“Non ce la faccio più”. Un nuovo brand di design omaggia la Magda di Verdone

Ferro e pelle, Simone Mussat Sartor e Pierfranco Giolito. Sono materiali e nomi che costituiscono il cuore del nuovo brand torinese di design Magdathome. Sotto l’egida della sfinita moglie di Furio, stanca – in questo caso – di vedere sempre gli stessi oggetti e le stesse lavorazioni.

Magdathome. Photo PEPE Fotografia
Magdathome. Photo PEPE Fotografia

Loro sono Simone Mussat Sartor e Pierfranco Giolito. Il primo ha almeno una doppia vita: come fotografo, in forze alla Galleria Alberto Peola (e figlio del grande Paolo), e come fashion designer con il marchio Born in Berlin, fondato insieme a Judith Hohnschopp. Il secondo ha anch’egli almeno una doppia anima: quella artigiana, con una predilezione particolare per i metalli, che l’ha portato a collaborare con numerosi artisti contemporanei; e quella più marcatamente da designer, grazie alla quale ha dato vita una decina di anni fa alle produzioni Diplopie.

Magdathome. Photo PEPE Fotografia
Magdathome. Photo PEPE Fotografia

UN NUOVO BRAND

Di questa atipica coppia parliamo ora perché nasce proprio in questi giorni un nuovo brand dalle caratteristiche spiccatamente artigianali e con un nome evocativo: Magdathome. Il riferimento è al personaggio interpretato da Irina Sanpiter in Bianco, rosso e verdone: era la moglie di Furio e infine sbottava con un inappellabile “Non ce la faccio più”. Nella fattispecie, secondo i due fondatori di Magda la misura è colma nel campo del design e delle sue circonvoluzioni più decorative e vezzeggiative. Per questo, la loro produzione – pezzi unici realizzati su richiesta – si concentra su due soli materiali, il ferro e la pelle, vissuti e manipolati nella maniera più diretta e naturale. Dalle librerie ai portariviste, dal comodino fino al piccolo portaoggetti con specchio per il bagno, gli elementi si contano sulle dita di una mano, con forme ferrose ortogonali e curve dettate dalla pelle stretta con cinghie oppure lasciata a compartimentare dolcemente gli spazi.
Qui sotto trovate una ricca fotogallery, mentre per le prossime novità e per contatti, seguite il loro profilo Instagram magda_t_home.

‒ Marco Enrico Giacomelli

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AutoreSimone Mussat Sartor
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Giornalista e dottore di ricerca in Estetica, ha studiato filosofia alle Università di Torino, Paris8 e Bologna. Ha collaborato all’"Abécédaire de Michel Foucault" (Mons-Paris 2004) e all’"Abécédaire de Jacques Derrida" (Mons-Paris 2007). Tra le sue pubblicazioni: "Ascendances et filiations foucaldiennes en Italie: l’operaïsme en perspective" (Paris 2004; trad. sp., Buenos Aires 2006; trad. it., Roma 2010), "Another Italian Anomaly? On Embedded Critics" (Trieste 2005), "La Nuovelle École Romaine" (Paris 2006), "Un filosofo tra patafisica e surrealismo. René Daumal dal Grand Jeu all'induismo" (Roma 2011), "Di tutto un pop. Un percorso fra arte e scrittura nell'opera di Mike Kelley" (Milano 2014), "Un regard sur l’art contemporain italien du XXIe siècle" (Paris 2016, con Arianna Testino). In qualità di traduttore, ha pubblicato testi di Augé, Bourriaud, Deleuze, Groys e Revel. Nel 2014 ha curato la mostra (al Museo della Scienza e della Tecnologia di Milano) e il libro (edito da Marsilio) "Achille Compagnoni. Oltre il K2". Nel 2018 ha curato la X edizione della Via del Sale in dieci paesi dell'Alta Langa e della Val Bormida. Ha tenuto seminari e lezioni in numerose istituzioni e università, fra le quali la Cattolica, lo IULM, l'Università Milano-Bicocca e l'Accademia di Brera di Milano, l’Alma Mater di Bologna, la LUISS di Roma, lo IUAV e Ca' Foscari di Venezia, l'Accademia Albertina di Torino. Redige (insieme a Massimiliano Tonelli) la sezione dedicata all'arte contemporanea del rapporto annuale "Io sono cultura" prodotto dalla Fondazione Symbola. Insegna Critical Writing alla NABA di Milano. È vicedirettore editoriale di Artribune e direttore responsabile di Artribune Magazine.