Ad aprire il ciclo delle presentazioni moda di questo 2021 sarà tra pochi giorni la Fashion Week uomo di Milano, ridimensionata da 7 a 5 giorni (15-19 gennaio) e parecchio minore quanto ad adesioni: 40 in tutto, di cui solo 4 in presenza, e con 10 debutti.

Da quando il virus ha scardinato da monte a valle l’intera filiera produttiva, ma soprattutto da quando il nuovo consumatore a cui guardare appartiene alla prima generazione di nativi digitali, i Ceo più avvertiti e i designer più talentuosi hanno operato una rotazione a 180° delle loro strategie. Da predittiva e impositiva, con il suo contorno di eventi “esclusivi”, la moda ora si è messa in ascolto – e lo fa soprattutto attraverso i social, che sono il campo di azioni prediletto della GenZ. Questa industria della moda sembra aver preso coscienza di non essere più l’unica voce che dirige le tendenze della nuova stagione. Milioni di utenti si affidano oggi a TikTok per verificare quali sono gli stili emergenti e quali tendenze precedentemente popolari stiano tornando.

COS’È IL COTTAGECORE

Le scoperte non si sono fatte attendere. Una fra tutte è l’emergere di un nuovo sentimento presto battezzato Cottagecore, a ben vedere assolutamente coerente con quanto abbiamo vissuto di recente. Se indossare la stessa felpa tutto il giorno con Birkenstocks e calzino è stato per molti l’apice della moda da quarantena, il Cottagecore prende invece spunto dal trend delle ragazze della prateria, rinforzato forse, ma certo non solo, dal remake di Piccole donne di Greta Gerwig.

Dalla sua parte anche il feeling eco-chic e parsimonioso che è tipico di questa nuova confraternita di giovani, per lo più adolescenti e poco più che ventenni, che si riuniscono online per scambiare ricette di cottura del pane e partecipare a una forma di nostalgia che loda i vantaggi di vivere una vita lenta in cui non accade nulla.
Paragonabile a un Animal Crossing nella vita reale? Forse perché proprio quel videogioco propone creature antropomorfe come cuccioli di orso, cervi e cerbiatti.

Nell’universo di Cottagecore, non ci sono cellulari che suonano continuamente con aggiornamenti, non ci sono WhatsApp o mail di lavoro, non ci sono serate passate a rispondere alle richieste onerose di un capo tirannico. In effetti, non c’è lavoro oltre quello domestico e le attività quotidiane vengono completate con un vago senso di appagamento. Un evidente contraccolpo alla cultura del caos di cui tutti siamo vittime: il Cottagecore tenta di alleviare il burnout opponendogli un languido godimento dei compiti banali della vita.
Eppure è solo attraverso la tecnologia – che la maggior parte dei suoi aderenti preferirebbe evitare – che si accede a questo universo.

IL RUOLO DEI SOCIAL NETWORK

Vale la pena di approfondire. Intanto Il suffisso -core, derivato dalla musica punk hard-core degli Anni Ottanta, viene ora utilizzato per delineare un tipo di genere. Sebbene il termine esistita in qualche iterazione già dal 2017, è stato un video di TikTok pubblicato nel dicembre 2019 da un utente di nome SoraBlu che presentava una serie di brevi momenti della sua esistenza rurale vissuti su cinque acri nella penisola di Long Beach, nello Stato di Washington, ad attrarre attenzione. La tendenza da quel momento è esplosa e ha generato oltre 4,6 miliardi (!) di visualizzazioni su TikTok.
Ora Cottagecore ha proprie community anche su Instagram e Tumblr con account completamente dedicati all’estetica e utenti che sfoggiano scatti dei loro giardini. Il suo hashtag rivela un diluvio di increspature, volant, stratificazioni, punto smock e ricami. E poi post con cappelli di paglia, zoccoli che sembrano Hasbeens svedesi e, naturalmente, molti mazzi di fiori freschi. I colori sono conseguenti: pastelli in tonalità guscio d’uovo, limonata, pervinca, pistacchio e lavanda.
Sapere di poter lavorare a maglia, tessere, cuocere, ricamare, occuparsi di un piccolo orto o far crescere i semi sul davanzale è stato un aiuto per molti in questo periodo. Chi non ha sognato di abbandonare le città a favore della campagna durante questa pandemia? Un obiettivo del genere non è però alla portata di tutti, tantomeno della GenZ, e il Cottagecore si è fatto largo come sostitutivo della fuga vera e propria.

