Verdura Shoes. I sandali venuti dal mare

Una start-up nel campo del Made in Italy, tutta orientata al rispetto dell’ambiente, al valore del local e all’artigianalità. Un designer si inventa un progetto finanziato tramite crowdfunding. Ed è subito un successo. L’idea arriva dal mare, dai pescherecci, dalle spiagge del Tirreno…

Verdura Shoes
Verdura Shoes

QUANDO IL DESIGN È ETICO
Quelle piccole, bizzarre, direttive che l’Unione Europea impone, entrando nella quotidianità dei cittadini, tra misure di ortaggi, nomi scientifici di pesci, produzioni di latticini, marchi ed etichette, indicazioni in materia di edilizia, commercio, ambiente. E che però, sovente, hanno più di una ragione. È il caso di una tipologia particolare di reti da pesca, bandite dalla UE, con cui si catturano specie ittiche a rischio di estinzione. Le norme, recentemente affinate e rese ancor più rigide, provano a contrastare i tanti furbetti, in azione soprattutto tra le acque del Mediterraneo.
Nel mentre, a qualcuno è venuta un’idea. Concetti chiave: riuso creativo, rispetto per l’ambente, rigore artigianale. Andrea Verdura, designer 41enne di Piombino – con all’attivo varie collezioni di scarpe e borse dalla personalità forte, tutte qualità e charme – ha tirato fuori una linea di calzature che porta il suo nome: semplicemente “Verdura Shoes”. A ispirarlo, il mare. E queste storie controverse di pesca, di legislatori e di trasgressori, di borghi marittimi, di vita vissuta e di tutela dei fondali.

Verdura Shoes
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GALEOTTA FU QUELLA RETE TRA GLI SCOGLI
Mi diverto a dare una nuova vita ai tanti oggetti che ho intorno”, ci racconta Andrea. “Quel giorno, a Piombino, mi trovavo su una splendida spiaggia, e al largo notai una rete incagliata tra gli scogli, che affiorava sulla superficie del mare. Percepii una sorta di richiamo, d’istinto mi tuffai per recuperarla e mentre nuotavo, nella mia testa, si facevano strada le idee con le quali ho realizzato le mie creazioni”. Fin qui la prima suggestione, la lampadina che si accende e l’immaginazione che decolla. Poi, con la fase della ricerca e della riflessione, è l’attualità a entrare nel progetto, orientandone il destino e la natura. “Verdura Shoes” sarebbe diventata una piccola start-up nel settore del Made in Italy e dell’ethical fashion.

Verdura Shoes
Verdura Shoes

Con il tempo”, continua Andrea, “ho scoperto che l’Unione Europea ha vietato l’utilizzo di alcuni tipi di reti da pesca per tutelare le specie marine a rischio; quindi, motivato dal profondo rispetto che ho per la natura, ho intrapreso l’obbiettivo di ripulire i fondali e le banchine dalle reti dismesse, che spesso vengono abbandonate e diventano fonte di inquinamento, oltre a provocare la desertificazione degli ambienti marini”. E dunque, se le reti incriminate diventano materia prima per sandali, stivaletti, sabot, coloratissimi e ultra contemporanei, è già nella fase di pre-produzione che si agisce sul fronte dell’impatto ambientale.

Verdura Shoes
Verdura Shoes

Non si tratta solo di lavorare con materiali riciclabili, senza l’uso di plastiche e tessuti sintetici, ma di innescare una vera e propria caccia ai residui inquinanti, chilometri di reti fantasma che ancora mettono a repentaglio la vita di pesci, tartarughe, uccelli e mammiferi marini, alterando l’ecosistema del mare e costituendo un pericolo per le imbarcazioni. In tal senso, l’azione dal basso diventa preziosa: l’appello di Andrea è rivolto a chiunque individui matasse di reti abbandonate e abbia voglia di inviare una segnalazione al sito dell’azienda. La ricerca e la raccolta scatteranno immediatamente.
A rafforzare il convincimento di Andrea è la Sea Shepherd, organizzazione benefica senza scopo di lucro, che – ci racconta lui – “lotta con operazioni ostative per fermare la distruzione delle specie marine sia sui nostri mari che nel resto degli oceani del mondo”. Un incontro importante, un nuovo orizzonte che si disegna, nel percorso di imprenditore e designer.

Verdura Shoes
Verdura Shoes

MATERIALI NATURALI, FATTURA ARTIGIANALE E CROWDFUNDING
L’associazione tra l’oggetto “rete” e l’oggetto “scarpa” è stata immediata, naturale: “L’ho raccolta e messa sul mio piede. Immediatamente ho riconosciuto la forma di un sandalo“. E sandalo fu. In diverse forge e colori. La cura e la qualità del fatto a mano, la cifra creativa di chi ama la sperimentazione, la semplicità dell’approccio artigianale e lo spirito eco-friendly: tutto in un prodotto nuovo e con un fascino tutto suo, legato a una storia singolare. La lavorazione? Le reti vengono tagliate, pulite più volte fino a renderle morbide, poi cucite e colorate con pigmenti naturali. Massima attenzione e coerenza anche per le suole, che sono anatomiche e disponibili in due versioni: una in gomma riciclata Vibram e sughero, l’altra in pelle trattata con materiali vegetali.

Le “Verdura Shoes”, interamente traforate, basse, aperte sul tallone oppure chiuse da piccole cerniere o braccialetti, sono scarpe casual, comodissime, che negli outfit proposti dal brand vivono insieme a short, prendisole, pantaloni morbidi, ma anche ad abiti lunghi, sobriamente chic. Pensate per uomo, donna, bambino.
Andrea Verdura è oggi in una prima fase di lancio. Per produrre in larga scala la sua linea e metterla in commercio serve una prima somma da investire. Ed ecco che il crowdfunding è stata la scelta immediata (e anche fortunata). Fino al 14 luglio, sulla piattaforma Kickstarter, è possibile dare un piccolo contributo al progetto, ricevendo in cambio i consueti benefit, proporzionati alla donazione. L’obiettivo da raggiungere era fissato a 10.000 $, quasi bissato già prima della dead line. Una bella immagine del futuro, che mette insieme identità locale, mercato etico, cultura ecologica e del riciclo, comunicazione, manifattura d’essai. Quando la sostenibilità è un fatto di stile.

Helga Marsala

www.verdurashoes.com
www.andreaverdura.it

Il link alla campagna Kickstarter

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Dal 2018 lavora come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.

1 COMMENT

  1. personaggio totalment inaffidabile,
    sono due anni ormai che aspetto due paia di scarpe dopo aver già pagato. Più volte sollecitato, promise di mandarmi un omaggio… mai visto niente. Credo sia seguito da equitalia.

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