Eliminare Google. L’editoriale di Lorenzo Taiuti

Da Google a Facebook, i “grandi” del web chiedono sempre più fiducia all’utente sul fronte della privacy e della raccolta di informazioni. Ma se provassimo a dire no?

Halil Altındere, MOBESE (Gold Camera), 2011. Photo murat german 2011, courtesy the artist and PILOT Gallery, Istanbul
Halil Altındere, MOBESE (Gold Camera), 2011. Photo murat german 2011, courtesy the artist and PILOT Gallery, Istanbul

Ho ucciso lo sceriffo”, diceva il cantante reggae Bob Marley in una famosa canzone. Ho ucciso lo sceriffo anch’io eliminando Google dal mio browser, dato che, nell’insistenza della sua richiesta di “fiducia” (per la legge sulla privacy), arrivava ormai a oscurare il browser. È interessante rileggere i termini esatti di questa fiducia (che io non ho voluto dare) nella dichiarazione di Google a proposito dell’estensione delle funzioni richieste. Si tratta in sostanza di un permesso incondizionato a scorrazzare per il computer, registrando tutto quanto è possibile, per trasformarlo in databank di informazioni per aziende varie – quando non di governi, come è avvenuto in Cina con Facebook.
L’invasività delle funzioni intermediarie della Rete è diventata insopportabile e la pretesa sicurezza della Rete stessa è una bolla che è visibilmente scoppiata. Nei giornali come nelle newsletter attiviste si fa sempre più forte la denuncia del ruolo di controllo svolto da strutture di servizio in tutto simili ai falsi “amici” come Facebook. Attraverso queste Reti sono in azione i nuovi hacker, non più romanticamente e anarchicamente intenti a decostruire le comunicazioni del potere, ma concretamente intenti a ogni forma possibile di furto e imbroglio informatico.

Attenti a usare carte di credito e altro, grida di recente un giornalista di Repubblica, parlando dagli Usa, perché tutto è visto, controllato e diffuso e quindi ne è facilissimo il furto. A questo grido di allarme si aggiungono gli artisti digitali, che fra i primi hanno iniziato a interrogarsi sulla validità delle nuove forme comunicative e a formulare analisi, critiche e accuse. In una delle mostre più interessanti di questa stagione, La Strada al Museo Maxxi di Roma, uno degli artisti consegna al pubblico un foglio di istruzioni su come to unsubscribe da Facebook.
Il punto centrale è la fine della credibilità dello “scambio in natura” fra servizi e utente, servizi che ci sono sembrati gratis e “immateriali” prima che Facebook e Google e altre industrie digitali diventassero mostri globali. Lo scambio simbiotico nella Rete, che sembrava quasi un’alternativa all’economia tradizionale, cambia di senso. Come ritrovare fiducia nel medium senza una mutazione dei vecchi scambi? Quali sistemi di controllo assicurano che il controllo stesso non sfugga alla logica democratica? Io ho ucciso (o piuttosto ho provato a uccidere) lo sceriffo digitale. Provate a farlo anche voi.

Lorenzo Taiuti

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #48

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Lorenzo Taiuti
Lorenzo Taiuti ha insegnato corsi su Mass media e Arte e Media presso Academie e Università (Accademia di Belle Arti di Torino e Milano, e Facoltà di Architettura Roma). E’ esperto delle problematiche estetiche dei nuovi media. È autore di video, installazioni e website, collabora con musicisti sperimentali in produzioni audiovisive. Ha collaborato sui temi di arte e media con vari periodici, tra cui "Giornale dell’Arte", "Virus", "Alias"", "Terzocchio", "Linea d'Ombra", "Repubblica", “Juliet”, “Exibart”, “Artribune”, “Arte e Critica”, “Digimag”, “Noema”, “D’Ars”. Ha pubblicato i seguenti testi sulle tematiche dell’arte e i nuovi media: Arte e media. Avanguardia e comunicazione di massa (Costa & Nolan 1996), Corpi Sognanti. L’Arte nell’epoca delle tecnologie digitali (Feltrinelli 2001), Multimedia. L’Incrocio dei linguaggi comunicativi (Meltemi 2005), I linguaggi digitali (per la serie XXI secolo - Enciclopedia Treccani 2010).

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