Nata a Barzio nel 1928, Maddalena Corti in De Padova è stata una delle figure che più hanno contribuito al rinnovamento del gusto nell’abitare italiano del secondo dopoguerra. Sempre legata a Barzio, il piccolo comune natio della Valsassina, vi realizzò un elegante condominio, dove visse gli ultimi anni della sua vita. Proprio Barzio, nell’estate 2021, le renderà omaggio con una mostra diffusa.

Percorrendo via Roma, una delle principali strade di Barzio (Lecco), e lasciandosi alle spalle il centro abitato, l’occhio attento dell’architetto come quello più sfuggevole del turista non può non cogliere, sul lato destro della strada, un distinto condominio, leggermente arretrato rispetto al ciglio della via, che si erge imponente in fronte alle Grigne. Qui fino a pochi anni fa, alzando lo sguardo all’ultimo piano, avremmo probabilmente scorto Maddalena De Padova (Barzio, 1928 – 2016), seduta sul suo balcone ad ammirare il bellissimo paesaggio circostante. Maddalena De Padova fu sempre legata da un rapporto di amore e odio nei confronti del paese natale. Prima avvertito come un luogo soffocante e arretrato, se ne allontanò nel 1948, per frequentare l’università di Grenoble, in Francia. Riscoperto e amato anni dopo, vi trascorse lunghi periodi della sua vita. Il figlio, Luca De Padova, ci racconta che fu proprio a Barzio che Maddalena incontrò per la prima volta Fernando De Padova, allora lavoratore presso gli impianti sciistici e suo futuro marito. Sempre qui Maddalena, in un atto di amore e omaggio al luogo, decise di realizzare uno dei condomini più interessanti ed eleganti del paese. E lì trascorreva i weekend e i mesi estivi in famiglia, con i figli Luca e Valeria, fino a risiedervi quasi stabilmente negli ultimi anni della propria vita. Così, la prossima estate, Barzio, in occasione dei cinque anni dalla sua scomparsa, le renderà omaggio con una mostra diffusa a lei dedicata attraverso le vie del paese.

LA STORIA DEL CONDOMINIO DE PADOVA A BARZIO

Conosciuto in paese come il Condominio De Padova, l’edificio voluto da Maddalena fu realizzato agli inizi degli Anni Sessanta dallo Studio Progettisti Associati di Milano, in cui l’ingegner Bernardo Tommasini ricoprì un ruolo di primario rilievo. Curato in ogni dettaglio, dal progetto dei paramenti esterni fino ai minimi particolari interni, si nota costantemente l’intervento silenzioso di Maddalena e Fernando. L’elevata qualità dell’opera e la testimonianza dei figli lasciano ipotizzare, in fase di cantiere, la presenza di altri architetti, senza però essere riusciti a reperire documenti certi a riguardo. Sviluppato su sette livelli fuori terra e uno interrato, il condominio si conclude in sommità con una vasta mansarda, appartamento di proprietà della famiglia De Padova. L’attenzione per il particolare si osserva già considerando la scelta dei materiali, segnata da una sapiente alternanza di elementi di pregio e locali, fino ad arrivare alle tecnologie adottate, con la presenza di un primo e innovativo sistema di riscaldamento radiante e a condutture a soffitto. Un’ossatura ad andamento sfaccettato in calcestruzzo armato è tamponata con mattoni faccia a vista, che vengono poi ripresi nelle aree comuni interne e in diverse porzioni degli appartamenti. Gli infissi, a oggi quasi tutti sostituiti, sono oscurati con un sistema mobile di schermatura, che contribuisce a donare dinamismo e fluidità al complesso. Ampie porzioni vetrate, poste ai piani bassi, forniscono ulteriore leggerezza all’aspetto esterno. Varcando la soglia d’ingresso i materiali sono scelti con cura: la pavimentazione dell’atrio è in lastre di gres con inserti parietali lignei. Gli appartamenti si caratterizzano per perlinature in Douglas alle pareti nel soffitto e l’uso del cotto al calpestio.

