Il computer come studio d’artista. Il progetto del Centre d’Art Contemporain di Ginevra

Per molti artisti di oggi il computer rappresenta il “luogo” principale di lavoro, uno spazio di creazione, ricerca, ispirazione e comunicazione. Il progetto curatoriale Studio Visit di Domenico Quaranta per il Centre d’Art Contemporain di Ginevra ci fa sbirciare sullo schermo di sei autori contemporanei mentre lavorano

Domenico Quaranta, Studio Visit Curatorial Statement, 2021. Courtesy Centre d'Art Contemporain Genève
Domenico Quaranta, Studio Visit Curatorial Statement, 2021. Courtesy Centre d'Art Contemporain Genève

Nel 1998, l’artista russo Alexei Shulgin, figura chiave della prima net.art, metteva online Desktop is, una raccolta di screenshot con un unico soggetto: la “scrivania” del personal computer. Alla base del progetto – che coinvolse 67 persone appartenenti al suo network di amici e colleghi – c’era l’individuazione di un legame profondo tra la macchina, l’interfaccia e l’utente. “Il desktop è un riflesso della tua individualità”, scriveva Shulgin sulla landing page, in mezzo a un’evocativa sequenza anaforica di possibili definizioni della parola, “il desktop è la tua finestra sul mondo digitale; il desktop è il tuo ambiente visuale quotidiano; il desktop è l’estensione dei tuoi organi…”. Negli stessi anni, e sempre nel contesto della net.art, Joan Heemskerk e Dirk Paesmans del duo JODI ribadivano il concetto quando spiegavano il proprio rapporto con il pubblico: “Entriamo anche nei computer delle persone. E siamo onorati di essere nel computer di qualcuno. Sei molto vicino a una persona quando sei sul suo desktop”. Oggi, a distanza di oltre vent’anni, il carattere intimo della nostra relazione con i dispositivi digitali si è confermato e rafforzato: computer e smartphone sono presenze ubique e centrali nelle vite di gran parte della popolazione; sono allo stesso tempo strumenti di lavoro, apprendimento, creazione, intrattenimento e comunicazione interpersonale. In questo quadro, naturalmente, non fanno eccezione gli artisti. E se tutti, indipendentemente dal medium d’elezione, si sono trovati a inserire una quota di screen-time nella routine quotidiana, per altri invece lo spazio dello schermo è diventato un prolungamento dello studio fisico, quando non la sua unica incarnazione.

UNA SERIE DI STUDIO VISIT VIRTUALI

Parte da questa consapevolezza il progetto curatoriale Studio Visit, che Domenico Quaranta ha ideato per 5th Floor, lo spazio online del Centre d’Art Contemporain di Ginevra, in Svizzera, diretto dall’italiano Andrea Bellini. Si tratta, come preannuncia il titolo, di una serie di focus dedicati all’attività in studio di sei artisti, con un nuovo contributo online ogni giovedì fino al 1° aprile 2021. Il punto di vista offerto, tuttavia, non è quello che si può avere durante un tradizionale tour negli spazi fisici, quanto piuttosto una finestra che si apre idealmente alle spalle degli autori mentre utilizzano il computer. James Bridle, Petra Cortright, Aria Dean, Oliver Laric, Eva & Franco Mattes e Lu Yang hanno registrato tutto quello che accadeva sul proprio schermo durante una porzione del lavoro in studio, offrendoci la possibilità di sbirciare sul desktop, tra le cartelle, i programmi utilizzati, le mail da inviare e le tab aperte nel browser. “Per quanto fredda e impersonale possa sembrare la modalità di documentazione (lo screen recording), per quanto distaccato, lento e noioso possa rivelarsi l’output (un video senza voce di accompagnamento, senza il volto dell’artista, senza editing e taglio dei tempi morti, delle esitazioni e dei ripensamenti), Studio Visit tenta di portarci, per qualche minuto, in uno spazio-tempo condiviso solo con l’artista. Il minimo di entertainment corrisponde qui al massimo di contatto”, spiega Quaranta, che ha scelto di pubblicare anche il suo statement curatoriale nella stessa forma, ossia come video: una registrazione del suo schermo durante la quale lo vediamo impegnato a redigere l’invito per gli artisti da coinvolgere.

GUARDARE GLI ARTISTI ALL’OPERA

Vivere con un’artista ti offre un’opportunità unica di accedere al suo lavoro mentre si forma. Mi capita spesso di sedere alle spalle di Kamilia (Kard n.d.r) mentre lavora al computer, e di seguire imbambolato i movimenti del cursore mentre prende una sfera e la trasforma in un busto di donna. Guardandola, capisco molte cose sul suo lavoro, sul modo in cui nasce, sulla necessità che lo genera, sulle ragioni di alcune scelte tematiche o formali, concettuali o estetiche”, ci ha spiegato Quaranta quando gli abbiamo chiesto da dove nasce l’idea del progetto, “guardandola, mi capita spesso di pensare a quanto sia, in realtà, superficiale e imprecisa la mia conoscenza e comprensione del lavoro di artisti che amo, ma che non ho mai avuto il privilegio di spiare da dietro le spalle. Concettualmente, Studio Visit nasce da qui: dal desiderio di essere il testimone discreto di un atto creativo e dalla volontà di condividere questo piacere con altri. Di aprire una possibilità di documentazione e di studio di una prassi creativa tanto diffusa quanto invisibile”.

– Valentina Tanni

https://5e.centre.ch/en/works 

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.