Vi ricordate Lu Xinjian? L’artista cinese che qualche anno fa ci ha raccontato il suo difficile percorso per affermarsi in una Cina non ancora pronta ad accogliere artisti? Ebbene, l’abbiamo incontrato di nuovo, questa volta a Shanghai, protagonista di un’inaspettata collaborazione con Nike e con il maratoneta Eliud Kipchoge.

Com’è nata la collaborazione e qual è il concetto alla base di questa inattesa triangolazione?
Sono sempre stato attratto dal design Nike, mi affascinano i dettagli e i colori vivaci, sono elementi vicini al mio modo di fare arte.
Tutto è iniziato nel 2014, quando il designer Nike, Colin Strandberg, è venuto a farmi visita nell’atelier di Shanghai. Ha apprezzato molto il mio lavoro, soprattutto la serie City DNA, pensando fin da subito che potesse essere un punto di partenza per sviluppare un progetto insieme. Il momento propizio arrivò lo scorso novembre, con l’apertura della Nike House of Innovation a Shanghai, nella quale ha avuto un ruolo fondamentale Ken Keflione, design agent di Nike che ha coordinato l’evento e ha messo insieme i diversi attori della collaborazione. L’idea alla base dello store è di offrire esperienze personalizzate al cliente in uno spazio che non si identifica tanto in un punto vendita, quanto piuttosto in un incubatore di idee, creatività e incontri. L’incontro a cui sono stato invitato aveva come minimo comune denominatore la città, interpretata per l’occasione da un artista e da un atleta.

Che cosa ti accomuna a Eliud Kipchoge?
Il campione olimpico Eliud Kipchoge, maratoneta di fama mondiale e special guest dell’evento, corre per le città, le attraversa, le vive, le fa sue passo dopo passo. Io, invece, dipingo le città trasportandone sulla tela non solo le forme, ma anche la velocità, il rumore, l’atmosfera. Sono molto onorato di essere stato scelto per questa collaborazione. In qualche modo, io e Kipchoge adottiamo lo stesso approccio nella nostra pratica quotidiana in cui rumore, complessità e velocità sono protagonisti delle nostre azioni. Io devo essere molto paziente, devo concentrarmi come un monaco per dipingere una città scomponendola in così tante linee, una per una, per restituirne l’immagine completa. Kipchoge mantiene un’incredibile concentrazione durante le sue gare ed è alla continua ricerca della velocità mettendo un piede dopo l’altro.

Lu Xinjian durante l'evento performance per Nike
Lu Xinjian durante l’evento performance per Nike

Come si identifica il tuo intervento in questo progetto rispetto alla serie City DNA?
Ho lavorato sulla mappa di Shanghai, catturandone la densità e il rumore, nonché la sua energia e la sua forza. Ho concentrato la mia operazione su zone significative della città coinvolte nel tracciato della maratona, arrivando a includere anche la Nike House of Innovation. Il fiume Huangpu è sicuramente uno degli inconfondibili protagonisti della mia ricerca, attore principale della geografia della città che opera una netta cesura tra la parte occidentale, Puxi, e quella orientale, Pudong.
Ho elaborato quattro diverse tavole di pattern e colori per rappresentare l’atleta, l’artista, il brand e il bianco e nero come metafora della vecchia e nuova Shanghai.

Qual è il tuo punto di vista, da artista, sulla relazione tra arte e grandi brand?
L’arte e l’industria si sostengono, da sempre, a vicenda. In passato erano la chiesa o le casate reali a sponsorizzare gli artisti per realizzare magistrali opere d’arte. Ai giorni nostri le dinamiche sono le stesse, sono solo cambiati i soggetti di promozione dell’arte: i nuovi re dell’industria supportano arte e artisti come facevano i mecenati del passato.
Nike ne è un virtuoso esempio: fa della collaborazione con gli artisti un momento di crescita per il suo design. L’azienda è solita lavorare con artisti per promuovere un concetto speciale come quello che abbiamo fatto durante l’inaugurazione della Nike House of Innovation a Shanghai.

Cosa ne pensi della riproducibilità in serie?
A livello di produzione e di numeri, saranno solo trecento gli esemplari di ZoomFly SP declinati in quattro diversi pattern. Questa scarpa è stata progettata appositamente per Eliud Kipchoge, quindi è un oggetto limitato che deve connotare la rarità di un atleta di tale calibro. Non si producono enormi quantità di “scarpe d’artista”, perché si tratta di un target di mercato totalmente diverso rispetto alle normali linee. E poi ogni paio di scarpe è diverso dall’altro, quindi non parlerei di produzione e serialità.

