Venice Design Biennial, il design come autoritratto

Il festival di design organizzato a margine della Biennale di Architettura di Venezia torna, in presenza, con una serie di eventi che declinano in modi diversi un tema molto attuale, la rappresentazione del sé attraverso gli oggetti. A partire dal 20 maggio.

Design As Self Portrait_Spuma, ph_Federico Floriani
Design As Self Portrait_Spuma, ph_Federico Floriani

Il design come autoritratto, del designer che racconta se stesso attraverso la propria produzione ma anche dei fruitori, per i quali l’interazione con oggetti “d’autore” dal grande capitale simbolico è una delle tappe verso la costruzione di quell’identità che poi proietteranno anche all’esterno, per esempio pubblicando pensieri o fotografie sui social. È l’ipotesi curatoriale alla base della terza edizione della Venice Design Biennial, l’evento curato da Luca Berta e Francesca Giubilei che anche quest’anno accompagna il primo mese della Biennale di Architettura di Venezia.

LE MOSTRE: AUTORITRATTI PERSONALI E COLLETTIVI

Il programma prevede una mostra principale, divisa tra le due sedi espositive di SPARC – Spazio Arte Contemporanea, in campo Santo Stefano, e Spuma – Space of the Arts, spazio ricavato in un ex birrificio Dreher alla Giudecca, ma caratterizzata da un’unità tematica e di intenti, e diverse esposizioni satellite. Nel percorso di Design As Self-Portrait, che sviluppa il tema generale dell’autoritratto, le opere di venti designer internazionali fanno il punto su che cosa significhi rappresentare se stessi attraverso la pratica professionale – o artistica, dal momento che si tratta principalmente di pezzi di collectible design e che i confini tra la progettazione e la libera espressione della creatività sono decisamente labili. Negli altri due progetti espositivi, si parla piuttosto di una sorta di autorappresentazione collettiva attraverso il design. In Past Forward. Designers from the Land of Venice, allestita al Museo Archeologico, in Piazza San Marco, le opere di sedici progettisti attivi sul territorio veneziano dialogano con le statue classiche, mettendo in evidenza come diversi elementi della cultura di un luogo – le tecniche artigianali, i colori, le atmosfere – possano influenzare la creatività di chi ci vive. In Pretziada. A Self-Portrait in Design, nell’antico Oratorio dei Crociferi, il ritratto che emerge è quello di un’intera cultura materiale, quella sarda, rivitalizzata attraverso il lavoro congiunto di artigiani e designer. A completare la proposta sono un progetto performativo, Walking on Water della designer britannica Jo Cope, e un progetto editoriale fruibile anche a distanza perché ospitato su una piattaforma digitale, Hybrid Venice.

VENICE DESIGN BIENNIAL: LA PAROLA AI CURATORI

Per la mostra principale, abbiamo chiesto ai designer di progettare dei pezzi, o in alcuni casi delle vere e proprie installazioni, che rappresentassero l’insieme del loro approccio, con esiti anche molto differenti tra loro”, spiega Luca Berta.“Nello spazio SPARC, per esempio, in due sale agli antipodi avremo l’installazione di Elisa Ossino, che attraverso cinque diversi elementi (legno, marmo, tessuto, metallo e ceramica) compone un autoritratto fortemente impregnato del suo esprit de géometrie, del suo rigore formale, e i lavori di una generazione di giovani e giovanissimi designer che propongono un’estetica totalmente diversa, molto più barocca”.  Tra gli emergenti, presentati in una stessa sala per permettere che tra le loro opere si inneschino scambi e cortocircuiti, ci sono il duo belga Touche-Touche, la giovane ma già molto apprezzata Audrey Large e il ceco Tadeas Podracky, che ha partecipato al primo programma di residenza artistica lanciato dalla Biennale lo scorso anno e ha realizzato due specchi, rivoluzionati grazie a una serie di ramificazioni in legno e resina, in collaborazione con gli artigiani locali. In comune hanno il fatto di aver effettuato una virata netta rispetto al minimalismo che, invece, ha ispirato tante generazioni di designer prima di loro. “C’è quasi una tendenza all’ipertrofia” conferma Francesca Giubilei che però coesiste con un ritorno alle forme organiche della natura. Questi giovani in molti casi hanno anche riscoperto il piacere di creare con le proprie mani, spesso usando materiali fluidi come le resine, senza preoccuparsi della pulizia formale dell’oggetto. L’imperfezione è accettata, anzi è spesso integrata nel processo creativo”.

-Giulia Marani

Venice Design Biennial / Venezia, dal 20 maggio al 27 giugno 2021
Varie sedi in città
Venicedesignbiennal.org

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giulia Marani
Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per l’universo del progetto nasce proprio a Parigi, dove lavora nella redazione della rivista Architectures à vivre (dal 2007 al 2012) e partecipa al lancio di EcologiK, la prima rivista francese dedicata alla progettazione ecoresponsabile. Collabora con Artribune dal 2013 e coordina le pagine dedicate al design da gennaio 2019.