Quanto incidono le scelte di stile sulle preferenze accordate a una fazione politica anziché a un’altra? Molto, a quanto pare. L’analisi di Aldo Premoli nella cornice delle presidenziali americane.

La Republican National Convention di fine agosto a Washington si è conclusa dopo quattro giorni di discorsi: del presidente Trump, della first lady Melania, di tutti i figli adulti di Trump, della portavoce di Trump Kellyanne Conway. Tutti hanno lodato le sue politiche che mettono Dio e il Paese prima delle libertà civili e della giustizia sociale. Alla fine c’è stato pure uno spettacolo di fuochi d’artificio che ha tracciato sopra il cielo della Casa Bianca le cinque lettere “TRUMP” tra gli applausi di una folla di sostenitori rigorosamente senza mascherina.

MODA REPUBBLICANA

Tra le dominatrix che attorniavano il presidente due hanno svettato. Melania e Kimberly Guilfoyle, la fidanzata portoricana del figlio maggiore, con un vestito rosso sangue: Guilfoyle si è prodotta in una imitazione di Eva Perón, terminando il suo speech al grido di “Signore e signori, leader e combattenti per la libertà e il sogno americano, il meglio deve ancora venire!”.
Il suo abito intenso è stato particolarmente indicativo dell’approccio fashion alla RNC. Perché se i maschi repubblicani si sono attenuti al consueto abito con cravatta lucida, le donne si sono calate dentro a silhouette sorprendentemente rigide: vita stretta e generosi décolleté. Anche se in questo caso la celebre linea elaborata da Monsieur Christian Dior nella seconda metà degli Anni Quaranta c’entra come i cavoli a merenda. Nel caso di Melania, l’apparizione di una giacca verde stretta in vita da doppia cintura e accompagnata da una gonna rigida di ispirazione militare non poteva non ricordare quella di un dittatore pronto alla battaglia. A dire il vero Ivanka Trump – forse per rispetto all’autorevolezza della madre – ha un poco rotto lo schema, scegliendo pantaloni neri piuttosto sciolti in basso e più strutturati in alto, accompagnati da un top con corsetto che lasciava le spalle scoperte. Il rispetto dei ruoli, del resto, è una componente chiave della dottrina MAGA – Make America Great Again.

Kimberly Guilfoyle
Kimberly Guilfoyle

MODA DEMOCRATICA

Lo stile alla Convention Democratica era decisamente più rilassato. I maschi democratici vicini alla tradizione sartoriale: abiti azzurro o blu navy accompagnato da cravatta mai sgargiante. Michelle Obama indossava un top di Nanushka in seta marrone, orecchini a cerchio della designer Chari Cuthbert accompagnati da una sottile collana d’oro decorata con le quattro lettere di “VOTE”. Nanushka e Cuthbert sono entrambi estremamente popolari sui social media USA. ByChari ha più di 140mila follower su Instagram e conta tra i suoi fan modelle come Paloma Elsesser e influencer come Rocky Barnes. Ancora: la senatrice Kamala Harris è apparsa a suo agio con l’abito di Altuzarra color melanzana, top di seta e pure delle sneaker Converse. Per finire Jill Biden ha parlato con disinvoltura ed equilibrio da un’aula scolastica indossando un abito verde disegnato da Brandon Maxwell.

Michelle Obama
Michelle Obama

MODA FEMMINILE E POTERE OLTREOCEANO

Nel complesso le ladies che hanno parlato alle convention sono sembrate in un campo e nell’altro donne forti, decise a proiettare un’immagine-moda altrettanto forte. L’abbigliamento è senza dubbio una scelta individuale, ma in questo caso è stata ovviamente anche politica: su quei podi, di fronte a quelle telecamere, si è tradotta in una rappresentazione visiva di una nazione nettamente divisa. Divisa tra Repubblicani e Democratici, ma forse – assai più tragicamente – tra chi si propone di rivestire il ruolo di rappresentante e chi dei rappresentati non importa un fico secco.

Aldo Premoli

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #56

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive a Noto e Cernobbio. E poi New York e Washington, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di “Huffington Post”. Direttore della piattaforma super local “SudStyle.it”; senior curator di San Sebastiano Contemporary a Palazzolo Acreide; a Catania ha fondato l’onlus Mediterraneo Sicilia Europa, che si occupa di integrazione scolastica di minori in difficoltà. Dal 2020 visiting professor presso l’Accademia di Belle Arti di Brera.