Ci mancava solo il dandy ambientalista. La moda secondo lo stilista Junya Watanabe

Durante l’ultima Fashion Week parigina lo stilista giapponese ha presentato il modello maschile del dandy ambientalista. Autoironia o presa di posizione?

La sfilata parigina di Junya Watanabe
La sfilata parigina di Junya Watanabe

Se c’è una cosa che il fashion raramente riesce a fare è ridere di se stesso. Capacissimi i designer di moda di ironizzare su tutto quanto li circonda, meno che del sistema cui partecipano, fatta eccezione forse per qualche outsider fuoriclasse come Franco Moschino e Vivienne Westwood, fashion designer, giornalisti di moda, fashion blogger e influencer appartengono a una categoria che si è sempre presa terribilmente sul serio. Ora si dà il caso che Artribune da qualche tempo insistita sui problemi ambientali legati alla produzione del tessile abbigliamento. 

MODA E GREEN CULTURE

Essere “ambientalista” per chi ha un po’ di sale in zucca oggi è persino scontato. Ora però è accaduto che Junya Watanabe durante l’ultima Fashion Week parigina per la presentazione delle collezioni Uomo SS 2020 abbia costruito il suo show intorno al figurino del “dandy ambientalista”. Watanabe ha una spiccata predilezione per abiti che si ispirano all’abbigliamento utilitarian che mescola con pezzi appena un po’ più formali: del resto è ormai questa la divisa del gentleman contemporaneo. Per la SS 2020 Watanabe ha disegnato una collezione per un consumatore maturo, un uomo non necessariamente giovanissimo – ma qui l’aspetto modaiolo esplode – che esibisce con nonchalance i suoi gusti di bon vivant globalista.   Gli indizi su come questo nuovo dandy costruisca il suo stile di vita nella sfilata di Watanabe erano esibiti, soprattutto su una serie di loghi stampati sulle borse realizzate – ovviamente – in tessuti sostenibili trasportate dai modelli in passerella.

IL DANDY AMBIENTALISTA

Il dandy ambientalista è un bevitore di birra artigianale (Dobri Grasshopper) e i vini che sceglie provengono solo da piccoli vigneti (Noble Fine Liquor); se proprio deve mangiare carne lo fa in ristoranti come il St. John di Londra guidato dallo chef Fergus Henderson; può indulgere anche al pesce (Watanabe è giapponese…) ma l’acquista dove il suo percorso è tracciabile (mercato del pesce di Fiskerikajen a Copenaghen). La sua dieta intellettuale è variegata, ma naturalmente hipster: seleziona titoli indie come Civilization di New York e Real Review, un trimestrale culturale di Londra dedicato soprattutto “a cosa significa vivere oggi.” Museo preferito? Amsterdam Tulip Museum. Ironia, autoironia, totale adesione al megatrend del momento? Difficile affermarlo con certezza, però Watanabe (allievo prediletto di Rey Kawakubo ha 58 anni ed è alla sua ventiseiesima sfilata) come detto è giapponese, e i giapponesi sono un popolo che si prende sempre terribilmente sul serio.

 Aldo Premoli

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Aldo Premoli
Milanese di nascita, vive tra Noto e Cernobbio. E poi New York e Washington dove lavorano i suoi figli. Tra il 1989 e il 2000 dirige periodici specializzati nel settore tessile abbigliamento come “L’Uomo Vogue”. Nel 2001 fonda Apstudio, che fornisce consulenze ad aziende e associazioni industriali italiane e straniere. Nel 2013 e 2014 dirige “Tar magazine”, rivista di arte, scienza ed etica. Blogger di Huffington Post ha fondato a Catania, l’Associazione Mediterraneo Sicilia Europa e a Noto il Centro Studi sulle migrazioni che porta lo stesso nome.