A Madrid si è svolta la prima settimana dedicata al design italiano
Come ha sottolineato l’Ambasciatore d’Italia in Spagna Giuseppe Buccino Grimaldi, il design italiano si conferma strumento di dialogo internazionale e veicolo di una visione culturale capace di interrogare il presente e anticipare il futuro
Dopo Berlino e Milano, a Madrid viene raccontata una delle esperienze più radicali e visionarie del design italiano del secondo Novecento. Con la retrospettiva Alchimia. La rivoluzione del design italiano, che è stata ospitata dall’Istituto Italiano di Cultura di Madrid, la capitale spagnola accoglie per la prima volta una lettura completa dell’avventura del collettivo milanese che, tra il 1976 e il 1992, ha messo in discussione i fondamenti stessi del progetto.
La prima settimana dedicata al design italiano a Madrid
La mostra si è inserita nel calendario del Madrid Design Festival e ha inaugurato simbolicamente la prima Settimana del Design Italiano a Madrid (15 – 21 febbraio 2026), coordinata da Regina De Albertis, trasformando la città in un osservatorio su una stagione di straordinaria libertà creativa: un programma diffuso che ha coinvolto istituzioni culturali, showroom, gallerie e spazi dedicati alla progettazione contemporanea, estendendo il racconto di Alchimia al tessuto urbano della città.
La storia del collettivo Alchimia in mostra a Madrid
Fondata a Milano da Alessandro e Adriana Guerriero, Alchimia nasce in un momento di profonda trasformazione sociale, quando il design inizia a interrogarsi sul proprio ruolo culturale oltre la funzione e l’industria. Il collettivo si configura fin da subito come un laboratorio inedito, in cui architettura, arti visive, moda, musica e performance convivono senza gerarchie, dando forma a una pratica progettuale utopica, ironica e volutamente anti-funzionalista.

La mostra su Alchimia all’Istituto Italiano di Cultura di Madrid
Curata da François Burkhardt, Tobias Hoffmann e dallo stesso Guerriero, l’esposizione è stata prodotta dall’ADI Design Museum in collaborazione con il Bröhan-Museum. Cuore dell’allestimento era il celebre “tappetozattera”, una struttura evocativa che sospende il quotidiano e invitava a entrare nello spazio mentale di Alchimia. Attorno a questo dispositivo si è così dispiegata una costellazione di arredi, oggetti, accessori, schizzi, dipinti e fotografie che testimoniano un modo di progettare fondato sulla citazione, sulla decorazione e sulla reinvenzione dell’esistente. È qui che prende forma quella teoria del “design banale” con cui il gruppo rivendicava il diritto di attingere liberamente al passato, contro l’omologazione estetica e la standardizzazione industriale. All’esperienza alchemica partecipano alcune delle figure più influenti della cultura del progetto italiano: Alessandro Mendini, Ettore Sottsass, Andrea Branzi, Michele De Lucchi. Autori diversi ma accomunati dal rifiuto dei dogmi del modernismo e dalla volontà di restituire al design una dimensione comunicativa, critica ed emotiva. Non a caso, Alchimia viene premiata con il Compasso d’Oro nel 1981, riconoscimento che sancisce l’impatto culturale di una ricerca apparentemente marginale ma destinata a influenzare profondamente le generazioni successive.
Il design italiano per rafforzare il legame tra Italia e Spagna
Come ha sottolineato l’Ambasciatore d’Italia in Spagna Giuseppe Buccino Grimaldi, il design italiano si conferma strumento di dialogo internazionale e veicolo di una visione culturale capace di interrogare il presente e anticipare il futuro. Un impegno condiviso dall’Istituto Italiano di Cultura, diretto da Elena Fontanella, che con questa iniziativa rafforza il legame tra Italia e Spagna attraverso il progetto.
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