La produzione tessile delle Marche in difficoltà. Gara di solidarietà sui social per sostenerla

#UNITIMADISTANTI è questo l’hashtag della campagna promossa dal brand TWO WOMEN TWO MEN -2W2M- sul proprio profilo Instagram. Volti dello spettacolo, della cultura, insieme a clienti, fornitori e operatori di settore si sono stretti in una vera e propria catena a suon di post, per sostenere e proteggere il distretto tessile produttivo delle Marche.

#UNITIMADISTANTI TWO WOMEN TWO MEN
#UNITIMADISTANTI TWO WOMEN TWO MEN

Strappati, scoloriti, sdruciti. A vita alta o a vita bassa. Blu, neri e bianchi. I jeans si sono trasformati negli anni vestendo intere generazioni, ammorbidendosi al corpo e incarnando simboli di libertà e trasgressione. Il tessuto, durevole e resistente, ha visto le sue origini nell’impiego di tele per navi e come protezione per le merci durante i trasporti tra il XV/XVI secolo. Successivamente, dagli ambiti di lavoro, sono diventati un autorevole capo di haute couture, grazie anche a personaggi noti come James Dine e star del panorama musicale. Creatività e stile li hanno resi un must have e, ad oggi, risultano essere uno degli indumenti più usati e venduti. A tal proposito, possiamo dire che la filiera del denim vede nella regione soleggiata delle Marche il punto nevralgico della sua produzione.

LA CAMPAGNA SOCIAL DI TWO WOMEN TWO MEN

La moda, come sappiamo, è uno dei settori d’eccellenza in Italia, con la presenza di più di 5 mila imprese sul territorio marchigiano e un fatturato annuo di 5 miliardi di euro (come confermato dai dati forniti da Federmoda Cna riportati dall’ANSA) che purtroppo, oggi, si trova in un momento di forte sofferenza. Allora, cosa fare in questo periodo di stasi? Come supportare il made in Italy della moda? Alessandro Marchesi, CEO della Compagnia del Denim, ha lanciato una campagna social con l’hashtag #UNITIMADISTANTI con il brand di punta TWO WOMEN TWO MEN per sostenere il distretto tessile specializzato nella produzione di jeans. Tantissimi i protagonisti tra volti di clienti, fornitori, operatori del settore, di grandi protagonisti dello spettacolo come Cristina Capotondi, giornalisti come Gianluigi Nuzzi, e anche lo stesso Sindaco di Milano Giuseppe Sala. E il mondo della cultura? Ebbene a sostenere la nobile causa troviamo anche molte personalità del panorama artistico, come il curatore Marcello Smarrelli, il gallerista Giorgio Galotti, la gallerista Paola Clerico, la direttrice di Artissima Ilaria Bonacossa, gli artisti Ettore Favini, Gianni Politi e molti altri ancora. 

DALLA MODA ALLE MASCHERINE

Alessandro Marchesi, classe ’59, ha sempre avuto una predilezione per la moda, con una particolare attenzione rivolta al denim, tanto che all’età di 23 anni decide di riprendere l’antica osteria dei nonni e di adibirla a piccola boutique per intenditori. L’amore e la dedizione per il settore lo ha portato a collaborare con diverse aziende italiane e, ancora oggi, trasmette la stessa passione all’interno dei laboratori della Compagnia del Denim di cui è CEO. “Diciamo che alcuni nostri collaboratori cinesi ci avevano avvertito della potenziale emergenza sanitaria che si sarebbe venuta a creare in Italia. Sono stati i primi ad avere cautela e a darci dei consigli importanti, come indossare le mascherine, mantenere le distanze, nonché lasciare gli indumenti da lavoro fuori dagli stabilimenti per evitare il profilarsi del contagio. Quando abbiamo dovuto chiudere gli stabilimenti senza poter più passare il lavoro ai nostri fornitori esterni, ho temuto che molti dei nostri laboratori cinesi avrebbero deciso di chiudere per sempre e tornare in Cina. In tal caso oggi sarebbe stato per noi molto difficile ripartire con la nostra attività produttiva. Ci siamo da subito attivati per tenere attivi questi laboratori, coinvolgendoli nell’assemblaggio dei semilavorati per produrre mascherine, insieme all’azienda Lordflex (più o meno 10000 al giorno) e con la Compagnia del Tessile Group per la produzione di camici (per una media di 500/600 al giorno)”, spiega Marchesi raggiunto da Artribune.