Depop. Vintage Kilim Vest
Depop. Vintage Kilim Vest

KNITTING E CARDIGAN

Le tendenze che emergono su piattaforme come TikTok si manifestano negli acquisti su siti di e-commerce come Depop, dove il 90% degli utenti appartiene alla GenZ. Di pari passo con l’ascesa del trend su TikTok, la ricerca del termine Cottagecore su Depop è aumentata del 900% tra marzo e agosto, quando ha raggiunto il suo picco.
Con il pubblico della Gen Z desideroso di realizzare vestiti a casa, il lavoro all’uncinetto è emerso come un’altra curiosa tendenza. Tra marzo e luglio, questa ricerca è aumentata di quasi il 500%. Un coloratissimo cardigan patchwork da 1.250 sterline di JW Anderson (che, oltre alla sua etichetta, disegna anche Loewe) ha catturato l’immaginazione dei fruitori di TikTok, noto per ospitare sfide ispirate a hashtag come #PoseChallenge e #ChaChaWorkout, molto gradite dal suo pubblico (41% di età compresa tra 16 e 24 anni).
Gli utenti di TikTok hanno iniziato a ricreare l’indumento in maglia color arcobaleno di Anderson che era stato indossato dal cantante Harry Styles (con i One Direction, 50 milioni di copie vendute) durante una prova per la sua performance in programma televisivo della NBC lo scorso febbraio.
L’hashtag #HarryStylesCardigan da allora ha accumulato oltre 330mila visualizzazioni. Anderson lo ha così definito: “Mi piaceva l’idea di qualcosa che sembrava piuttosto autentico e quasi fatto in casa, come avrebbe potuto fare tua nonna. Allo stesso tempo, sembra un po’ destrutturato e punk. Qualcosa di abbastanza umile“.
Anche le ricerche online che includono termini chiave come “patchwork”, “uncinetto” e “maglia” sono aumentate complessivamente del 78% tra febbraio e marzo 2020. E difatti la risposta non si è fatta attendere

The Endery
The Endery

TUTTI PAZZI PER LA MAGLIERIA

The Endery è un’ottima opzione per chi si rifà alla logica indie DIY (do it yourself) da quarantena. L’etichetta USA offre kit per lavorare a maglia che comprendono ferri e filo per la creazione di nuovi pezzi. Wool and the Gang è un’altra etichetta, questa volta inglese, che fornisce tanto kit per maglieria a mano che prodotti già pronti. Ma l’intento è quello di tagliare l’intero processo di produzione, che è uno dei maggiori a contribuire all’impatto ambientale nel settore della moda.
È giusto chiedersi che ne sarà del Cottagecore terminata la pandemia. Quando tutto questo sarà finito, questa estetica in cui la quarantena è divenuta romantica anziché terrificante sarà ancora qualcosa di cui parlare? All’interno di queste tendenze che vivono di online, l’enfasi è posto su micro-comunità piuttosto che su produzioni di massa. Ma se la singola tendenza può essere fugace, è il feeling per questo tipo di artigianato umile cresciuto tra i consumatori che è destinato a rimanere.

– Aldo Premoli

www.theendery.com
www.woolandthegang.com

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Noto e Cernobbio. E poi New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post”. Direttore della piattaforma super local “SudStyle.it”; senior curator di San Sebastiano Contemporary a Palazzolo Acreide; a Catania ha fondato l’onlus Mediterraneo Sicilia Europa, che si occupa di integrazione scolastica di minori in difficoltà. Dal 2020 visiting professor presso l’Accademia di Belle Arti di Brera.