Oltre il genere. Amanda Lepore, icona di David LaChapelle

È il simbolo di un’identità che non ha bisogno di definizioni, ma che non esita ad affermare se stessa, nonostante i pregiudizi e le difficoltà. “Scoperta” da LaChapelle, è diventata una protagonista ricorrente dei suoi scatti. L’abbiamo incontrata a Roma, in occasione di un suo spettacolo.

Amanda Lepore a Muccassassina. Photo p&p fotografia
Amanda Lepore a Muccassassina. Photo p&p fotografia

In un mondo che cerca disperatamente di essere altro, l’immagine trasgressiva prende un significato molto diverso da quello che aveva solo qualche anno fa: le figure che sembravano strane ora diventano necessarie.
La paura ci fa riconoscere il valore del coraggio e quell’eroe o icona, che ci sembravano mitologicamente lontani e anche un po’ pericolosi, ora vorremmo che fossero i nostri vicini di casa. La loro vita è fonte d’ispirazione sia per chi li celebra artisticamente sia per chi li guarda con incantata ammirazione. In questo momento tra Roma e Venezia si muove una delle icone più note dell’ambiente artistico contemporaneo, tanto da essere presente in molti degli scatti che compongono la mostra di David LaChapelle appena inaugurata alla Casa dei Tre Oci di Venezia. Amanda Lepore, un’icona simbolo della evoluzione identitaria che passa necessariamente dal cambiamento fisico, chirurgico, estetico…
È arrivata a questo status pagando ogni giorno della sua vita il prezzo altissimo di chi non può accettare alcun compromesso, di chi ha una spinta in più a smentire le convenzioni, perché abita un corpo che non è il suo.
È una icona artistica grazie al lavoro con David LaChapelle, è una icona della moda sia come guest sia come protagonista di importanti campagne, ma oggi soprattutto ci appare una icona di combattente.

David LaChapelle, Amanda Lepore as Marylin
David LaChapelle, Amanda Lepore as Marylin

UN’OPERA D’ARTE VIVENTE

L’abbiamo incontrata in un camerino prima di esibirsi a Muccassassina, un luogo romano che non può definirsi solo un famoso locale gay, ma un vero avamposto creativo destinato a raccogliere cultura oltre all’intrattenimento, quella cultura che opera contro l’omofobia e contro ogni tipo di intolleranza. Un luogo legato al Circolo Mario Mieli, con cui organizza eventi che sostengono il lavoro dei volontari di questa storica associazione che lavora per il bene di tutti.
Lei, l’icona, è lì per esibirsi anche per questo, in qualche modo, anche nuda e circondata da muscolosi ragazzi in perizoma rosa e orecchie da conigliette, sta combattendo una battaglia anche per noi e lo fa da quando era bambino, e anche mentre si esibisce ispira tenerezza come mentre ci parla, a voce bassa, timida e insicura: una bambina nascosta in una armatura di femmina sexy, un corpo ancora non facile da portare che la fa sembrare misticamente, vittima volontaria del tentativo di essere realmente chi voleva essere. La martire di se stessa che per la libertà degli altri ha preferito esagerare e diventare un’opera d’arte vivente, dedicata al suo messaggio di tolleranza nei confronti della scelta di essere altro.
Ha cancellato ogni possibilità di legame con la realtà: non si capisce la sua età, non si riesce a descriverla secondo canoni estetici, non si sa se sia vera, tanto che le prime domande che vengono spontanee sono legate al cibo o al quotidiano, a come sia possibile vivere insieme agli altri, domande a cui lei risponde parlando di cose “normali”: cibo vegetariano, yoga, gli amici.

Amanda Lepore a Muccassassina. Photo p&p fotografia
Amanda Lepore a Muccassassina. Photo p&p fotografia

DALL’INFANZIA A NEW YORK

È la dea di un Olimpo contemporaneo, quello descritto dalle immagini di LaChapelle, che l’aveva ritratta come omaggio alla Marylin di Warhol nella celebrazione dell’infinita imitazione del reale per poi collocarla spesso nelle sue.
È luminosa e illuminante negli scatti, è una nuova madre, è artificiale perché simbolo dell’esperimento continuo su se stessa alla ricerca della verità: ormoni, infiniti interventi chirurgici, silicone per disegnare labbra surreali sono gli ingredienti della lunga preparazione di un’opera concettuale vivente.
Un lavoro che inizia quando Armand, undicenne, rifiuta di vestirsi da bambino, sono gli Anni Settanta e suo padre ingegnere e la madre malata di schizofrenia decidono di farlo studiare in casa, non hanno strumenti psicologici e lo gestiscono come un piccolo mostro. La sua forza supera ogni giudizio e convince altri, come il libraio che la sposa dopo averle pagato l’operazione per diventare finalmente Amanda. Quel finale che sembrerebbe anche appagante a lei non basta, non sopporta le gelosie e la costrizione di moglie massaia, lei deve fare altro e lascia anche quel luogo apparentemente sicuro. A New York frequenta locali e discoteche fino a che in un bar di Bowery viene notata da David LaChapelle, dando il via a un sodalizio artistico che la fa comparire nei suoi lavori, nei video e nel libro fotografico Artists and Prostitutes 1985-2005. Incide dischi e collabora con musicisti in diversi videoclip, come Elton John e The Dandy Warhols.

IL CORAGGIO DI DIRE LA VERITÀ

Nel 2007 prende parte al True Colors Tour ideato da Cindy Lauper, un tour che viaggia in 15 città tra Stati Uniti e Canada coinvolgendo artisti come Debbie Harry, Erasure, The Gossip, Rosie O’Donnell e molti altri per raccogliere fondi a favore dei diritti umani.
La moda è un luogo dove si trova a suo agio; oltre a lavorare per brand come Giorgio Armani, partecipa agli eventi come guest a rappresentare sia la bellezza della trasgressione sia la celebrazione dell’artificio, un elemento fondamentale di fuga dalla realtà contemporanea espresso da molti fashion designer.
Il pensiero e il giudizio, guardandola, diventano quel sano senso di colpa che si nutre verso chi ha il coraggio di dire la verità, la verità su se stessa che diventa un manifesto per tutti, un atto di coraggio biondo platino. La storia di Armand che diventa Amanda e si trasforma in un supereroe che combatte contro l’intolleranza della diversità.

Clara Tosi Pamphili

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Clara Tosi Pamphili
Clara Tosi Pamphili si laurea in Architettura a Roma nel 1987 con Giorgio Muratore con una tesi in Storia delle Arti Industriali. Storica della moda e del costume, ha curato mostre italiane e internazionali, cataloghi e pubblicazioni. Ideatrice e curatrice di A.I.artisanal intelligence, evento che si svolge due volte l'anno per promuovere nuovi designer di moda in collaborazione con gallerie di arte contemporanea. Svolge attività di ricerca delle arti applicate nella moda collaborando con le più importanti sartorie teatrali e di moda italiane e internazionali. Ha diretto didatticamente l'Accademia di Costume e di Moda dal 2005 al 2007. Ha insegnato Storia del Design di Moda e Tecniche di Ricerca all'Accademia di Costume e di Moda e alla Facoltà di Architettura di Roma Ludovico Quaroni fino al 2011. Attualmente è consigliere di amministrazione di Altaroma, dove si occupa di progetti di ricerca e sviluppo delle nuove tendenze con particolare attenzione al legame fra moda e arte. Collabora con il Maxxi e altre istituzioni per la creazione di eventi culturali sulla moda. Risiede e lavora a Roma.