Corpi e abiti surreali. Arte e moda tra Biennale di Venezia e Met Gala di New York

Dalla figura della donna che domina la 59. Biennale Arte dal titolo “Il latte dei sogni” all’eccesso delle celebrities che hanno animato il Met Gala di New York: una riflessione tra storia, corpo, arte e moda, di ieri e di oggi

blake lively met gala getty images
blake lively met gala getty images

C’è un legame tra l’arte e la moda che in questi giorni si è espresso al massimo del suo potenziale tra Venezia e New York. Alla Biennale femmina di Cecilia Alemani dove, oltre alle occasioni vinte da tanti brand di partecipare sponsorizzando o organizzando anacronistiche cene, compare una narrazione colta e raffinata intorno al corpo e all’abito che lo rappresenta. Concetto che porta la Moda naturalmente nei riferimenti al surrealismo, da Leonor Fini (compresi i suoi abiti) a Leonora Carrington che suggerisce il titolo di questa edizione Il latte dei sogni, a Josephine Baker vestita di banane, o all’abito capanna di paglia di Simone Leigh, la prima artista afro-americana protagonista anche del Padiglione statunitense, che vince il Leone d’oro.

IL TEMA DEL MET GALA 2022

Al MET Gala l’altra versione del surreale connota la maggior parte degli abiti dei personaggi, ospiti dell’evento più glamour dell’anno di raccolta fondi per il Metropolitan Museum of Art’s Costume Institute. Qui tutto è più esplicito, meno concettuale, photo-call e red-carpet fanno da sfondo ai protagonisti di un mondo dove l’intrattenimento celebra il tema del contenuto: tema di quest’anno la Gilded Age, epoca famosa ora anche grazie alla serie HBO che racconta l’età dell’oro americana dal 1870 all’inizio del 1900. È il contenuto della mostra aperta in questa occasione in America: an anthology of fashion narrata dalla visione di otto registi Janicza Bravo, Sofia Coppola, Julie Dash, Tom Ford, Regina King, Martin Scorsese, Autumn de Wilde e Chloé Zhao. Guidati dall’idea curatoriale di Andrew Bolton, Jessica Regan e Amelia Peck, presentano installazioni cinematografiche all’interno di altrettante stanze, con abiti realizzati da sarti americani nel periodo storico rappresentato. Un percorso che si completa con l’altra mostra, sempre al MET, inaugurata precedentemente con pezzi storici etnici e di designer come Ralph Lauren, Donna Karan e Calvin Klein dal titolo In America: a lexicon of Fashion.

LA MODA AL MET GALA 2022

Celebrazione dello splendore di un periodo di ostentazione di ricchezza che ha scatenato le celebrities invitate in uno spettacolo dove ha ancora prevalso il grottesco sullo stile, in totale coerenza con quello che abbiamo visto nei costumi della serie televisiva citata, perfetti nel raccontare un’epoca di cattivo gusto.  Nonostante l’invito specificasse il white-tye indicazione di forma superiore al black-tye, tranne in alcuni casi come l’elegante rigore di Tom Ford, il suggerimento non ha trovato seguito. Citazioni allo sfarzo del periodo hanno prodotto riuscite interpretazioni del tema come Blake Lively in Atelier Versace, Billie Eilish in Gucci, o ovviamente Gucci con l’ironia che va sempre oltre di Alessandro Michele, nella doppia immagine di coppia con Jared Letho. Molti vintage tra cui emerge un caso drammatico che segna un punto di non ritorno su cui ripensare il valore, non solo simbolico, di un abito iconico: l’abito di Marilyn Monroe indossato da Kim Kardashian. Un caso che suscita scandalizzata indignazione, alimentata dalle immagini sui social che continuano a mostrare chi, pur avendo perso 7 chili per poterlo indossare, si sforza di entrarci dentro. Immagini che documentano la “violenza” di far salire sul corpo sbagliato quell’abito in un video che sarebbe stato perfetto per la Biennale: una performance che ricorda la scarpetta di cristallo che non entra sul piede troppo grande delle sorellastre di Cenerentola.

kim kardashian met gala Photo John Shearer thanks Getty Images (1)
kim kardashian met gala Photo John Shearer thanks Getty Images

L’ABITO DI MARILYN MONROE INDOSSATO DA KIM KARDASHIAN AL MET GALA

Non esageriamo descrivendo l’ansia per quello chiffon impalpabile che nasceva con uno scopo ben preciso, sicuramente non quello di trasformare la Kardashian in Marilyn. Coperta infine da una pelliccetta bianca: sintetica sintesi di quel Carnevale americano che non riesce nemmeno a proteggere la propria storia. La storia di un abito che, come forse solo il tailleur di Jakie Kennedy sporco di sangue dopo l’attentato di Dallas, rappresenta l’altra faccia della vita di uno dei presidenti più importanti al mondo. Ha ragione la Kardashian intervistata quando dice che “di abiti trasparenti ce ne sono molti ma quello è proprio nudo”: lo scelse apposta Marilyn quando la invitarono a cantare “Happy Bday mr. President” al Madison Square Garden. Era il 19 maggio del 1962: tre mesi prima della sua morte trova il modo di rendere evidente a tutto il mondo la sua relazione con il presidente JFK, indossando un abito a sirena ricoperto di cristalli, talmente attillato che si dice le sia stato cucito addosso dal giovane Bob Mackie per Jean Louis. Al Cerimoniale aveva mandato l’immagine di un altro rassicurante abito poi, complice la bianca vaporosa pelliccia, salì sul palco e scoprì quello che diventerà leggendario, venduto all’asta per 1.26 milioni di dollari nel 1999, poi acquistato dal Ripley’s Hollywood Boulevard Museum che ancora lo conserva, ma non proprio come dovrebbe. Purtroppo in una serata è stato smentito un lavoro di anni, fatto da curatori, archivisti, Musei, gallerie, di operazioni che hanno faticosamente collocato la Moda in una giusta posizione artistica. Un caso che riporta all’attenzione la perdita di cultura, la superficialità camuffata da leggerezza o gioco, la constatazione che da quel Gilded Age quando le ricche signore americane guardavano Vogue per sapere come stavano a tavola gli europei e compravano i gioielli dell’aristocrazia importati da Tiffany. Quel nuovo mondo non ha ancora capito il valore della storia.

– Clara Tosi Pamphili

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Clara Tosi Pamphili
Clara Tosi Pamphili si laurea in Architettura a Roma nel 1987 con Giorgio Muratore con una tesi in Storia delle Arti Industriali. Storica della moda e del costume, ha curato mostre italiane e internazionali, cataloghi e pubblicazioni. Ideatrice e curatrice di A.I.artisanal intelligence, evento che si svolge due volte l'anno per promuovere nuovi designer di moda in collaborazione con gallerie di arte contemporanea. Svolge attività di ricerca delle arti applicate nella moda collaborando con le più importanti sartorie teatrali e di moda italiane e internazionali. Ha diretto didatticamente l'Accademia di Costume e di Moda dal 2005 al 2007. Ha insegnato Storia del Design di Moda e Tecniche di Ricerca all'Accademia di Costume e di Moda e alla Facoltà di Architettura di Roma Ludovico Quaroni fino al 2011. Attualmente è consigliere di amministrazione di Altaroma, dove si occupa di progetti di ricerca e sviluppo delle nuove tendenze con particolare attenzione al legame fra moda e arte. Collabora con il Maxxi e altre istituzioni per la creazione di eventi culturali sulla moda. Risiede e lavora a Roma.