The Litta variations/ Opus 5. L’installazione di Pezo von Ellrichshausen a Palazzo Litta a Milano

Un’opera immersiva ad accogliere il visitatore e tanti nomi del design sono la cifra del Fuorisalone di Palazzo Litta, che si conferma anno dopo anno spot imperdibile della kermesse del design internazionale a Milano.

L’installazione di Pezo von Ellrichshausen a Palazzo Litta. ph. Maurizio Tosi
L’installazione di Pezo von Ellrichshausen a Palazzo Litta. ph. Maurizio Tosi

Da quando Palazzo Litta è entrato nel circuito del Fuorisalone di Milano ha sempre saputo tenere viva su di sé l’attenzione e la curiosità dei visitatori attraverso esibizioni dal forte impatto visivo ed immersivo alla scoperta delle stanze del palazzo gremite di designer e opere inedite. Ma se nelle edizioni passate l’opera del cortile cercava con le forme del cortile stesso una connessione formale di un qualche tipo, all’esibizione 2019 basta trovarsi lì anziché altrove per costruire un’introversione del cortile in sé capace di smaterializzarla e viceversa affermarla nella sua essenza più caratterizzante.

L’INSTALLAZIONE DI PEZO VON ELLRICHSHAUSEN

Si chiama Echo e, in ossequio alla ninfa costretta al silenzio dall’amore non ricambiato per Narciso, l’opera realizzata dallo studio cileno Pezo von Ellrichshausen fa della mimesi la sua cifra espressiva: un passaggio cubico sovrastato da un tronco di piramide sfondato verso il cielo, entrambi in acciaio lucidato a specchio, entrano in risonanza con il ritmo colonnato del cortile, con la pavimentazione acciottolata, li riflettono costruendo così un non-luogo che replica lo scenario che ha di fronte imbevendosene e restituendone un’immagine inedita, dissezionata in facce variamente inclinate e orientate. Il senso di un’opera smaterializzata e riflettente al suo esterno quanto materica e corposa al suo interno, è indurre lo spettatore alla contemplazione nel contempo introversa ed estroversa: le facce del cubo replicano il colonnato barocco circostante e quelle della piramide rovesciata soprastante, danno una versione inedita della pavimentazione in pietra del cortile fino al colonnato e al corridoio alle sue spalle, ma una volta dentro, le pareti scure e cassettonate del volume avvolgono il visitatore in uno spazio “altro”, estraneo e distante dalle forme classiche prima replicate, al punto da negarle e aprirsi solo alla contemplazione della volta celeste soprastante.

L’INTERVENTO ALLA BIENNALE

Si compie in questo passaggio il legame fra Natura ed Architettura da sempre al centro del lavoro di ricerca dello studio Pezo von Ellrichshausen, che anche alla Biennale di Venezia hanno proposto padiglioni attraverso i quali il visitatore vivesse un’esperienza sensoriale, pertanto vera e forte, progettata a partire da spunti culturali fra i più disparati e in sé lontani dal senso comune. Echo è anche una scatola magica attraverso la quale si compie l’affermazione e poi la smaterializzazione della cornice monumentale che la circonda nel panorama ininterrotto del cielo sopra di essa, e questo passaggio avviene per chiunque in una maniera tanto immediata e potente da indurre tutti coloro che la attraversano per percorrere il cortile all’introspezione e alla contemplazione statica.

-Aurelia Debellis

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Aurelia Debellis
Aurelia Debellis è architetto e giornalista freelance. Formatasi fra Genova, Barcellona e Milano, lavora oggi presso una società di ingegneria e architettura operante in Italia e all’estero mentre scrive di architettura per Artribune, Archetipo e testate di settore sul web. Nelle edizioni 2011 e 2012 ha curato, insieme a Renata Sias per la rivista US ufficiostile (gruppo IlSole24Ore), il premio US award per i migliori uffici dell’anno. Ha collaborato con lo IED di Milano tenendo corsi monografici per l’indirizzo didattico internazionale di Interior Design. Ha sviluppato progetti propri di design come la fontana municipale di Lądek Zdrój (Polonia) e interiors nell’hôtellerie.

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