Una mostra al MoMA di New York racconta la moda con pezzi iconici. È la prima dopo 70 anni

Dopo settant’anni la moda torna ad essere protagonista di una mostra al MoMA di New York. 111 pezzi iconici tra haute couture e moda di strada.

A-POC Le Feu, by Issey Miyake and Dai Fujiwara, from the Issey Miyake spring/summer 1999 collection. Photograph by Yasuaki Yoshinaga. Courtesy A-POC LE FEU, 1999 Spring Summer ISSEY MIYAKE Paris Collection. Photo: Yasuaki Yoshinaga
A-POC Le Feu, by Issey Miyake and Dai Fujiwara, from the Issey Miyake spring/summer 1999 collection. Photograph by Yasuaki Yoshinaga. Courtesy A-POC LE FEU, 1999 Spring Summer ISSEY MIYAKE Paris Collection. Photo: Yasuaki Yoshinaga

In tutta la sua lunga storia espositiva il MoMA di New York ha dedicato al tema della moda solo due mostre. La prima, nel 1944, con lo spettro della Seconda guerra mondiale che volgeva ormai al termine portando con sé una scia di morte. La mostra, che si intitolava Are Clothes Modern? ed era curata da Bernard Rudofsky, architetto austriaco naturalizzato statunitense, provava a riflettere sullo statuto teorico della moda e sui cambiamenti sociali legati alle sue evoluzioni. La visione della moda che traspariva da quella mostra era sostanzialmente negativa perché il fenomeno era letto come una forma di ossessione decorativa figlia del consumismo e di un sistema capriccioso ed irrazionale che costringeva ad indossare abiti seducenti al di là della loro funzionalità.

ITEMS: IS FASHION MODERN?

A più di settant’anni da quella mostra mitologica che ha rappresentato nel bene e nel male il primo tentativo di teorizzare il fenomeno, la moda torna protagonista al MoMA di New York con la mostra Items: Is Fashion Modern? in programma fino al 28 gennaio 2018. L’approccio è ovviamente diverso. La mostra, curata da Paola Antonelli, Senior Curator, e Michelle Millar Fisher, assistente curatoriale del Dipartimento di Architettura e Design del MoMA, intende la moda come una potentissima forma di espressione creativa e personale. Non un semplice vezzo, ma il termometro più evidente del cambiamento sociale. Il percorso espositivo si muove attraverso 111 pezzi iconici del ventesimo e ventunesimo secolo che hanno cambiato per sempre il corso della storia della moda, declinati in 350 capi di epoche differenti.

LE OPERE IN MOSTRA: L’ALTA MODA E LE CRAVATTE NAPOLETANE

La selezione dei capi è molto ampia. Si parte dalla moda da “copertina”, i pezzi cult entrati nell’immaginario comune e desiderati dalle donne di tutto il pianeta. La moda francese in primis. Dal little black dress, il famoso tubino nero disegnato dal Coco Chanel quasi un secolo fa e diventato il marchio di fabbrica della maison, agli abiti da sera di Christian Dior e Hubert de Givenchy, come l’iconico abito nero indossato da Audrey Hepburn in Colazione da Tiffany. Per poi passare alla moda italiana fusione perfetta tra lusso e portabilità con Armani, Valentino, Gianni Versace. Una parte consistente della mostra è dedicata agli accessori: dalla borsa più desiderata del pianeta, la Birkin di Hermès, ai sandali di Manolo Blanhik, Jimmy Choo e Christian Louboutin. E c’è spazio anche per un piccolo gioiello di artigianalità italiana: le cravatte di Marinella, storico marchio napoletano.

LA MODA DI STRADA

Ridurre Items: Is Fashion Modern? ad una mostra tributo dell’alta moda pensata per eccitare la fantasia di fashion victim ed aspiranti blogger è riduttivo. Se l’haute couture ha avuto un impatto fortissimo sull’immaginario collettivo, è la moda “di strada” che più di ogni altra ha modificato l’approccio sociale al fenomeno. Entrano così nella lista dei 111 pezzi cult della storia della moda: abiti ed accessori di uso comune che trovano posto negli armadi di tutto il pianeta, come i Levis 501, le Breton shirt, le polo Lacoste, le Nike Air Max e le Adidas superstar, il Wonderbra, il rivoluzionario reggiseno push-up inventato nel 1990, l’orologio Casio. L’ultima parte del percorso espositivo è dedicata alla moda del futuro, i prototipi disegnati da stilisti famosi e designer emergenti che offrono una visione possibile su quello che avverrà domani.

-Mariacristina Ferraioli

New York// fino al 28 gennaio 2018
Items: Is Fashion Modern?
MoMA 11 W 53rd St
https://www.moma.org

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Mariacristina Ferraioli
Mariacristina Ferraioli è giornalista, curatrice e critico d’arte. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo Storia dell’Arte, si è trasferita a Parigi per seguire corsi di letteratura, filosofia e storia dell’arte presso la Sorbonne (Paris I e Paris 3). Ha conseguito il Master in Organizzazione e Comunicazione delle Arti Visive presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha vinto la Residenza per Curatori della Dena Foundation for Contemporary Art presso il Centre International d’Accueil et d’Echanges des Récollets di Parigi. Ha lavorato al Centre Pompidou collaborando alla realizzazione della mostra “Traces du Sacré” e ha pubblicato un testo critico sul catalogo della mostra. Ha coordinato l’ufficio Master dell’Accademia di Belle Arti di Brera e ha curato mostre sia in Italia che all’estero. Redattrice di Artribune, collabora stabilmente con Cosmopolitan Italia e Icon Design. Sta conseguendo un dottorato in Comunicazione e mercati: Economia, Marketing e Creatività presso l’Università Iulm di Milano ed è docente a contratto presso diverse istituzioni tra cui l’Accademia di Belle Arti di Brera.