A Maison Margiela non basta più sfilare. Oggi la casa di moda del gruppo italiano OTB, di Renzo Rosso, apre i propri archivi, li smonta, li espone e li trasforma in esperienza. È quello che è successo a Shanghai, dove la maison ha inaugurato Artisanal: Our Creative Laboratory, una mostra a cielo aperto che segna un passaggio chiave nel modo in cui la moda racconta sé stessa. Come? Presentando gli abiti in container usurati.

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L’evento, progettato da OMA/AMO, non è stato semplicemente un’estensione della passerella autunno inverno 2026, ma il cuore di un progetto più ampio, MaisonMargiela/folders, pensato per rendere accessibile al pubblico ciò che solitamente resta nascosto. Ovvero il processo creativo. In scena, oltre quaranta creazioni della linea Artisanal (dal 1989 a oggi), molte delle quali mai esposte insieme prima, costruiscono una narrazione che va oltre l’abito finito, entrando nel laboratorio stesso dell’idea. L’impressione, attraversando lo spazio espositivo, è quella di trovarsi dentro un archivio vivo. È una scelta coerente con la direzione intrapresa dal direttore creativo Glenn Martens, che sta progressivamente spostando l’attenzione dalla figura dello stilista all’atto creativo in sé.

Come nasce un capo Couture? A risponde è Maison Margiela
Fino al 13 aprile, con l’ultima tappa della mostra a Chengdu con l’esposizione Tabi: Collectors Exhibition, Margiela invita il pubblico a osservare come nasce un capo Couture, quali passaggi lo trasformano da intuizione a costruzione, e soprattutto come l’errore, la manipolazione e la decostruzione siano elementi centrali del processo. In questo senso, l’estetica della maison, fatta di tagli visibili, materiali recuperati, identità celate, trova una nuova leggibilità. Non è un caso che Shanghai sia stata scelta come punto di partenza.
La mostra di Maison Margiela in Cina
La mostra si inserisce infatti in un progetto itinerante che attraversa diverse città cinesi, ognuna dedicata a un codice fondamentale della maison: dall’“Artisanal” alla cultura dell’anonimato, fino alla comunità costruita attorno alle iconiche Tabi. Ma è proprio a Shanghai che tutto prende forma per la prima volta, con un gesto che rompe una delle ultime barriere della moda, tra interno ed esterno. Portare fuori il laboratorio significa rendere visibile ciò che normalmente resta invisibile.
Giulio Solfrizzi
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