No copyright per la cultura. Appello di Creative Commons Italia per liberare le foto di opere

Creative Commons Capitolo Italiano lancia appello agli stati dell’Unione Europea e agli istituti culturali per favorire libera circolazione delle immagini di beni della cultura pubblici non più protetti dal diritto d’autore

The Smithsonian Building in Washington D.C. United States. Edit of WikipediaImage Smithsonian Building
The Smithsonian Building in Washington D.C. United States. Edit of WikipediaImage Smithsonian Building

Favorire l’accesso alla cultura e garantire una maggiore visibilità a opere che altrimenti rimarrebbero sconosciute, incentivando il libero riutilizzo dell’immagine per qualsiasi fine, anche commerciale: in pratica, una libera circolazione delle immagini di beni culturali pubblici non più protetti dal diritto d’autore. È questa la richiesta contenuta nell’appello lanciato da Creative Commons Capitolo Italiano agli stati membri dell’Unione Europea e agli istituti culturali in un momento storico come questo, dominato dalla pandemia, dove il libero accesso alle risorse digitali in rete per superare le distanze fisiche imposte dalle misure di contenimento del contagio è diventato un imperativo.

Gaspar van Wittel, veduta di Roma con Piazza Navona, 1688 1721 ca, Collezione Palazzo Zevallos Stigliano, ph Sailko, fonte Wikimedia
Gaspar van Wittel, veduta di Roma con Piazza Navona, 1688 1721 ca, Collezione Palazzo Zevallos Stigliano, ph Sailko, fonte Wikimedia

CREATIVE COMMONS: L’APPELLO

Alla luce della necessità di rilanciare i settori della ricerca, del turismo e dell’industria creativa piegati oggi dall’emergenza Covid, rivolgiamo questo appello agli Stati membri affinché recepiscano il principio enucleato dall’articolo 14 nel modo più ampio ed armonizzato possibile, favorendo l’adozione generalizzata da parte degli istituti culturali delle licenze aperte per il libero riuso, per qualsiasi scopo, delle immagini del patrimonio”, scrivono gli ideatori dell’appello, versione italiana dell’organizzazione non profit che vuole rendere possibile il riuso creativo di opere dell’ingegno altrui nel piano rispetto delle leggi esistenti in materia di tutela del diritto d’autore. Le licenze Creative Commons costituiscono, infatti, un’applicazione del sistema di tutela del diritto d’autore in cui lo sfruttamento delle opere viene effettuato secondo il modello aperto “alcuni diritti riservati” e non secondo il tradizionale modello “tutti i diritti riservati”. Ma un’occasione per andare in una direzione più inclusiva è offerta dalla direttiva sul diritto d’autore nel mercato unico digitale, entrata in vigore due anni fa e ora in fase di adeguamento delle nuove norme nell’ordinamento interno da parte degli Stati membri europei (il termine ultimo per il recepimento è fissato per il 7 giugno 2021): l’articolo 14 della direttiva rimuove i diritti connessi sulle immagini riproducenti opere delle arti visive di pubblico dominio qualora “l’atto risultante dalla riproduzione non costituisca di per sé opera originale”.

I SOTTOSCRITTORI DELL’APPELLO

Cosa che sta già accadendo in un numero crescente di istituti culturali in tutto il mondo, come la Library of Congress o la New York Public Library, il Getty Research Institute, il Rijksmuseum, la Biblioteca Nazionale di Spagna, il Museo Nazionale di Stoccolma, la Galleria Nazionale di Danimarca e soprattutto nella cultura statunitense, dove sono molti i musei che distribuiscono le immagini delle opere custodite che rientrano nel “pubblico dominio” con la licenza Creative Commons Zero, un protocollo che “libera” ogni tipologia di utilizzo consentita dalla legge. “Si auspica pertanto un’implementazione di tale disposizione nel senso più ampio possibile”, continuano da Creative Commons Capitolo Italianoche tragga cioè ispirazione dalle linee guida diffuse da Communia, per permettere agli istituti culturali pubblici di perseguire pienamente le proprie finalità istituzionali di promozione, conservazione e divulgazione del patrimonio culturale”. L’appello è stato sottoscritto dalla maggior parte dei capitoli europei di Creative Commons e da importanti associazioni rappresentative del settore culturale a livello nazionale e internazionale, nonché da associazioni rappresentative dei diritti della società civile (AIB, AISA, ANA, ANAI, ArcheoFoss, CIA, Federculture, ICOM Italia, Wikimedia Italia, Communia, Free Knowledge Advocacy Group EU-Wikimedia, ICA, etc.).

– Claudia Giraud

https://creativecommons.it/chapterIT/

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Claudia Giraud
Nata a Torino, è laureata in storia dell’arte contemporanea presso il Dams di Torino, con una tesi sulla contaminazione culturale nella produzione pittorica degli anni '50 di Piero Ruggeri. Giornalista pubblicista, iscritta all’Albo dal 2006, svolge attività giornalistica per testate multimediali e cartacee di settore. Dal 2011 fa parte dello Staff di Direzione di Artribune (www.artribune.com ), è Caporedattore Musica e cura, per il magazine cartaceo, la rubrica "Art Music" dedicata a tutti quei progetti dove il linguaggio musicale si interseca con quello delle arti visive. E’ stata Caporedattore Eventi presso Exibart (www.exibart.com). Ha maturato esperienze professionali nell'ambito della comunicazione (Ufficio stampa "Castello di Rivoli", "Palazzo Bricherasio", "Emanuela Bernascone") ed in particolare ha lavorato come addetto stampa presso la società di consulenza per l'arte contemporanea "Cantiere48" di Torino. Ha svolto attività di redazione quali coordinamento editoriale, realizzazione e relativa impaginazione degli articoli per l’agenzia di stampa specializzata in italiani all’estero “News Italia Press” di Torino. Ha scritto articoli e approfondimenti per diverse testate specializzate e non (SkyArte, Gambero Rosso, Art Weekly Report e Art Report di Monte dei Paschi di Siena, Exibart, Teknemedia, Graphicus, Espoarte, Corriere dell’Arte, La Piazza, Pagina).