La nuova mostra di Refik Anadol a New York

Artechouse, realtà specializzata in installazioni artistiche multimediali, ha appena aperto il suo terzo spazio negli Stati Uniti. Dopo Washington e Miami, arriva nella Grande Mela, nei sotterranei del Chelsea Market, con una spettacolare mostra di Refik Anadol. Protagonisti sono l’architettura e l’intelligenza artificiale

Machine Hallucination, Courtesy: Refik Anadol / Artechouse
Machine Hallucination, Courtesy: Refik Anadol / Artechouse

Ogni città ha dei luoghi di riferimento per l’arte, il teatro, la musica e il cinema. Il nostro obiettivo è di diventare, in queste città, la sede dove si va per trovare dell’arte innovativa, del 21esimo secolo, creata all’intersezione tra arte, scienza e tecnologia. Un luogo dove le persone possano trovare ispirazione, imparare e sentirsi potenziate”, spiega Sandro Kereselidze, co-fondatore e direttore di Artechouse. L’associazione, fondata nel 2015, ha aperto per la prima volta uno spazio permanente a Washington DC nel 2017, bissando l’anno successivo a Miami Beach, in Florida. Lo scorso 6 settembre è atterrata per la prima volta a New York City, in una location molto suggestiva: i sotterranei del Chelsea Market, uno spazio di quasi 2mila metri quadrati. La mostra inaugurale è stata affidata all’artista turco Refik Anadol (1985), noto a livello internazionale per aver realizzato imponenti installazioni multimediali basate su algoritmi di intelligenza artificiale. Era suo ad esempio il progetto WDCH Dreams, una spettacolare serie di proiezioni che ha animato la facciata della Walt Disney Concert Hall di Los Angeles lo scorso autunno con immagini e suoni tratti dal vasto archivio digitale della Filarmonica.

ALLUCINAZIONI ARCHITETTONICHE DEL FUTURO

Per questa nuova mostra, la prima personale di Anadol a New York, l’artista ha scelto come tema la storia architettonica della città. Machine Hallucination, questo il titolo dell’installazione, è un esperimento sinestetico pensato per offrire allo spettatore un’esperienza totalmente immersiva. Il punto di partenza è un data set di oltre 3 milioni di immagini che racconta tutti gli stili e i movimenti architettonici che hanno preso vita nei secoli nella Grande Mela, fondendoli tra loro e lasciando che il software di AI stabilisca paralleli e connessioni impreviste, “un universo fatto di allucinazioni architettoniche in 512 dimensioni”, con l’obiettivo di mostrare come la conoscenza possa essere acquisita anche attraverso la dimensione dello spazio. Mi sento onorato per essere stato scelto come primo artista per inaugurare lo spazio di Artechouse a New York”, ha commentato Anadol, “e sono molto orgoglioso di essere stato il primo a ripensare gli spazi di questo edificio storico, che ha più di cento anni. Sfruttando l’intelligenza delle macchine per raccontare la relazione ibrida tra l’architettura e la nostra percezione dello spazio e del tempo, Machine Hallucination offre al pubblico uno sguardo sul futuro dell’architettura stessa”.

– Valentina Tanni

www.artechouse.com

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.