Tra virtuale e reale. Nel cuore di Digitalife

Digitalife, la sezione di Romaeuropa Festival ospite fino al 27 novembre degli spazi capitolini del Macro, contiene una serie di spettacoli che, pur non essendo realizzati in digitale, propongono strategie legate a minimalismi espressivi posti ai margini delle forme tradizionali e sinergie con le forme digitali.

AdrienM-ClaireB, Cinématique - Janvier 2010 - Hexagone © Raoul Lemercier
AdrienM-ClaireB, Cinématique - Janvier 2010 - Hexagone © Raoul Lemercier

LO SPAZIO
Pierre Rigal in Mobile gioca con le contraddizioni spaziali. Appeso con fili al soffitto (come una marionetta o un astronauta) sembra riflettere sul mondo e il suo ordine: alto e basso, destra e sinistra. Medita e si arrampica sul vuoto mentre frammenti di una città sospesi nell’aria esitano sul tornare a terra o restare nell’aria. L’ordine è rovesciato e non si ricompone. Una danza senza danza, un teatro senza teatro, margini linguistici che si traducono in molti punti interrogativi.

VIRTUALITÀ
Entusiasma il gruppo Forced Entertainment con una maratona di Shakespeare (tutte e 36 le opere!!) dove però il teatro è eliminato, al pari degli attori. Rimane solo un “narratore”, che, seduto a un tavolo di cucina, racconta in modo piano e quotidiano i drammi teatrali, muovendo un campionario assortito (quanto assurdo) di piccoli oggetti casalinghi, saliere, bottiglie di salsa Worcester, oliere e macinini che rappresentano gli interpreti. Oggetti comuni che sottraggono il testo alla “leggenda” dell’autore e, in parte, al testo stesso, che appare a schegge nel flusso narrativo, mentre chi racconta ha il tono del narratore di fiabe e insieme di uno speaker di news giornalistiche. Il lavoro fa spettacolo quasi unicamente con l’Aura stessa di Shakespeare. È un gioco di prestigio in cui il teatro si virtualizza, rinuncia ai suoi elementi di spettacolarità (i corpi degli attori) eppure affascina per i significati e i valori depositati nel tempo. Quando, alla fine della Tempesta, i due Amanti (una saliera e un flacone di detersivo) dichiarano il loro amore, il pubblico applaude profondamente commosso.

AdrienM-ClaireB, Cinématique - Janvier 2010 - Hexagone © Raoul Lemercier
AdrienM-ClaireB, Cinématique – Janvier 2010 – Hexagone © Raoul Lemercier

DIGITALE/SCENOGRAFIA
Circo e informatica in Cinématique di Adrien M.& Claire B. Azione mista a giocoleria e una fitta sceneggiatura d’interventi di videoproiezione e immagini interattive. Una giovane coppia (giocoliere lui, danzatrice lei) si muovono al margine di un’area liquida in continua trasformazione, un’onda cangiante di immagini digitali su cui la coppia gioca, danza e interagisce con i cambiamenti spaziali mimati nell’acqua, nell’apparizione di spettacolari costellazioni virtuali, alternando momenti digitali fortemente visivi a piccoli dialoghi tra reale e virtuale. Una bella esperienza di strategie interattive e di narrativa fantastica, dove i software d’immagine diffondono la loro suggestiva possibilità nel tempo, nello spazio e nella parola mai detta ma a volte scritta.

OMBRE DEL REALE
Stereoptik di Dark Circus è completamente realizzato con i mezzi più artigianali del teatro di figura, dell’animazione in tempo reale fino a interventi di Teatro d’Ombre e di azioni reali. La storia è basata sul nonsense di un circo dove tutto finisce male, il leone mangia il domatore e così via. Ma, più delle gag, sono efficaci i sottili mutamenti di linguaggio, l’immagine immateriale creata con grafite, cotone, tutto ciò che è transitorio e soggetto al movimento. Il formarsi dell’immagine è spettacolo dello spettacolo. Circo, teatro d’immagine e linguaggi interattivi s’incrociano in queste esperienze in modi che riflettono la confusione “neo-postmodern” creata dall’incognita dei linguaggi contemporanei. Mentre la tradizione del teatro/antiteatro modernista lavorava sull’oggetto che sostituiva l’attore, la sovversione degli elementi spaziali, comunicativi e scenici che avviene attraverso l’uso del digitale è più radicale. Il primo piano fatto sugli elementi che sostituiscono il dialogo, attraversano il senso non meccanico ma espressivo e linguistico dei lavori di spettacolo digitale. La fruizione delle azioni teatrali diventa così diversamente “interattiva”. Si riapre la problematica delle relazioni fra new media e le diverse forme sperimentali. Il “Meraviglioso Tecnologico” di ieri diventa oggi forma. In questa eliminazione della materia dell’opera si riflette l’immaterialità dell’arte moderna così come dei linguaggi digitali, e del dialogo che si sta stabilendo fra due aree ieri apparentemente opposte.

Lorenzo Taiuti

Roma // fino al 27 novembre 2016
Digitalife 2016
MACRO – LA PELANDA
Piazza Orazio Giustiniani 4
06 0608
[email protected]
www.museomacro.org

MORE INFO:
http://www.artribune.com/dettaglio/evento/56574/digitalife-2016/

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Lorenzo Taiuti
Lorenzo Taiuti ha insegnato corsi su Mass media e Arte e Media presso Academie e Università (Accademia di Belle Arti di Torino e Milano, e Facoltà di Architettura Roma). E’ esperto delle problematiche estetiche dei nuovi media. È autore di video, installazioni e website, collabora con musicisti sperimentali in produzioni audiovisive. Ha collaborato sui temi di arte e media con vari periodici, tra cui "Giornale dell’Arte", "Virus", "Alias"", "Terzocchio", "Linea d'Ombra", "Repubblica", “Juliet”, “Exibart”, “Artribune”, “Arte e Critica”, “Digimag”, “Noema”, “D’Ars”. Ha pubblicato i seguenti testi sulle tematiche dell’arte e i nuovi media: Arte e media. Avanguardia e comunicazione di massa (Costa & Nolan 1996), Corpi Sognanti. L’Arte nell’epoca delle tecnologie digitali (Feltrinelli 2001), Multimedia. L’Incrocio dei linguaggi comunicativi (Meltemi 2005), I linguaggi digitali (per la serie XXI secolo - Enciclopedia Treccani 2010).