Museo de las Mujeres. Dal Costa Rica al web

Il Museo de las Mujeres l’ha fondato nel 2007 Claudia Mandel. La sua sede, virtuale, è in Costa Rica. Ma le mostre si vedono sul web. E sono sorprese continue. Ve ne raccontiamo qualcuna.

Ana Gesto, Intervalos Variables, 2011
Ana Gesto, Intervalos Variables, 2011

È un museo virtuale, che organizza mostre sul web e azioni varie itineranti (corsi, seminari, conferenze); ma il particolare interessante è che opera dal Costa Rica, organizzato e curato da un’associazione di studiose e docenti latinoamericane per documentare e promuovere le tematiche femminili e femministe nella storia, nell’arte, nella cultura. Ne è direttrice Claudia Mandel, combattiva storica dell’arte di natali bonaerensi che ha ideato il progetto nel 2007, inizialmente come supporto culturale per la denuncia e la lotta contro la violenza alle donne e in seguito sempre più come strumento di diffusione della produzione artistica al femminile, in special modo quella ispanoamericana. È una buona occasione, dunque, per informarsi sull’operare estetico di una parte del pianeta lontana dai soliti centri dell’emisfero boreale, non meno che di quella metà dell’umanità (del “cielo”) che di solito sa usare e frequentare il sentimento e la corporeità molto meglio di quell’altra… E si sa che la Weltanschauung femminile, che è sempre la più schiettamente e perfettamente erotica, sa rivolgersi bene a fondo al pubblico delle donne tanto quanto continua ad attirare irresistibilmente quello degli uomini.

Marcia Salas, Lateral, Frontal, Posterior, Tres cuartos, 2002
Marcia Salas, Lateral, Frontal, Posterior, Tres cuartos, 2002

L’ultima esposizione ospitata dal sito raccoglie un’antologia di ironici autoritratti – perciò autoironici – di Marcia Salas, artista di San José che ama presentarsi simpaticamente, con legittimo orgoglio curvy, così: “Amante della buona cucina, è ciccionetta fin dai suoi primi passi. Esorcizza cellulite e sovrappeso tramite una nutrita serie di autoritratti dal tratto mordace ed eccessivo”. Lavorando per monotipi (di grandi dimensioni, ça va sans dire), l’artista doppia e raddoppia i propri abbondanti attributi fisici, di nuda e materna sensualità, per interpretare con spregiudicatezza generosa diverse chicas grandes, confermandone l’intima ed esterna essenza di bellas damas. È inutile: la donna ben nutrita, rispetto a quella malnutrita, è più corporea da tutti i lati e in tutti i sensi; e affermarlo non è così banale come può sembrare.
Ma altri incontri interessanti ci aspettano sul sito museodelasmujeres.co.cr, se si vanno a spulciare le precedenti mostre virtuali. Ad esempio, l’amorosa serie Poemas cotidianos della fotografa di San José Sussy Vargas, un vibrante epinicio lesbico dai momenti ora appassionati e ora commoventi. O la raccolta collettiva di Artistas feministas de España, che allinea una serie di riflessioni (nel senso proprio del rispecchiamento e quindi dell’analisi) sul corpo femminile – profonde come solo alle donne riesce, e come quasi mai ai maschi – svolte soprattutto attraverso l’infografia, la fotografia e il video.

Diana Coca, La ciudad de las muñecas rotas II, 2010
Diana Coca, La ciudad de las muñecas rotas II, 2010

C’è la mallorquina Diana Coca, scatenata “bambola rotta” che pure non rinuncia mai ai suoi tacchi a spillo rosso sangue. C’è l’andalusa María Cañas, che in morbosi fotomontaggi s’inserisce senza pudore all’interno di noti quadri del passato, a mettere in scena virtù macilente. Ci sono le inquietanti sirene di Marina Núñez, da Palencia in Tierra de Campos, che affiorano dalle oscure profondità dell’inconscio per lanciare richiami forieri di sicure perdizioni umide.
E, ancora, da León Miriam Vega a smembrare di nuovo il proprio corpo per trovargli nuove identità scevre da interpretazioni limitative; da Santiago de Compostela la via crucis della performer Ana Gesto, che trascina per strade selciate un rumoroso carico di pentole smaltate; e infine l’asturiana Myriam Negre, che taglia le donne in due per denunciare che non possono essere intere. Sono tutte umiliazioni smascherate tramite il loro esatto contrario: con onore, per conforto, con esaltazione, per glorificazione.

Ferruccio Giromini

http://museodelasmujeres.co.cr

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #27

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Ferruccio Giromini
Ferruccio Giromini (Genova 1954) è giornalista dal 1978. Critico e storico dell'immagine, ha esercitato attività di fotografo, illustratore, sceneggiatore, regista televisivo. Ha esposto sue opere in varie mostre e nel 1980 per la Biennale di Venezia. Consulente editoriale, ha diretto collane di libri, cd-rom, video, periodici per numerosi editori. Dal 1979 tiene docenze per istituzioni pubbliche e private, tra cui dal 1984 per il Politecnico G. Byron di Genova, dal 1988 per l'Istituto Europeo di Design di Milano e dal 2020 per l'Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. Finora ha curato e presentato oltre cinquecento esposizioni e manifestazioni su illustrazione, fumetto, fotografia, cinema d’animazione, arti visive contemporanee, in Italia e nel mondo, e ha fatto parte di oltre centocinquanta giurie, in molti casi in qualità di Presidente. A partire dal 1982 è stato consulente artistico di varie manifestazioni: il Premio Andersen-Baia delle Favole di Sestri Levante, il Festival Internazionale Comics "Babel" di Atene, il Festival Nuvole parlanti-Fumetto in palcoscenico di Genova, il Mondo Mare Festival in Liguria. Per alcuni anni ha condiviso la direzione della mostra internazionale di cinema d'animazione Cartoombria di Perugia. Dal 2007 è direttore artistico del Premio "Sergio Fedriani" di Genova; ha ideato e diretto in Liguria il Festival Fantastiche Terre di Portofino e a Camogli il Premio Skiaffino e la manifestazione Il Porto delle Storie. I suoi ultimi libri: “Res Pubica-De Occulta Lanugine” (Prisma Studio), “Très” (a2mani), “L’amo, la lettura” (Il Canneto).