DARE VOCE AL MADE IN ITALY

“Siamo una piccola nicchia ma la nostra voce, assieme a quella di altre realtà, ha avuto un’eco importante grazie alla lettera firmata dallo stilista Armani” continua il CEO di Compagnia del Denim, spiegandoci poi come è partita la campagna social #UNITIMADISTANTI. “A proposito della nostra campagna social, posso dirle che abbiamo avuto una cassa di risonanza estremamente importante e che non ci aspettavamo. Dapprima hanno partecipato clienti e operatori del settore e poi, come un domino, la condivisione è stata totale. Il nostro obiettivo è quello di far capire cosa rappresenti davvero il Made in Italy, cosa ci sia dietro la lavorazione di un tessuto – come appunto il denim – quanta ricerca e quanto studio ci sia nei tanti passaggi che portano alla realizzazione di uno dei capi più venduti e usati al mondo. L’importanza del messaggio sicuramente “travolgerà” anche il consumatore che, magari, un giorno deciderà di investire su un brand come il nostro che è attento anche all’eco sostenibilità. L’artista, nonché amico, Roberto Coda Zabetta, è stato uno dei primi del campo culturale a dirmi che era un’ottima iniziativa e che avrebbe partecipato. Il mondo dell’arte e della cultura è copioso e pieno di entusiasmo e la sua risposta è stata una vera e propria reazione a catena che ha coinvolto numerose personalità. Tra l’altro, noi abbiamo avuto sempre una liaison con il settore artistico, nel quale ci ritroviamo nell’indagine, nello studio e nella creatività. Credo che nel futuro ci saranno delle sinergie capaci di dare fiducia e un nuovo slancio al made in Italy, anche da parte dei giovani, i più attenti e curiosi sia nel trattamento nei tessuti che nei processi di lavorazione di un prodotto. Ritornando alla campagna social #UNITIMADISTANTI, credevo che avesse vita breve e invece continua inesorabile. E posso dirle che avrà una conclusione ancora più bella del suo inizio, ma non posso ancora svelarle niente. Per scoprirlo, bisognerà rimanere connessi e continuare a portare avanti il sano artigianato italiano.”

-Valentina Muzi 

https://www.twowomentwomen.it/

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Valentina Muzi
Valentina Muzi (Roma, 1991) è diplomata in lingue presso il liceo G.V. Catullo, matura esperienze all’estero e si specializza in lingua francese e spagnola con corsi di approfondimento DELF e DELE. La passione per l’arte l’ha portata a iscriversi alla Facoltà di Studi Storico-Artistici dell’Università di Roma La Sapienza, laureandosi in Storia dell’Arte Contemporanea e svolgendo il tirocinio formativo presso il MLAC - Museo e Laboratorio di Arte Contemporanea dell’Ateneo, parallelamente ha frequentato un Executive Master in Management dei Beni Culturali presso la Business School del Sole24Ore di Roma. Dal 2016 svolge attività di PR, traduzione di cataloghi, stesura di testi critici e curatela indipendente. Dal 2017 svolge l’attività di giornalista di taglio critico e finanziario per riviste di settore. Attualmente è membro del Board Strategico presso l’Associazione culturale Arteprima noprofit, nella stessa ha svolto il ruolo di Social Media Manager ed è Responsabile organizzativa della piattaforma Arteprima Academy.