L'atrio d'ingresso con la doppia altezza © foto courtesy Giuseppe Galbiati
L’atrio d’ingresso con la doppia altezza © foto courtesy Giuseppe Galbiati

LA LUCE DEL DESIGN SCANDINAVO IN VALSASSINA

La sensazione dei condomini è quella di vivere in una torre di città, che a livello di confort non ha nulla da invidiare alle sue omologhe milanesi. Ma a ben guardare la scelta di materiali locali e il riuscito inserimento paesaggistico fanno dell’edificio un valido esempio dell’architettura colta di montagna.
Volendo andare oltre però troviamo che il condominio riesca a racchiudere in sé alcune caratteristiche proprie del design scandinavo, tanto amato da Maddalena e Fernando in quegli stessi anni. Risale al 1955 il loro primo viaggio a Copenaghen. Di quei luoghi Maddalena apprezzò la luce, lo spazio e la semplicità, ben lontani dallo stile monumentale delle case dei milanesi di allora. Ai mobili antichi, in legno scuro, e alle case buie del capoluogo lombardo, il nord contrapponeva la leggerezza e la luminosità dei suoi ambienti fluidi e continui. E così, con la funzione di vero e proprio biglietto da visita, colui che entra è accolto nell’atrio da un tavolino e quattro sedie in legno chiarissimo, dalle linee morbide, pezzi importati da Maddalena stessa e vicini al linguaggio di Alvar Aalto. E come se non bastasse, iniziando a percorrere gli spazi, ci si ritrova in ambienti concepiti senza soluzione di continuità, con doppie altezze e ampie vetrate, che rendono la luce dei tramonti la protagonista prima dell’impianto architettonico. Che l’uso del laterizio sia forse stato un ulteriore omaggio di Maddalena al maestro finlandese? Questo non ci è dato saperlo; quello di cui però possiamo essere certi è che con questa architettura la Signora del design ha saputo portare anche a Barzio un nuovo mondo: quello della vera modernità.

NELLA CASA DI MADDALENA DE PADOVA

In una parola l’appartamento di Maddalena è essenziale. Di una semplicità che, come ripeteva Vico Magistretti, è una delle cose più difficili da raggiungere. Il suo appartamento, posto all’ultimo piano dell’edificio, gode del paesaggio migliore, con un’ampia terrazza che guarda a est e gli ambienti di vita rivolti a ovest. Gli interni, in continuità visiva con le montagne circostanti, sono ampi e luminosi, organizzati in origine su due livelli e collegati tra loro da una piccola scalinata in legno. In questo caso la sistemazione fu curata da Giorgio Host Ivessich, architetto triestino e pupillo di Gio Ponti, che per la De Padova si occupò anche dell’organizzazione dello showroom di Corso Venezia. La presenza di un architetto del calibro di Host Ivessich dimostra chiaramente la volontà di Maddalena di dare lustro al proprio appartamento barziese, valorizzando al tempo stesso l’intero complesso. E su quali temi poteva concentrarsi la proposta progettuale? Ancora una volta troviamo i rimandi al mondo nordico: distanti dal trumeau delle case abbienti dei milanesi, Giorgio e Maddalena prediligono oggetti semplici, levigati, dai colori chiari e caldi. I lampadari moderni di Castiglioni sono affiancati alle classiche sedie Thonet, il tutto accostato a oggetti quotidiani o d’arte popolare, essenziali anch’essi nella loro funzionalità. E questo dell’arte popolare fu un interesse che segnò l’intera carriera di Maddalena, culminando nella celebre mostra del 1984 dedicata ai mobili degli Shakers, una piccola comunità religiosa del Maine.

Salotto di un appartamento tipo © foto courtesy Giuseppe Galbiati
Salotto di un appartamento tipo © foto courtesy Giuseppe Galbiati

A BARZIO UNA MOSTRA DIFFUSA IN RICORDO DI MADDALENA DE PADOVA

Per il prossimo anno, il comune di Barzio, con l’intento di rendere omaggio alla figura di Maddalena, ha deciso di organizzare una mostra diffusa per le vie del paese sul tema del design. Si tratta di una valida occasione per conoscere i luoghi che hanno tanto affascinato Maddalena, per provare a rimanere con il fiato sospeso osservando un tramonto dietro alle Grigne, il tutto tuffandosi nel ricercato mondo domestico della De Padova. E, sicuramente, l’evento costituirà la prima vera possibilità per presentare a un largo pubblico il Condominio De Padova, un edificio singolare, ancora sconosciuto ai più, lasciato cadere nell’oblio dalla critica architettonica a lui contemporanea, ma che merita sicuramente di essere visitato.

Giuseppe Galbiati

https://www.depadova.com/it/

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Giuseppe Galbiati
Nato a Monza nel 1995, Giuseppe Galbiati è laureato in Ingegneria Edile – Architettura presso il Politecnico di Milano. Partecipa attivamente agli eventi culturali dedicati all’architettura in Italia e all’estero. Si occupa in particolar modo di restauro e valorizzazione del patrimonio architettonico moderno, tema di ricerca sul quale svolge il proprio dottorato all’Ecole Polytechnique Fédérale de Lausanne. Sempre a Losanna ha collaborato a indagini in campo urbanistico e sociologico.