Quale sarà il futuro della moda? Una mostra a Rimini propone spunti e soluzioni

L’industria della moda è la seconda causa di inquinamento al mondo. La mostra Transfashional raccoglie le proposte di numerosi artisti e designer per correre in soccorso all’ambiente. Tra innovazione, tecnologia e poesia

Made by Rain AvdK Pim Leenen
Made by Rain AvdK Pim Leenen

Internazionale e interdisciplinare. Transfashional, allestita nell’Ala Moderna del Museo della Città di Rimini, è il punto di approdo di un grande progetto itinerante fatto di appuntamenti espositivi e incontri. Partito tre anni fa, dall’Università delle Arti Applicate di Vienna, ha fatto tappa nel Forum Austriaco di Cultura a Londra, nel Castello Ujazdowski – Centro d’Arte Contemporanea di Varsavia, nel MuseumsQuartier di Vienna, nel Kalmar Art Museum in Svezia, e nel London College of Fashion. Ha coinvolto figure di spicco, ricercatori e un gruppo di giovani artisti e designers chiamati a indagare il tema del fashion attraverso un’angolazione scomoda ma necessaria: cosa può fare la moda per smettere di avere un impatto devastante sul pianeta? Un tema urgente che sta bussando alle porte del settore, con considerazioni e riflessioni che Artribune aveva riportato anche in seguito all’ultima Milano Fashion Week. Transfashional è il risultato di queste ricerche –utopistiche e radicali – presentate tramite installazioni, video e performance.

TRANSFASHIONAL E IL FUTURO DELLA MODA

La moda è un punto di partenza di questa mostra. La maggior parte dei partecipanti si sono formati come stilisti ma poi i loro percorsi creativi sono andati in altre direzioni”, spiega ad Artribune Dobrila Denegri, curatrice della mostra, “per questo troviamo video, installazioni, situazioni performative. C’è anche qualche abito, ma il discorso generale è su una categoria ibrida capace di coniugare diverse discipline: moda, arte, design, architettura, scienza e tecnologia. Lo stesso titolo ‘Transfashional’ è una parola inventata, che si può caricare di molteplici significati”. Tali significati sono stati rielaborati e modificati nel percorso di ricerca durato tre anni, assieme alle stesse opere degli artisti. Ma quali sono le tematiche che affrontano questi lavori? “Si guarda con occhio critico all’industria della moda. Molti giovani emergenti sviluppano un discorso legato a una coscienza ecologica, all’eticità della produzione dalla nascita allo smaltimento di un capo. Lo scopo è produrre abiti non impattanti, che possano persino dissolversi nel terreno”.

TRANSFASHIONAL: GLI ARTISTI

Si cerca di salvaguardare l’ambiente, ma senza perdere la narrazione tipica del lavoro artistico. Come nel caso di Aliki van der Kruijs, designer e fotografa olandese pluripremiata, emersa nel 2014 con Made by rain, una tecnica che letteralmente permette di “dipingere con la pioggia”: i tessuti vengono lasciati all’aperto, lasciando che gli agenti atmosferici vi agiscano. La texture creata viene poi fissata e il tutto viene impacchettato e venduto assieme alla fotografia del luogo in cui il processo si è svolto. C’è poi Lara Torres, una stilista di origini portoghesi di base a Londra che tratta della smaterializzazione dei capi. Crea una collezione di abiti fatti di un particolare materiale che si dissolve in acqua e realizza un video ironico (An Impossible Wardrobe for the Invisible, 2011) in cui le persone che li indossano vengono colpite dall’acqua, oppure attraversano una piscina, rimanendo svestite a causa della dissolvenza dei tessuti. Qui la domanda che sorge è: materiale o immateriale? Su quale tipo di valore investiamo oggi? “Sono tutti lavori molto poetici ed eleganti, ognuno di essi è legato a una storia particolare. Indagano tematiche legate alla moda ma da un punto di vista artistico” conclude la curatrice. Gli altri artisti in mostra sono Manora Auersperg, Linnea Bågander, Naomi Bailey Cooper, Sonja Bäumel, Christina Dörfler Raab, Naomi Filmer, Barbara Graf, Shan He, Milena Heussler, Afra Kirchdorfer, Saina Koohnavard, Kate Langrish Smith, Ulrik Martin Larsen, Maximilian Mauracher, Wojciech Małolepszy & Robert Pludra, Ana Rajčević e Clemens Thornquist.

-Giulia Ronchi

Transfashional
Fino al 6 gennaio 2020
Ala Moderna del Museo della Città
Via Cavalieri 22
47921 Rimini
www.museicomunalirimini.it

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Ha collaborato con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne.