Intervista a Mili Pecherer, autrice di “It Wasn’t the Right Mountain, Mohammad”, il cortometraggio in computer grafica che ha suscitato le ire degli YouTuber e che sarà proiettato il 27 agosto al Film Festival della Lessinia.

It Wasn’t the Right Mountain, Mohammad è un cortometraggio in computer grafica della regista israeliana Mili Pecherer, presentato alla Berlinale e candidato come miglior cortometraggio a The European Film Awards. Di recente si è trovato coinvolto in una strana polemica, venendo attaccato e dileggiato dalla comunità di appassionati italiani di videogiochi. Incuriositi dalla vicenda, e infastiditi dai suoi toni, abbiamo contattato la regista per vedere il film e parlarne un po’ con lei.

LA POLEMICA SU IT WASN’T THE RIGHT MOUNTAIN, MOHAMMAD

Ecco cosa è successo. It Wasn’t the Right Mountain, Mohammad viene proiettato durante il Cervino Cinemountain 2020, e il TG5 lo racconta in un servizio dai toni molto entusiasti.
Il servizio viene segnalato a Nicola “Redez” Palmieri e Mario “Synergo” Palladino, volti dei canali YouTube di Quei Due Sul Server, alcuni dei canali più famosi, tossici e approssimativi della scena italiana del videogioco, e i due YouTuber decidono di parlarne in un video che attualmente ha più di 130 mila visualizzazioni. Palmieri e Palladino criticano i toni del servizio televisivo, che effettivamente inizia descrivendo in maniera esagerata e ingiustificata (e con un linguaggio magari non sbagliato ma certamente un po’ incerto e antiquato) It Wasn’t the Right Mountain, Mohammad come uno straordinario traguardo nella computer grafica fotorealistica. Ma l’attacco dei due YouTuber è indirizzato soprattutto alla sua autrice, descritta come “un troll”, una provocatrice, che vuole vedere quanti premi riesce a vincere con quella che viene etichettata come un’opera di infima qualità, che attira l’attenzione solo per la sua tematica religiosa e perché la regista (non poteva mancare un po’ di sessismo) “è carina” In seguito, il servizio del TG5 inizia a girare sui social network, accompagnato da altri attacchi contro il cortometraggio.
It Wasn’t the Right Mountain, Mohammad è una rinarrazione dell’episodio biblico di Abramo e Isacco, raccontato nel libro della Genesi. Dio chiede ad Abramo di sacrificare il suo unico figlio, Isacco. Abramo accetta, e porta Isacco sulla cima del monte Moria per ucciderlo, ma all’ultimo momento Dio interviene e, comprovata la totale fede di Abramo nella sua volontà, gli fa invece sacrificare un montone che lì vicino si è impigliato con le corna in un cespuglio di rovi. It Wasn’t the Right Mountain, Mohammad racconta questa storia dal punto di vista del montone, o meglio dal punto di vista della pastora, la regista stessa, che ha guidato fin lassù il gregge di cui quel montone fa parte. “Non sono una fan delle religioni organizzate, ma sono molto interessata alla fede e al divino come chiavi per un mondo altro”, ci ha detto Pecherer, dalla Francia, durante una videochiamata su Skype. L’episodio biblico si mescola a elementi provenienti dalla poesia Song della poetessa americana Brigit Pegeen Kelly, a Große, glühende Wölbung di Paul Celan (e alla sua lettura da parte di Derrida) e a uno spunto raccontato da Pecherer: i suoi genitori in Israele avrebbero trovato sulla spiaggia una bottiglia di plastica che conteneva un messaggio, un ringraziamento a Dio, scritto in arabo da una persona che si firmava “Mohammad”.

Mili Pecherer
Mili Pecherer

PAROLA A MILI PECHERER

Non avevo intenzione di realizzare un film in 3D, volevo fare solo i miei strani documentari”, ha spiegato Pecherer. “Quando ho lasciato Israele stavo cercando opportunità qui in Francia, e sono andata a Le Fresnoy [Studio national des arts contemporains, nel nord del Paese, N.d.R.], in un programma di due anni dove ogni anno realizzi un progetto diverso. Il primo anno ho potuto fare quello che volevo, e quindi ho realizzato un documentario, ma nel secondo anno ho dovuto realizzare qualcosa sfruttando nuove tecnologie. Inizialmente ho provato a imparare a usare il software Cinema 4D, ma non andava molto bene. Quindi ho iniziato a cercare un’altra tecnica e mi hanno consigliato di lavorare all’interno di un videogioco già esistente, e ho provato Goat Simulator. Ma avevo deciso che volevo il mio videogioco, il mio panorama, le mie regole”.