Lu Xinjian e Eliud Kipchoge per Nike
Lu Xinjian e Eliud Kipchoge per Nike

Spiegaci le dinamiche dell’evento. Se non sbaglio i clienti avevano la possibilità di assistere alla tua performance e di conoscere anche l’atleta, oltre che di ottenere il loro paio di scarpe.
È stato davvero un format geniale in una location eccezionale: un laboratorio high-tech nel seminterrato della House of Innovation. Il pubblico poteva assistere alla mia performance e vedere il processo di colorazione delle scarpe che venivano letteralmente immerse in queste vasche contenenti il mio design “in stato liquido”. È come se le scarpe venissero inzuppate in una mia opera. Hydrodrip ha davvero affascinato il pubblico. Ho presentato il concetto a Eliud Kipchoge e alla modella Nike Ju Xiaowen, realizzando la performance in loro presenza e le loro reazioni sono state di pura sorpresa. Successivamente lo staff di Nike ha aiutato i clienti a creare le proprie scarpe.

Qual è il ruolo dell’artista in questo tipo di processi? Quali valori può aggiungere il suo intervento?
È molto importante per l’artista conoscere il confine tra arte e industria. Se un artista si affida troppo al settore della produzione di massa, potrebbe perdere il valore e il contenuto del suo lavoro.
Ritengo di essere stato molto fortunato in questa collaborazione con Nike, l’azienda ha rispettato la mia integrità di artista non interferendo con il mio processo creativo. Quando Nike mi ha presentato questo progetto, l’azienda ha avanzato alcune richieste che io ho accolto come preziosi input e li ho integrati nel mio lavoro. Avrebbero voluto vedere rappresentato nella mia opera l’intero centro di Shanghai, poiché il tracciato della maratona attraversava quasi l’intera città, ma nel mio progetto artistico questo non era previsto, non potevo dipingere tutto, ho dovuto fare delle scelte che sono state accolte molto positivamente dal brand.

Uno dei quattro diversi pattern creati da Lu Xinjian per le ZoomFly SP di Nike
Uno dei quattro diversi pattern creati da Lu Xinjian per le ZoomFly SP di Nike

Puoi anticiparci qualcosa rispetto ai tuoi prossimi lavori?
In questo momento sto sviluppando una nuova serie che ha come oggetto gli aeroporti del mondo filtrati e trasferiti sulla tela sempre attraverso il mio stile e il mio processo creativo.
Tendo a rappresentare cose di cui sono parte, che vivo, che posso osservare da vicino. È così che ho sviluppato City DNA. Provenendo da un piccolo villaggio contadino in cui regna l’immobilismo e la coltivazione del tè scandisce i ritmi di vita, la dinamicità del paesaggio urbano mi ha sempre affascinato.
Con il mio trasferimento a Shanghai, il massiccio boom edilizio, le altezze dei palazzi, la velocità e la portata degli assi viari hanno dato vita alla serie CITY STREAM. Poi, il sognatore e il filosofo che sono in me sono tornati a farmi visita e mi hanno accompagnato a guardare e a rappresentare le stelle nella serie CONSTELLATION.
In questo ultimo periodo, invece, sono tornato a catturare sulla tela la velocità, come naturale evoluzione delle mie precedenti ricerche sul contesto urbano. In queste mie nuove opere vorrei provare a dipingere la velocità e gli elementi dinamici che caratterizzano così specificatamente queste “stazioni” dell’era del jet!

Giorgia Cestaro

www.xinjianlu.com

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Giorgia Cestaro
Giorgia Cestaro (Padova, 1988) è una Storica dell’Arte e dell’Architettura che dal 2015 vive a Pechino. Dopo anni di esperienza nell’ambito della didattica museale in Italia, lavora come Art Educator presso lo Ullence Center for Contemporary Art nel 798 Art District della capitale cinese. Decide poi di trasferire le sue competenze artistiche in ambito educativo e ricopre il ruolo di Coordinatore Didattico della Scuola Paritaria Italiana d’Ambasciata di Pechino fino al 2018. Il suo vivo interesse per la metropoli che la circonda e le continue domande che questo contesto quotidianamente le suscita, la spinge a entrare nel mondo della ricerca. Da ottobre 2018 è PhD Candidate in Architettura. Storia e Progetto tra il Politecnico di Torino e la Tsinghua University di Pechino, spostando così, semestralmente, la residenza nei suoi due Paesi: l’Italia e la Cina. Nel tempo libero coltiva il suo interesse per le arti visive, vivendo attivamente il panorama artistico cinese che dal 2015 racconta sulle pagine di Artribune.