Nuove strategie culturali. Il Museo Archeologico di Napoli lancia un videogioco

Sempre più spesso i musei ricorrono alle nuove tecnologie per promuovere le proprie collezioni e attrarre nuovi pubblici. Il Museo Archeologico di Napoli ci prova con un videogioco, un’appassionante avventura storica che sarà disponibile gratuitamente da marzo

Father and Son
Father and Son

Un viaggio appassionante tra passato e presente, sotto forma di avventura ludica. È Father and Son, il primo videogioco al mondo prodotto da un Museo Archeologico, un progetto appena annunciato dal MANN di Napoli e nato grazie a un’idea del prof. Ludovico Solima dell’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli. Solima, incaricato di individuare nuove strategie di coinvolgimento del pubblico, sia italiano che internazionale, ha trovato da subito il pieno appoggio del direttore del museo, Paolo Giulierini, che ha commentato l’iniziativa con soddisfazione: “si tratta di un colpo d’ala notevole, che ci permette di raggiungere a pieno uno degli obiettivi fondanti del Piano Strategico: la connessione con il pubblico, sia quello che visita il museo sia quello virtuale. Se si pensa che in tutto il mondo si potrà interagire con i contenuti storici del nostro Istituto e della città di Napoli attraverso questo peculiare strumento, che ormai va annoverato tra le nuove forme d’arte, non si può che essere soddisfatti della nostra disseminazione culturale”.

DALLO STORYTELLING ALLO STORYDOING

Father and Son, che sarà disponibile gratuitamente e senza contenuti pubblicitari su Apple Store e Google Play a partire da marzo 2017, è un un gioco narrativo 2D a scorrimento laterale che vede il giocatore calarsi nei panni di un figlio che riceve una lettera da un padre archeologo che non ha mai conosciuto. Durante l’avventura, progettata dal game producer Fabio Viola e disegnata completamente a mano dall’artista inglese Sean Wenham, il protagonista attraversa tante epoche storiche, passando dall’Egitto, all’Antica Roma, all’Età Borbonica fino ai giorni nostri. A fare da scenario c’è sempre lei, la città di Napoli, che diventa un affascinate terreno di scoperta, insieme naturalmente alla collezione del Museo Archeologico Nazionale, che avrà un ruolo cruciale nella storia del gioco. “In Father and Son due mondi apparentemente lontani dialogano per raggiungere, toccare e sensibilizzare il pubblico mondiale sul complesso tema del rapporto tra presente e passato”, commenta Fabio Viola, “le storie prendono vita attraverso una pionieristica esperienza di storydoing, un nuovo modo di fare storytelling ponendo al centro il coinvolgimento del fruitore”.

Valentina Tanni

www.fatherandsongame.com

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.

4 COMMENTS

  1. Idea molto interessante un approccio ludico, se ben gestito, può creare nuovi appassionati. Confermando sempre di più che i video giochi sono un nuovo luogo di cultura popolare

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