Plastic Matters. È davvero possibile un mondo senza plastiche? Il design risponde

Andare verso un modello del tutto plastic free con l’aiuto del design: possibilità concreta o utopia spinta dall’onda dei movimenti ecologisti? Di questo tema – caldissimo, ça va sans dire – si è discusso anche a Roma, nell’ultimo appuntamento del ciclo Design match al Palazzo delle Esposizioni

Caracol Robotic Playground
Caracol Robotic Playground

Un tema impellente che richiede soluzioni immediate e concrete. Un argomento, quello del mondo invaso dalle plastiche, che oltre a far indignare ecologisti e no (ne esistono molte di Greta ormai, fortunatamente), si porta dietro grandi problematiche e grande confusione (quante cose non dette, o dette male, ahimè), aprendo scenari sociologici, antropologici, ambientali ed economici importanti. Ogni anno infatti, secondo le stime del WWF, si producono oltre 300 milioni di tonnellate di plastiche derivate da petrolio. In Paesi industrializzati come Cina, Indonesia, Filippine e Vietnam poi, il loro utilizzo è indiscriminato, senza regole e ad altissimo impatto. Ma se pensare ad un mondo interamente plastic free resta ancora oggi una possibilità remota, come utilizzare quella in circolazione, dandole nuova vita e nuova dignità? Ma soprattutto facendo si che si inneschino meccanismi virtuosi e strategici di riuso? Ad essere messo maggiormente alla gogna infatti, non è la plastica in senso assoluto, materiale dalle molteplici qualità, quanto piuttosto il ciclo di vita del prodotto. Oggi, che finalmente la sensibilità ambientale è universalmente cresciuta e le leggi internazionali spingono a ridurre e convertire i consumi di polimeri sintetici, la percezione comune è che si possano abbandonare le plastiche tradizionali per far spazio a materiali alternativi. In che modo?

Giulia Mura 

www.unitedpets.com
www.caracol-am.com
www.palazzoesposizioni.it

IL CONVEGNO

Caracol Robotic Playground
Caracol Robotic Playground

Di questo tema portante si è discusso durante un confronto, a Roma, sull’economia circolare tra obiettivi, ambizioni e limiti. Ideati e organizzati da ADI Lazio, Cieloterradesign e Studio Algoritmo in collaborazione con Azienda Speciale Palaexpo e il supporto logistico dell’ostello Yellow Square, i Design Match sono un serie di incontri in cui due protagonisti del mondo della creatività, della cultura o dell’imprenditoria legata al design e all’innovazione sono invitati a confrontarsi pubblicamente su un argomento – da qui il nome match – offrendo ciascuno la propria visione e la propria proposta ad un problema specifico. Insieme ai due ospiti, terzo protagonista è proprio il design, inteso nel suo significato più ampio: driver del cambiamento, leva che può innescare quei meccanismi capaci di aiutare una comunità a crescere e a vivere in modo sostenibile con servizi di qualità, efficienti e condivisi. A discuterne, portando dati ed esperienza diretta, Cristina Rivolta, cofondatrice di United Pets, azienda specializzata nella produzione di oggetti di design per animali e Giovanni Avallone, chief design officer e co-founder di Caracol AM, start up attiva nella produzione e nell’allestimento di oggetti e arredi in plastica di riciclo. 

CARACOL ADDITIVE MANIFACTURING

Caracol Robotic Playground
Caracol Robotic Playground

Rappresenta una realtà di grande interesse nel panorama contemporaneo: un team giovanissimo che, passando dal Politecnico di Milano all’acceleratore ComoNext fino a New York, per dare un contributo creativo a questo tema ha scelto di utilizzare le tecnologie robotiche, i processi di estrusione e la stampa 3D per sviluppare soluzioni all’avanguardia pensate per venire incontro alle esigenze del cliente senza mai dimenticare l’elemento ambientale. Anzi, mettendolo al centro del proprio processo. Ispirandosi alla stratificazione del guscio delle chiocciole, i Caracol (a dicembre 2019 freschi dell’ambizioso riconoscimento alla Start Up Italia Open Summit) fanno del motto “Give waste a new life”  una filosofia. In questa direzione hanno realizzato il Robotic Playground, laboratorio in movimento ideato con l’obiettivo di raggiungere diverse città italiane per creare oggetti utili attraverso un braccio che stampa live, in 3D, un parco giochi per bambini, utilizzando una bioplastica ottenuta riutilizzando gli scarti di altre lavorazioni industriali. Il Robotic Playground promuove un design democratico, sia trasformando i rifiuti in beni dall’alto valore identitario per la comunità sia educando i cittadini alle possibilità offerte dall’innovazione tecnologica. Ma anche il 3D Bar, primo bar mai stampato interamente in 3D durante l’edizione 2019 della Milano Design Week. Combinando design e tecnologia, il 3D Bar testimonia come sia possibile creare un’estetica sorprendente, espressione di un nuovo modo di produrre sostenibile. Ogni pezzo di arredo infatti, dallo sgabello al bancone, è realizzato in PLA riciclata (ce ne è voluta quasi mezza tonnellata!), recuperata grazie alla collaborazione con l’azienda Flo Spa a partire dai rifiuti industriali provenienti dai bicchierini di caffè.

UNITED PETS

United Pets
United Pets

Company lombarda attiva dal 1999 oggi distribuita in tutto il mondo, sceglie di combinare design, praticità e sostenibilità, producendo oggetti per gli animali che utilizzino 100% R-pet stampato, recuperato in giro dagli scarti della lavorazione di altre aziende locali. La loro idea è quella di far disegnare da designer di tutto rispetto – primi tra tutti Giulio Iacchetti, Ilaria Gibertini e Stefano Giovannoni, solo per citarne alcuni – pezzi dall’alto valore estetico sviluppati a partire da materiali sostenibili e durevoli, a prova di “pet”. Tutto questo per aumentare il benessere degli animali domestici e la consapevolezza dei loro padroni e superando il vulnus legislativo nostrano fermo al 1973, in un anno come il 2020 in cui l’Unione Europea ha reso ancor più stringente la lotta al monouso. Certo, l’ideale sarebbe smettere di produrre nuova plastica (ad esempio iniziando a limitare di molto gli imballaggi industriali) e ri-utilizzare prima tutta quella che c’è in circolazione. Dato che questo pare essere ancora pura utopia, che almeno si ricicli di più e meglio. Con lo sforzo di tutti.

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Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.