I rossetti Gucci celebrano normalità e difetti. E il make-up non è più artificio

La moda mescola e reinventa, i cliché tramontano, il trucco non mistifica. Per Alessandro Michele, direttore creativo di Gucci, il design e la comunicazione seguono la medesima linea. Ironica, nostalgica, futuristica, dissacrante. E per pubblicizzare un rossetto arriva un’icona punk. Con due denti in meno.

Dani Miller, testimonial dei nuovi rossetti Gucci
Dani Miller, testimonial dei nuovi rossetti Gucci

Astuccio dorato con intagli liberty, verde acqua minimal o bianco avorio con mazzolini floreali, effetto carta Varese; 54 nuance in tutto, dal più classico amaranto al rosa tenue, per tre formulazioni: satin, brillante e balsamo labbra. Al costo di 38 euro. La splendida gamma di rossetti Gucci è tra i pezzi forti della prima linea di make-up sfornata da quando Alessandro Michele è al timone dalla maison. E non potevano non fare la differenza, anche nell’imprinting della comunicazione, l’attitudine sperimentale del direttore creativo, la sua ironia provocatoria, la predilezione per i cortocircuiti romantici, le collisioni, le ossessioni, le aperture e gli scomposti mixage. Sovvertire, con grazia. Fra gusto retrò e futuristico unheimlich. Così anche una campagna pubblicitaria per una linea di rossetti diventa una cosa audace, inattesa.

Nuovi rossetti Gucci
Nuovi rossetti Gucci

 

LE COLLABORAZIONI CON MARTIN PARR

Se per Michele i corpi sono organismi plasticamente ibridi, se il destino di stili e culture è genderless, se i canoni esistono per esplodere, come le miriadi di frammenti che in una postmodernità insuperabile continuano a sommarsi e rigenerarsi, ecco che la bellezza diventa un fatto indomito, insofferente alle buone maniere e agli stucchevoli cliché.
Lo stile Anni ’80 di questa campagna porta il nome del super fotografo Martin Parr, già autore per il marchio del look-book Man Cruise 2019 e del progetto digital-only #TimeToParr, un diario per immagini attraverso cui interpretare gli orologi del brand in nove ufficiali ‘Gucci Place’ del mondo (Chatsworth House nel Derbyshire; Bibo a Hong Kong; Waltz a Tokyo; la Biblioteca Angelica a Roma; la Maison Assouline a Londra; il Los Angeles County Museum of Art (LACMA); il Castello Sonnino a Montespertoli, Firenze; il Gucci Garden a Firenze; il Dapper Dan Atelier ad Harlem, New York). Volti comuni, angoli bizzarri, scene quotidiane, selfie, trucchi scintillanti, donne burrose o anziane in rosa shocking, e ancora banane addentate per strada, fiori di mandorlo, musicassette, opere d’arte, briciole ai piccioni… Tutto materiale prezioso per l’ironico foto-flâneur, a caccia dell’inesauribile miniera di ispirazioni popolari, da tramutare in folgorazioni glamour. Niente soavi modelle, niente classici set a favore di copertina, niente seduzioni patinate. Il mondo è ferocemente eterogeneo e la bellezza divampa là dove il conformismo perde appeal.

Gucci, campagna Time to Parr, Tokyo, 2018.
Gucci, campagna Time to Parr, Tokyo, 2018.

ROSSETTI AL GUSTO PUNK. ODE ALL’IMPERFEZIONE

Stessa impostazione per promuovere i nuovi rouge à levre, affidati a testimonial – bellissime – dai volti irregolari e i lineamenti forti, ma soprattutto dai sorrisi normali, con piccoli difetti evidenti. Niente dentature perfette, smaglianti, adamantine, di quelle che trionfano su depliant e manifesti degli studi odontoiatrici. Il lancio della campagna, in particolare, aveva il carattere, la personalità e la cresta corvina di Dani Miller, irriverente icona del punk. Segni particolari? Un sorriso alieno, orribilmente sbilenco, con due incisivi mancanti. Ostentato con la naturalezza di chi con quel problema c’è nato e a un certo punto se n’è pure infischiato. Anzi, la sofferenza per le prese in giro da bambina si tramutò prestò in sberleffo: insubordinazione estetica e insofferenza allegra. Più punk di così.
Accanto ai primi piani stretti delle ragazze – oltre a Miller, Ellia Sophia Coggins, Achok Majak e Mae Lapres – fra i tagli irregolari e le smorfie scanzonate rosso lacca, c’è anche un video. L’atmosfera è vintage, con una tv catodica che trasmette filmati low-fi, nella camera da letto di una fanciulla che mastica petali di rose. Sullo schermo appare poi lo spot vero e proprio: i volti delle quattro modelle sorridenti sfilano sulle note di Situation, brano del duo synth-pop Yazoo, targato 1982, con quell’attitudine fashion-new wave che sembra arrivare da uno show dell’epoca.

DIVE, MADRI, DONNE COMUNI. TUTTE DIVERSE

Il rossetto è l’oggetto più bello che si possa trovare in una borsa”, ha spiegato Alessandro Michele. “È ricco di fascino, perché ha sempre un buon odore – nel nostro caso, alla violetta. È un oggetto ludico, perché ricorda i pastelli con cui coloravamo da bambini. E ci riporta alle bocche delle dive del cinema di Hollywood”. Le dive, ma anche la figura materna, che il designer ricorda in un’intervista al Corriere. A lei ha dedicato questa collezione, pensando alla cura genuina che la donna riservava a sé stessa, in ogni occasione: “Senza rossetto non mi vedo neanche allo specchio”, diceva, “senza smalto alle unghie non esco neanche a buttare la spazzatura”.
Attrici luminose, madri di una bellezza composta, nostalgicamente normale. La stessa in cui s’inciampa per strada, ogni giorno, oltre i riflettori. La stessa di una come Dani Miller. Bella a modo suo, tra mille modi d’esserlo:  “È bellissima, Dani”, aggiunge Michele. “Io rigetto il sortilegio di Photoshop: siamo tutti imperfetti, tutti bellissimi, con le pelli segnate dal mondo. Oggi la moda è cambiata ma il mondo del makeup è molto indietro: ci comunica l’intenzione malata di spingerci a essere tutti uguali. E allora, apriamo le stalle e facciamo uscire i buoi. Il trucco senza trucchi. Il trucco che non mistifica”.  Controsenso vincente? Di sicuro uno switch, rispetto a una prospettiva vecchia cent’anni. Se il trucco rivela e non nasconde, se crea identità temporanee e non menzogne, se accompagna i difetti e non li sovrasta, siamo oltre il mero politically correct. È già stile, movimento culturale, maniera d’essere e di guardare, prima che di vestire.

– Helga Marsala

 

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 lavora come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.