La Guccification di Alessandro Michele. Atene rifiuta la sfilata e Gucci incanta Firenze

La collezione Cruise 2018 di Gucci doveva essere presentata ad Atene, ma il rifiuto greco ha spostato su Firenze l’allestimento di un evento riuscito così bene da far coniare un sentito hashtag #graziegrecia.

La sfilata di Gucci nella Galleria Palatina di Firenze
La sfilata di Gucci nella Galleria Palatina di Firenze

Le collezioni Cruise una volta erano dedicate ad un abbigliamento da vacanza, dal termine che significa crociera; oggi rappresentano l’appuntamento più significativo nel mondo della moda. Sono eventi fondamentali per le maison che cercano ambientazioni sempre più importanti, dove la scenografia è fondamentale per accogliere un selezionato pubblico di stampa, clienti facoltosi e celebrità. La Cruise 2018 di Gucci era stata pensata ad Atene, ma il noto rifiuto greco ha spostato su Firenze l’allestimento di un evento riuscito così bene da far coniare un sentito hashtag #graziegrecia. Siamo tornati da Firenze ubriachi di bellezza, anche per questo sempre più colpiti da chi si scatena nella evidenziazione delle citazioni e delle copiature, come un correttore automatico che non ha capito il senso della frase.

UNA COLLEZIONE CHE È UNA PERLA

Il sentimento più caro e prezioso per cui ci sentiamo privilegiati nell’esserci stati, è proprio l’euforia da gita nel paese delle meraviglie, una specie di terapia che ha fatto bene al pubblico. Ha messo allegria, ha ricordato chi siamo, ha dimostrato che si può ancora inventare reinventando, che le perle in volto si mettono in pochi fili come nei ritratti del Pollaiolo, o in acconciature dette “a sella” già dal Rinascimento. Le piccole perle bianche che si usavano anche per proteggere le reliquie, perché simbolo di purezza virginale, e che qui ora ridisegnano volti contemporanei, come protettrici della immortale bellezza. Il tema della copia diventa in questo un po’ pretestuoso: da che data si comincia a copiare? Quando la moda diventa costume? Un film ambientato negli anni ‘70 è in costume come uno ambientato nel 1800?

GUCCIFICATION

Gucci è la dimostrazione della forza di saper “centrifugare” dati, segni, storia, musica, cinema, tv, generi umani e culturali creando un alimento nuovo, quello che i giovani, liberi da convenzioni, hanno già consacrato sui social, con il termine Guccification. Una teoria che si dichiara esplicitamente mettendo alla prova il pubblico abituato a canoni tradizionali, che richiede attenzione per capire: come ascoltando Severin Ostara, l’artista transfemminista romana, che suona quattro vinili insieme, scelta da Alessandro Michele per intrattenere gli ospiti, prima della sfilata, sulla terrazza della Galleria Palatina, con lo sfondo storico e artistico di Firenze. È difficile separare le situazioni, è difficile leggere i confini e analizzare singolarmente le zone creative, la moda, gli abiti, le borse, le scarpe e le calze: tutto sembra un particolare di un enorme quadro fiammingo, come “L’adorazione dei pastori” di Hugo van der Goes agli Uffizi di Firenze, visitata prima della sfilata.

IL NUOVO RINASCIMENTO DI GUCCI

Contenuto e contenitore si fondono nella rappresentazione Dadandism della moda e dell’arte, ogni cosa è un segno per scrivere un codice nuovo con caratteri eterni: sulle sedute la “Canzone di Bacco” che Lorenzo de’ Medici aveva composto per essere cantata durante un corteo mitologico trionfale, come lo è questa Cruise 2018. Un corteo mitologico dove gli dei sono le figure che sfilano con le coroncine in mano, così volutamente lontane dall’estetica umana di cui portano tracce, assumendo un valore onirico. Modelli d’eccezione. L’abito maschile copre Francesco Bianconi dei Baustelle o James Righton, Lucio Corsi e Arun Roberts che indossano la dimensione selvaggia del mito, mentre Jenny Beth sfila con il mantello dorato della femminilità preziosa e coperta. Ai lati dell’affresco ospiti come sir Elton John, Kirsten Dunst, Dakota Johnson, Valeria Golino, Miriam Leone, Nada e la superlativa Beth Ditto che ha chiuso il viaggio con un concerto travolgente. Così Gucci splende nella sua città di origine, un luogo di arte e artigianato di livello insuperabile.

– Clara Tosi Pamphili

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Clara Tosi Pamphili
Clara Tosi Pamphili si laurea in Architettura a Roma nel 1987 con Giorgio Muratore con una tesi in Storia delle Arti Industriali. Storica della moda e del costume, ha curato mostre italiane e internazionali, cataloghi e pubblicazioni. Ideatrice e curatrice di A.I.artisanal intelligence, evento che si svolge due volte l'anno per promuovere nuovi designer di moda in collaborazione con gallerie di arte contemporanea. Svolge attività di ricerca delle arti applicate nella moda collaborando con le più importanti sartorie teatrali e di moda italiane e internazionali. Ha diretto didatticamente l'Accademia di Costume e di Moda dal 2005 al 2007. Ha insegnato Storia del Design di Moda e Tecniche di Ricerca all'Accademia di Costume e di Moda e alla Facoltà di Architettura di Roma Ludovico Quaroni fino al 2011. Attualmente è consigliere di amministrazione di Altaroma, dove si occupa di progetti di ricerca e sviluppo delle nuove tendenze con particolare attenzione al legame fra moda e arte. Collabora con il Maxxi e altre istituzioni per la creazione di eventi culturali sulla moda. Risiede e lavora a Roma.