App e musei

Tre recensioni di app “tradizionali”, cioè per telefonino o tablet. Perché non si tratta ancora di un territorio desertificato: esistono ancora numerose sperimentazioni che si stanno orientando o sul filone dello storytelling o su quello della realtà aumentata nelle gallerie. Per migliorare l’esperienza di visita e poter fruire dei contenuti anche da casa.

1. MUSE – TRENTO

La app del MUSE di Trento

Le app per musei solitamente seguono una di queste strategie: raccontano le collezioni o puntano sulla meraviglia. Il Muse di Trento ha scelto di praticare questa seconda strada per la app che ne celebra il quinto compleanno, sfruttando quanto di meglio possono chiedere i bambini e gli appassionati: i dinosauri! Si usano i dispositivi come navigatori GPS per interni e ci si fa accompagnare lungo i percorsi tematici, con oggetti virtuali che fluttuano e comunicano le informazioni di approfondimento. Il tutto grazie a una tecnologia esclusiva di Google, il VPS – Visual Positioning Service, che permette al device di riconoscere l’ambiente circostante e la propria posizione senza necessità di infrastrutture costose e meno accurate come il wi-fi o i beacon. Ad aggiungere accuratezza filologica, i modelli di dinosauri che si animano intorno agli scheletri sono stati modellati da 3D artist, i quali hanno seguito le indicazioni degli studi più recenti e accurati al riguardo. Purtroppo non si trova ancora negli store, ma attendiamo fiduciosi di usarla sui device dedicati all’interno del Muse.

www.muse.it
costo: free
piattaforme: iOS, Android

2. MUSEO NAZIONALE DELLA CERTOSA – CALCI

La app del Museo Nazionale della Certosa di Calci

Il Museo Nazionale della Certosa di Calci ha presentato un’app che migliora la visita, ma permette anche di approfondire la conoscenza dei beni artistici musicali della Regione Toscana. Con la fotocamera del proprio device, MusAR permette di conoscere la Certosa interagendo con quattro beni del museo, grazie all’accesso a una realtà aumentata disseminata lungo l’itinerario di visita: l’affresco di una delle volte della chiesa, nella quale fra ardite architetture illusionistiche sono inseriti concerti celesti da esplorare; l’affresco “fantasma” della parete della sala capitolare realizzato da Pietro Giarrè, raffigurante musici e cantori ma poi cancellato perché ritenuto non adatto alla solennità del luogo; il libro corale con eleganti capolettera miniati del secolo XV; infine il confettino: la mano guidoniana, una delle tavole che illustrano il libro Il cantore ecclesiastico, edito a Padova nel 1713 e conservato nella Biblioteca della Certosa. I contenuti di MusAR-CalciAPP possono essere consultati anche in modalità off-line e lontani dalla Certosa, per approfondire a casa la visita o prepararsi.

https://musarapp.com/
costo: free
piattaforme: iOS, Android

3. BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRALE – ROMA

La app di Spazi900 Biblioteca Nazionale Centrale di Roma

La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma ha deciso di puntare sulla tecnologia per migliorare la visita e si è affidata – diversamente dal Muse di Trento – a una tecnologia più collaudata, i beacon, cioè trasmettitori bluetooth a bassa frequenza che inviano i contenuti ai device quando si trovano in prossimità. L’app Spazi900 propone quindi un percorso che attraversa il Novecento, mettendo i visitatori della biblioteca a contatto diretto con i poeti e gli scrittori che hanno fatto la storia della letteratura italiana. Grazie all’app è possibile scoprire tutti gli autori presenti nelle sale, leggere le storie e visionare su smartphone e tablet le fotografie, i video, le carte autografe e gli oggetti che li riguardano. Un modo per indagare particolarità e individualità degli scrittori, le storie che hanno vissuto e soprattutto il loro modo di scrivere, il cosiddetto “laboratorio di scrittura”. I contenuti sono anche disponibili lontano dalla Biblioteca Nazionale, per permettere di approfondire la visita a casa.

http://heritage-srl.it/spazi900/
costo: free
piattaforme: iOS, Android

Simona Caraceni

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #45

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Simona Caraceni
Simona Caraceni, giornalista pubblicista, si occupa di nuove tecnologie e multimedialità dal 1994, fondando con Pier Luigi Capucci NetMagazine poi MagNet, la prima pubblicazione elettronica in Italia. Ha insegnato all'Università di Bolzano, Macerata, Firenze, lo IED e la NABA di Milano, il DAMS ed il Dipartimento di Informatica dell'Università di Bologna, ed in numerosi corsi di aggiornamento professionale. Come attività di ricerca fa parte del Planetarium Collegium, il network internazionale di studiosi, artisti e docenti che approfondiscono il rapporto fra arte e tecnologie. E' M. Phil. in Technology e Ph.D. Researcher in Aesthetics and Technology per il Planetary Collegium (University of Plymouth). Membro ICOM, fa parte dell'Executive Board di AVICOM ed è Coordinatore della Commissione Audio-Visivi e Nuove Tecnologie di ICOM Italia. Nell'ambito della ricerca applicata si occupa di "musei virtuali", augmented reality, didattica tramite le nuove tecnologie e interaction design.