Un concerto visto attraverso gli occhi di un’intelligenza artificiale. La performance di Trevor Paglen a San Francisco

Un leggendario quartetto musicale, un artista e un software di intelligenza artificiale. Un trio insolito per un evento che si preannuncia spettacolare. Il prossimo 14 gennaio, in un molo abbandonato di San Francisco, si svolgerà la nuova performance di Trevor Paglen.

Trevor Paglen, Sight Machine
Trevor Paglen, Sight Machine

La stragrande maggioranza delle immagini oggi viene prodotta dalle macchine per altre macchine, e gli umani raramente prendono parte al processo”. Lo scrive Travor Paglen (Maryland, 1974) in un recente saggio pubblicato sul magazine The New Inquiry significativamente intitolato Invisible Images (Your Pictures Are Looking at You). L’artista americano, da sempre interessato alla questione della visibilità e alla natura metamorfica delle immagini, sta infatti portando avanti da qualche anno un’interessante ricerca sul rapporto tra fotografia e informatica, producendo sia testi teorici che progetti artistici. L’ultimo in ordine di tempo è la performance Sight Machine, in programma a San Francisco per il prossimo 14 gennaio. In quell’occasione l’artista collaborerà con il leggendario Kronos Quartet per una serata-evento in una location suggestiva: lo storico Pier 70, un molo in disuso affacciato sulla baia nel quartiere di Dogpatch.
I musicisti suoneranno un repertorio di musiche molto vario, che va da Bach alla musica folk africana, passando per il minimalismo contemporaneo di Terry Riley e Steve Reich. Nel frattempo, una ripresa video del concerto verrà processata in tempo reale da uno speciale algoritmo studiato per i sistemi di sorveglianza e i risultati di questa “visione robotica” verranno proiettati su un grande schermo sospeso alle spalle dei performer. L’evento, che è stato commissionato dal Cantor Arts Center dell’università di Stanford, sarà visibile solo su invito e quest’ultimo può essere richiesto a partire dal prossimo 6 gennaio tramite il sito web.

Valentina Tanni

http://www.museum.stanford.edu/participate/PaglenPerformance.html

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Valentina Tanni (Roma, 1976) è critica d’arte, curatrice e docente. Si interessa principalmente di new media art e di editoria multimediale. Ha curato numerose mostre, tra cui: la sezione di Net Art di “Media Connection” (Roma e Milano, 2001), le collettive “Netizens” (Roma, 2002) e “L’oading. Videogiochi Geneticamente Modificati” (Siracusa, 2003), “Maps and Legends. When Photography Met the Web” (Roma, 2010), “Datascapes” (Roma, 2011) e “Hit the Crowd. Photography in the Age of Crowdsourcing” (Roma, 2012), “Nothing to see here” (Milano, 2013), “Eternal September. The Rise of Amateur Culture” (Lubiana, 2014), “Stop and Go. L'arte delle gif animate” (Roma, 2016, Lubiana 2017). Ha collaborato con i festival di arti digitali Interferenze e Peam ed è stata curatore ospite di FotoGrafia. Festival Internazionale di Roma per la sezione “Fotografia e Nuovi Media” (edizioni 2010-2012). Ha scritto per testate nazionali e internazionali e lavorato come docente per istituzioni pubbliche e private. Attualmente insegna Digital Art al Politecnico di Milano. Dal 2011 collabora con Artribune.

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