Si rinnova l’appuntamento con il festival inserito nella programmazione del Romaeuropa Festival. Ospite del Palazzo delle Esposizioni, la kermesse dedicata all’arte digitale e alle nuove tecnologie accende i riflettori su personalità che agiscono al confine di svariati ambiti creativi.

Ha raggiunto l’ottava edizione il Festival Digitalife, espandendosi fino a occupare oggi il pianoterra del Palazzo delle Esposizioni, centralissima sede di grandi mostre di lunga tenuta, come appunto questa che durerà fino a gennaio.
La mostra presenta alcuni nomi storici come i Dumb Type, gruppo teatrale-multimediale con una storia di memorabili ibridazioni fra teatro e performance, culture postmodern e post/tecnologie, di cui presentano un riassunto in forma di gigantesca proiezione, uno scanning dell’esperienza che allinea e poi elimina. Il risultato è un promovideo/creativo, una sintesi delle ricerche visive/esperienziali fatte e fissate prima che si perdano “come lacrime nella pioggia” (Blade Runner).
Il lavoro di Ivana Franke ripropone l’inesauribile tema della luce con la variante di un filtro di materiali di impianto artigianale, segno che ormai il digitale ritorna alle origini delle luci e delle ombre di tanti lavori d’avanguardia e costruttivisti. Il lavoro di Robert Henke, Phosphor, è un’installazione concepita utilizzando luce ultravioletta per realizzare su uno strato di fosforo paesaggi casuali, movimenti continui che porteranno a un cambiamento integrale dell’installazione alla fine della mostra. Un’opera interessante, molto bio e fascinosa.

Dumb Type, still da Memorandum Or Voyage, 2014. Photo Shizune Shiigi
Dumb Type, still da Memorandum Or Voyage, 2014. Photo Shizune Shiigi

DALLE SCIENZE AL 3D

Incontri fra arte e scienza come fra arte e teatro sono previsti durante la mostra, e per la scienza Massimo Bergamasco del Centro di Robotica di Pisa affiancherà il grande Stelarc, eroe posthuman del corpo come design biologico. Schermo circolare e 3D è lo spazio di 360, una fascia di colori/suoni del progetto Granular Sinthesis (Kurt Hentschlager, Ulf Langheinrich), che lavorano da tempo su suono e musica digitalmente unificati (sono stati al Padiglione Austria della Biennale di Venezia). Allontanatisi dalle sfide sonore e visive portate al parossismo, alla tolleranza zero sensoriale di una volta, che costringeva il pubblico a una gara di resistenza, oggi presentano invece un suono luminoso (l’arte digitale ci ha già insegnato che un suono può essere luminoso) malinconico e continuo come un segnale di comunicazione senza speranza da altri pianeti, mentre siamo dentro uno spazio sferico in cui sentiamo quasi fisicamente il variare del suono e della luce.
Nello stesso spazio 3D Jean Michel Bruyère presenta La dispersion du Fils, video proiettato con un sistema di auto-generazione in cui le tematiche dell’Africa versus Europa si trasformano nel girone dell’inferno dantesco dove gli amanti colpevoli sono costretti a turbinare per sempre. La dimensione grande e magnificante della proiezione e i nuovi standard di video valorizzano il linguaggio sia come spazio di ritorno delle sperimentazioni visive bidimensionali sia come spazio immersivo/percettivo per HD e non per 3D.

Ivana Franke, Instant of visibility, 2009. Courtesy Lauba, Zagabria. Photo Kristina Lenard © Ivana Franke Studio
Ivana Franke, Instant of visibility, 2009. Courtesy Lauba, Zagabria. Photo Kristina Lenard © Ivana Franke Studio

LE VIDEO-RASSEGNE

Una serie di video-rassegne presentano materiali diversi per contenuti e linguaggi. Sono benvenute perché in Italia risultano poche, oggi, le rassegne periodiche di videoarte, ora che il linguaggio è stato assorbito dal sistema dell’arte. Mentre momenti di verifica e analisi sono importanti anche rispetto all’“autorialità” del video d’arte.
Una è dedicata ai bambini dalla Fondazione Nomas, scelta difficile in cui spicca il grande e storico lavoro Il senso delle cose di Fischli & Weiss, ideale per imparare la decostruzione del tempo e della casualità della realtà dai 5 ai 90 anni. Importante l’aggiunta della Biennal de l’Image en Mouvement di Ginevra, grazie ai contributi della Fondazione Giuliani e della casa produttrice In Between. Curati da Andrea Bellini, i materiali sono dedicati per ora all’aspetto documentario: Yuri Ancarani, in The Challenge, ci presenta con il suo consueto distacco-lontananza il mondo arabo dei privilegiati con le loro antiche tradizioni di caccia al falco. La videoinstallazione degli AES+F, Allegoria Sacra, ripropone l’atmosfera siderale di un mondo globale futuro/presente in attesa in un aeroporto nel deserto che sembra disegnato da Zaha Hadid (o è sul mare? C’è ancora differenza?, sembrano dire) dove tutte le religioni e le razze convivono in “Stato Depressivo” e Post-traumatico, cattolici e musulmani, africani e scandinavi. E volano le teste mozzate dalla Jihad (e dagli altri) e la violenza si mischia alla sensualità con una sensibilità “perversa” da orgia warholiana. Il non-spazio di Marc Augé è diventato Nazione e Mondo.

Lorenzo Taiuti

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Lorenzo Taiuti
Lorenzo Taiuti ha insegnato corsi su Mass media e Arte e Media presso Academie e Università (Accademia di Belle Arti di Torino e Milano, e Facoltà di Architettura Roma). E’ esperto delle problematiche estetiche dei nuovi media. È autore di video, installazioni e website, collabora con musicisti sperimentali in produzioni audiovisive. Ha collaborato sui temi di arte e media con vari periodici, tra cui "Giornale dell’Arte", "Virus", "Alias"", "Terzocchio", "Linea d'Ombra", "Repubblica", “Juliet”, “Exibart”, “Artribune”, “Arte e Critica”, “Digimag”, “Noema”, “D’Ars”. Ha pubblicato i seguenti testi sulle tematiche dell’arte e i nuovi media: Arte e media. Avanguardia e comunicazione di massa (Costa & Nolan 1996), Corpi Sognanti. L’Arte nell’epoca delle tecnologie digitali (Feltrinelli 2001), Multimedia. L’Incrocio dei linguaggi comunicativi (Meltemi 2005), I linguaggi digitali (per la serie XXI secolo - Enciclopedia Treccani 2010).