Nirvana Damato (Foggia, 1994) è un Visual Artist la cui ricerca si focalizza sul rapporto uomo/tecnologia/media. Le implicazioni di questo rapporto si mescolano a livello teorico in maniera interdisciplinare: i suoi interessi spaziano tra neurobiologia, neuroestetica, visual and media studies, filosofia, culture digitali e nuove tecnologie. Attualmente studia al corso specialistico di Arti Visive e Studi Curatoriali alla Naba di Milano.