Mascherine, moda e mercato: il triste gadget del lockdown

Accessorio raccomandato dall’OMS per arginare la diffusione della pandemia, la mascherina è diventata oggetto d’uso quotidiano. Come ha reagito il mercato (anche quello della moda)?

Si indossano in Giappone da oltre un secolo, ma sono comuni anche in Cina e Corea del Sud. Sono considerate un segno di rispetto verso il prossimo in caso di qualsiasi ‒ anche lieve ‒alterazione influenzale: nelle grandi città sono considerate anche un’importante barriera protettiva contro l’inquinamento atmosferico. Il loro uso risale alla pandemia di influenza Spagnola del 1918 e al terremoto del 1923, che riempì l’atmosfera di fumo. Un cittadino giapponese ne utilizzava una media di 43 all’anno.
Ora, però, da nemmeno sei mesi devono indossarle tutti: indipendentemente da quanto si è ricchi, dalla razza o dall’età. Salire su un aereo e vedere un bambino di tre anni con indosso il bavaglio tenuto docilmente intorno a naso e bocca per una, cinque o dieci ore è l’incubo che si vive ora a occhi aperti.
Al di là della loro funzione, i produttori di tessile-abbigliamento stanno ora provando a colonizzare l’immaginario collettivo per ridurre così almeno una parte dei danni provocati al commercio dal maledetto virus. Lo scorso marzo, Facebook ha scelto di vietare la pubblicità di maschere per impedire alle aziende di lucrare sulla crisi sanitaria in atto. Divieto revocato a giugno, poco dopo che l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha modificato le prime indicazioni, raccomandando coperture per il viso in tutti i luoghi pubblici. Il punto di vista scientifico sulla loro efficacia era stato inizialmente cauto, ma fino a quando non sarà messo a disposizione un vaccino questi dispositivi continueranno a essere promossi dalle autorità sanitarie di tutto il mondo.

Off White Arrows Face Mask

Off White Arrows Face Mask

LE MASCHERINE E LA MODA

Ora c’è chi si affanna a farci credere che questo triste indumento possa cominciare a far parte di una nuova interessante categoria di prodotti. Di certo c’è che Billie Eilish, vincitrice di cinque Grammy Award, lo scorso gennaio durante la cerimonia di premiazione indossava una mascherina di Gucci, inconsapevole Cassandra di quello che sarebbe successo di lì a poco. Inconsapevole era pure Virgil Abloh, che nel 2019 lancia la maschera per il viso Arrow nella sua linea Off-White. Oggi proprio questa è segnalata come il prodotto di abbigliamento maschile più ricercato online durante il primo trimestre del 2020: di recente ha raggiunto quotazioni di 250 dollari su eBay. Quella di Marine Serre presentata durante la fashion week dello scorso settembre nella stessa fantasia del vestito ha raggiunto i 290 euro.

DAL GIAPPONE ALL’ITALIA NEL SEGNO DELLA MASCHERINA

Poi la pandemia si è scatenata ovunque e in Giappone davanti agli store di Uniqlo si sono formate code notturne per acquistare le maschere Airism a tre strati vendute in confezioni da tre per 990 yen (circa 9 dollari). Le Airism impiegano cotoni trattati per essere altamente traspiranti ad asciugatura rapida. Sono lavabili in lavatrice con un normale detersivo, al contrario delle maschere chirurgiche monouso che già si palesano come un altro gigantesco problema ambientale per lo smaltimento. Negli USA la piattaforma Etsy, specializzata in prodotti artigianali, ha visto triplicare il valore delle sue azioni in pochi mesi, grazie agli enormi volumi di mascherine dal design insolito presentate. Anche Etsy ne aveva inizialmente vietato la vendita, fino a quando all’inizio del mese di aprile il Centro per il Controllo e la Prevenzione delle Malattie ne ha raccomandato l’utilizzo.
In Italia un produttore come Faliero Sarti, un tempo celebre per le sue sciarpe di cachemire, ha visto sin dall’inizio della pandemia crescere gli ordini vertiginosamente grazie alle sue Monni Face Mask (23-26 euro). Più di recente ha introdotto una versione bandana più costosa dell’originale, che ha contribuito a smaltire il volume in eccesso delle scorte di sciarpe.

Faliero Sarti, Monni Face Mask

Faliero Sarti, Monni Face Mask

PANDEMIA, MERCATO E FUTURO

Questo è il mercato. Resta il fatto che i più piccoli non tollerano di guardare il viso dei genitori deturpato da un pezzo di stoffa: di qualsiasi colore o fantasia si voglia, sgranano gli occhi e i più audaci si avventano sul maledetto triangolo di stoffa per azzerarne l’effetto visivo. Abbaiano persino i cani quando, dopo un viaggio aereo, tornano dai loro padroni a bordo pista. Questa la realtà (assai triste). I deliri dei vari pubblicitari che si affannano a indicare come chiave del successo l’innovazione rapida e continua del loro nuovo cavallo di battaglia appaiono a dir poco stonati.

Aldo Premoli

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Aldo Premoli

Aldo Premoli

Milanese di nascita, dopo un lungo periodo trascorso in Sicilia ora risiede a Cernobbio. Lunghi periodi li trascorre a New York, dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio e…

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