Alla ricerca del libro perduto. Crowdfunding per l’Accademia di Baghdad

70mila libri andati in fumo: questo è il maggior danno provocato all’Accademia di Belle Arti di Baghdad nel 2003. A distanza di 13 anni, una iniziativa di Wafaa Bilal prova a ripararlo. Coinvolgendo visitatori e Amazon canadese.

Wafaa Bilal, 168.01, 2016
Wafaa Bilal, 168.01, 2016

Nel 2003 l’Accademia di Belle Arti dell’Università di Baghdad fu teatro di scontri e razzie: i saccheggiatori appiccarono incendi nelle aule abbandonate, distruggendo tra l’altro i 70mila testi contenuti nella biblioteca della facoltà. Gli edifici sono stati ricostruiti nel corso degli ultimi anni ma, laddove gli studenti potevano una volta disporre di una raccolta di libri senza pari in tutto il Paese, ora possono trovare appena pochi titoli.
L’artista Wafaa Bilal, memore delle tante ore passate in quelle sale quando era ancora uno studente, sta usando varie piattaforme online per riportare sugli scaffali alcuni dei testi andati distrutti ormai tredici anni fa. Intitolato 168:01, il progetto è stato presentato a gennaio all’Art Gallery of Windsor (Ontario, Canada) e successivamente (fino al 28 agosto) alla Esker Foundation di Calgary, ed è costituito da uno scaffale che contiene (così è nei primi giorni della mostra) 1.000 libri bianchi.

Wafaa Bilal
Wafaa Bilal

L’artista, coordinandosi con lo staff della stessa Accademia, ha stilato e pubblicato su Amazon una lista di altrettanti titoli mancanti che incuriosisce per la varietà: si va da Hans-Ulrich Obrist a cataloghi sui maestri del passato e del contemporaneo, da (tanti) manuali sulla lavorazione della ceramica a trattati sull’arte antica locale, arrivando fino a saggi teorici e storici.
Il pubblico ha avuto la possibilità di contribuire all’operazione in due modi: donando fondi alla campagna di crowdfunding che, a fronte dell’obiettivo dichiarato di raccogliere 9.000 dollari, è riuscita a superare le previsioni e a riceverne, sull’onda dell’entusiasmo, oltre 55.000 in poche settimane, o acquistando i testi da sé e inviandoli alla mostra, dove sono stati sostituiti ai tomi bianchi.
Ad aprile, quando la prima esposizione ha avuto termine, i libri raccolti sono stati inviati a Baghdad, dove hanno trovato ad attenderli gli scaffali della biblioteca universitaria e centinaia di studenti pronti a leggerli e studiarli.

Filippo Lorenzin

www.wafaabilal.com

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #30

Abbonati ad Artribune Magazine
Acquista la tua 
inserzione sul prossimo Artribune

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Filippo Lorenzin
Filippo Lorenzin è un critico d’arte contemporanea e curatore indipendente. Si interessa principalmente del rapporto tra arte, tecnologia e società, seguendo un percorso in cui confluiscono discipline come l’antropologia, la psicologia e la storia. Ha studiato all’Accademia di Belle Arti di Venezia e allo Iuav, sviluppando un interesse nelle ricerche artistiche che si confrontano con le problematiche derivanti dalle modalità di interazione tra individui, contesti culturali e strumenti. Ha realizzato numerosi studi riguardanti il rapporto tra arte contemporanea, Internet e pubblico online, affrontando casi come il crowdfunding e le mostre d’arte virtuali. Affascinato dal confronto diretto, predilige la forma dell’intervista in quanto occasione per discutere e imparare.