COME È FATTO IT WASN’T THE RIGHT MOUNTAIN, MOHAMMAD

Tecnicamente, possiamo considerare It Wasn’t the Right Mountain, Mohammad un machinima: un’opera di animazione digitale realizzata sfruttando registrazioni di videogiochi o strumenti normalmente riservati allo sviluppo di videogiochi e ancora influenzata da questa provenienza. It Wasn’t the Right Mountain è stato creato in Unity, un “motore di gioco” (una scatola degli attrezzi per creare videogiochi) popolare tra gli sviluppatori indipendenti. Unity può essere usato anche per creare film in animazione digitale, come per esempio ha fatto in passato il regista Neill Blomkamp (District 9, Humandroid) con la serie Adam del suo Oats Studios. Ma It Wasn’t the Right Mountain, Mohammad non usa Unity come un qualsiasi altro programma per l’animazione tridimensionale, non nasconde la sua parentela con il videogioco ma anzi la accetta e la valorizza. “Amo i bug”, ci ha detto Pecherer. “Creano un’esperienza diversa rispetto a quella di un film. È qualcosa che non riesci a riconoscere completamente, crea una distanza a cui puoi arrenderti”. Come in un documentario, Pecherer ha provato a lavorare senza una sceneggiatura prefissata (anche se alla fine più scene del previsto sono predeterminate), definendo le regole del mondo di It Wasn’t the Right Mountain, Mohammad e poi muovendosi al suo interno con lo stesso atteggiamento da documentarista che usa nei suoi film dal vivo.
Il risultato è un film pieno di imperfezioni e piccole e grandi incoerenze. Pecherer non è riuscita a trovare un modello 3D di montone, quindi il ruolo delle pecore è interpretato da antilopi, mentre oggetti di plastica emergono in un paesaggio che dovrebbe appartenere a migliaia di anni fa (“mettere questi oggetti nel paesaggio me lo fa sentire più famigliare, ed è come se vedessimo i rifiuti lasciati da chi ha visitato prima di noi questa storia popolarissima”, ci ha detto Pecherer). Questa atmosfera contribuisce al senso complessivo di It Wasn’t the Right Mountain, Mohammad, che è una perfetta illustrazione di cosa sia la pazzia kierkegaardiana: quelli descritti nel cortometraggio sono tutti salti ciechi nell’irrazionale, nella fede, una accettazione dell’assurdo. Come Abramo e Isacco accettano la volontà di un Dio che non riescono a capire, scegliendo di collaborare con una dimensione altra rispetto all’umano, così Mohammad compie il gesto apparentemente senza senso di affidare il suo ringraziamento a Dio alle onde. Come il personaggio di Pecherer in It Wasn’t the Right Mountain, Mohammad accetta il gregge che Dio le affida e diventa pastora, così Pecherer regista accetta l’alterità, la non umanità della macchina.

Mili Pecherer, It Wasn't the Right Mountain, Mohammad
Mili Pecherer, It Wasn’t the Right Mountain, Mohammad

LA PROIEZIONE IN ITALIA

Concludendo la nostra conversazione, abbiamo chiesto a Pecherer se ha qualche commento su tutta la polemica provocata dal suo cortometraggio. Alla fine, It Wasn’t the Right Mountain, Mohammad è diventato improvvisamente uno dei machinima più noti in Italia. “Non ho molto da dire, perché non ho idea di come sia potuto accadere”, ha risposto Pecherer. “Nella vita succedono cose inaspettate”. It Wasn’t the Right Mountain, Mohammad sarà nuovamente proiettato in Italia il 27 agosto 2020 all’interno del concorso per cortometraggi del Film Festival della Lessinia, e potrete vederlo in streaming online acquistando il biglietto sul sito ufficiale del festival.

Matteo Lupetti

https://www.ffdl.it

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Matteo Lupetti
Diplomato in Fumetto alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze nel 2010, gestisce il collettivo di fumettisti indipendenti Gravure e scrive di videogiochi per varie testate italiane ed estere. È diplomato in sommelerie all’interno dell’associazione FISAR ed è direttore artistico del festival di narrazioni di realtà CreteCon.