Tour virtuali al museo: una risorsa per i meno giovani?

Secondo la società SEMrush, nelle ultime settimane la ricerca “museo virtuale” ha registrato un aumento del 1.275%, mentre “museo online” del 327%. In queste cifre, oltre agli addetti ai lavori, troviamo anche adulti curiosi? E i nativi digitali daranno una possibilità al mondo virtuale in dialogo con quello dell’arte? Un’indagine sul rapporto tra due generazioni a contatto con il mezzo virtuale.

Smithsonian
Smithsonian

Ci sono diverse ragioni per cui la categoria dei boomer (s’intende così la generazione dei nati tra gli Anni Cinquanta e Sessanta) potrebbe essere il target di riferimento. Molti adulti di oggi vivono ancora nella convinzione che non sia così semplice prendere un aereo e andare al Louvre a vedere la Nike di Samotracia, o farsi 14 ore di volo per fare una visita al MoMA; come invece può esserlo per un giovane. Basti pensare che secondo i dati del 2018, riportati da Europa Today che a sua volta cita una ricerca di VoxEurop, il 52% della popolazione italiana non è mai uscito dalla Penisola. E proprio perché questi musei sono troppo lontani da casa e soprattutto in questi mesi, data l’emergenza, non è possibile raggiungerli, allora cosa c’è di più affascinante e non dispendioso che ammirare opere d’arte direttamente dal proprio divano?
Ma non vale per tutti, specialmente se si sta parlando di generazioni che familiarizzano con più difficoltà con il mondo della tecnologia. Molti rifiutano queste modalità innovative proprio per la difficoltà che hanno nel relazionarsi con questi nuovi mezzi.

GIOVANI, MONDO VIRTUALE E CONSAPEVOLEZZA

La proposta di una visita virtuale al museo sicuramente incuriosisce anche i ragazzi e potrebbe essere un’occasione per avvicinare le più giovani generazioni all’arte, come forma di intrattenimento e non solo come materia scolastica.
Secondo il rapporto dell’associazione di categoria AESVI, il 96% di ragazzi, tra i 6 e i 17 anni, e il 71% dei giovani adulti, con un’età media di 28 anni, sono assidui giocatori di videogame. Si sta parlando quindi di un ampio gruppo con grandi consapevolezze rispetto a ciò che può dare il mondo virtuale.
La forma della Street View è una caratteristica di Google Earth e Maps che è stata utilizzata anche dalla piattaforma Google Arts & Culture per permettere la visita virtuale all’interno degli spazi museali. Questa modalità fornisce viste panoramiche a 360° in orizzontale e a 160° in verticale. Ma se per semplice gioco, durante un tour virtuale al museo, volessimo zoomare e guardare meglio l’estintore dietro la scultura di Jean Arp, il movimento verrebbe negato. Questi dettagli, apparentemente insignificanti, renderebbero l’esperienza in qualche modo più concreta e molto più verosimile, perché la realtà è anche questo.
Per quanto possa risultare innovativo per i non assidui frequentatori delle piattaforme online, chi ha già dimestichezza con questi mezzi ha standard e aspettative sempre più alti riguardo alla realtà simulata, che vengono soddisfatti da videogiochi come Occupy White Walls o Half Life Alyx. La modalità virtuale di visita al museo dovrebbe essere in grado di restituire le “banalità” che nel mondo concreto diamo per scontate: sentirsi nello spazio e muoversi, padroni delle proprie azioni.

ATTIVITÀ ONLINE: SUPERATA LA DOSE CONSENTITA

Il mondo online è tutto e subito. Il mondo del museo è tempo e riflessione intima. E allora com’è possibile far conciliare questi due mondi?
Molti giovani non hanno mai utilizzato questa forma di visita virtuale e in fondo non possiamo biasimarli. Pensiamoci, ormai quasi tutto si svolge online, in questi mesi anche la didattica. Non è forse comprensibile che i giovani vogliano escludere una fetta di realtà, come può essere la visita al museo, dal mondo virtuale? Una parte di loro non sta forse rifiutando a priori questo approccio, per proteggere l’idea che hanno di esperienza museale? Si tratta di una categoria ormai del tutto dipendente dai dispositivi elettronici. È comprensibile il loro riconoscere lo spazio museale come un luogo simbolico che permette di uscire dagli schermi, in favore di un’esperienza non filtrata ma diretta e più profonda.  Riflessione, tempo e dialogo: solo la relazione diretta con l’opera d’arte, in un determinato ambiente, ci porta a stabilire un contatto e ad avviare processi distanti dall’immediatezza del mondo online.

Marlene L. Müller

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI