Google si allea con Rhizome per salvare l’arte digitale. Parte un nuovo programma di conservazione

Al via una partnership importante che aspira a cambiare le sorti dell’arte digitale. L’associazione americana Rhizome, che da sempre si occupa dell’argomento, annuncia un accordo con Google Arts&Culture. L’obiettivo? Preservare la new media art del passato, del presente e del futuro.



Rhizome
Rhizome

La conservazione dell’arte contemporanea è da sempre una faccenda spinosa. Le tecniche di restauro e tutela che si applicano agli artefatti del passato spesso non si adattano alle opere più recenti, che contemplano l’utilizzo di materiali delicati ed effimeri oltre che di tecniche non consolidate. Per non parlare delle arti immateriali per natura, come ad esempio la performance, per la quale si può immaginare soltanto una strategia di tipo documentativo.
In questo quadro, l’arte che utilizza il software occupa una posizione estremamente particolare, perché unisce in sé molte delle problematiche sopracitate e le complica ulteriormente. Il codice infatti, vera e propria materia prima dell’arte digitale, è un linguaggio che tende a modificarsi nel tempo, di pari passo con l’hardware che lo supporta. Conservare e rendere fruibili opere prodotte anche soltanto dieci anni fa è un’operazione molto complessa, che si basa su un pacchetto di strategie possibili: il recupero di software e hardware originali, la riscrittura del codice per renderlo compatibile con le nuove macchine, l’emulazione dell’opera tramite tecnologie differenti. Come si può capire già da questa breve introduzione, si tratta di un ambito complesso e ancora non sistematizzato; una situazione che sta generando due conseguenze piuttosto importanti. Da un lato molti musei sono restii ad acquisire opere d’arte software-based perché impauriti dalla sfida conservativa; dall’altro la comunità artistica perde ogni giorno la possibilità di fruire le opere digitali prodotte negli scorsi decenni, progetti spesso di importanza epocale di cui restano, quando va bene, solo i racconti di chi ha avuto il privilegio di vederle.

LA CREAZIONE DI NUOVI STRUMENTI OPEN SOURCE

Per cercare di mettere a punto strategie più sistematiche, e per aumentare la sua potenza di fuoco anche in termini di infrastruttura, l’associazione newyorkese Rhizome, che da oltre vent’anni si occupa di divulgare e preservare la new media art, e la net art in particolare, ha stretto un accordo con Google Arts & Culture. La partnership, che si pone come obiettivo “la creazione di strumenti open source, gratuiti e semplici da usare che facilitino la conservazione digitale e garantiscano un accesso stabile al patrimonio degli artefatti elettronici”, si presenta al mondo con la pubblicazione di alcuni contenuti molto interessanti. Nello specifico: tre mostre online dedicate al tema della conservazione dell’arte digitale, realizzate con la piattaforma dedicata di Google Arts&Culture; un post firmato da Vint Cerf, uno dei “padri” di Internet (ha scritto, insieme a Bob Khan, il protocollo TCP/IP), attualmente arruolato da Google come Internet Chief Evangelist; una conversazione tra lo stesso Cerf e Dragan Espenschied, responsabile del reparto conservazione di Rhizome, e infine un video di presentazione in cui compaiono tutti i protagonisti dell’iniziativa, compreso Michael Connor, direttore artistico dell’associazione.

 

– Valentina Tanni

 

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Valentina Tanni è storica dell’arte, curatrice e docente; la sua ricerca è incentrata sul rapporto tra arte e tecnologia, con particolare attenzione alle culture del web. Insegna Digital Art al Politecnico di Milano e Culture Digitali alla Naba – Nuova Accademia di Belle Arti di Roma. Ha pubblicato “Random. Navigando contro mano, alla scoperta dell’arte in rete” (Link editions, 2011) e “Memestetica. Il settembre eterno dell’arte” (Nero, 2020). Collabora con la redazione di Artribune dalla sua fondazione.