A Faenza apre la nuova biblioteca di design dell’ISIA. Intervista alla presidente Giovanna Cassese

Nasce su iniziativa dell’istituto di alta formazione in design e comunicazione la prima biblioteca in Emilia Romagna dedicata specificamente alla progettazione. Ne abbiamo parlato con la presidente, che rivendica una precisa scelta di politica culturale.

Munari all'ISIA negli anni 90
Munari all'ISIA negli anni 90

A Faenza c’è una biblioteca di design nuova di zecca, la prima nel suo genere in Emilia Romagna, intestata simbolicamente a Bruno Munari. A inaugurarla, negli ambienti del settecentesco Palazzo Mazzolani, è l’ISIA della città romagnola, che con questa operazione apre al pubblico il suo patrimonio librario e prosegue una politica di apertura e impegno nei confronti della comunità portata avanti già da qualche anno. La biblioteca si sta ampliando grazie a una campagna di acquisizioni e donazioni che ha già permesso di raccogliere volumi di pregio – e qualche pezzo raro – grazie alla generosità di designer, studiosi e collezionisti “amici” dell’ISIA. Ne abbiamo parlato con Giovanna Cassese, che presiede l’istituto dal 2016 dopo aver diretto le Accademie di Belle Arti di Napoli e L’Aquila e da allora si impegna per rendere più visibile l’alta formazione pubblica grazie a una serie di iniziative, dall’organizzazione di mostre alle collaborazioni con designer e aziende.

La nuova biblioteca dell’ISIA è la prima in Emilia Romagna a essere specificamente dedicata al design. Che ruolo avrà nel sistema locale? Avete in mente un visitatore tipo?
Nella nostra regione, come in tutta Italia, c’è oggi una grandissima attenzione nei confronti del design, anche dal punto di vista delle realtà formative che sono molte. La biblioteca è abbastanza complessa, con sezioni dedicate a argomenti che spaziano dalla storia dell’arte alla tecnologia, alle tecniche di lavorazione della ceramica, proprio perché il design supera i tradizionali confini tra le discipline umanistiche e quelle scientifiche. Ci rivolgiamo prima di tutto agli studenti e agli studiosi di design – per questo abbiamo scelto mobili moderni per arredare i nuovi ambienti restaurati di palazzo Mazzolani, dove troviamo affreschi e stucchi bellissimi di fine Settecento – ma la nostra è stata prima di tutto una scelta di politica culturale e di apertura alla cittadinanza.

Con quali obiettivi?
L’alta formazione artistica pubblica è misconosciuta e tenuta un po’ sottotono anche dalla politica nazionale, bisogna riportarla al centro del dibattito e renderla visibile. Noi cerchiamo di farlo con questa e altre iniziative, per esempio quest’anno parteciperemo per la prima volta al Salone Satellite dal punto di vista istituzionale, con uno stand nella parte dedicata alle scuole internazionali di design.

C’è stata una collaborazione con le istituzioni locali su questo progetto?
Abbiamo lavorato a braccetto con le istituzioni, in particolare con le Reti Bibliotecarie di Romagna, che sono all’avanguardia e sono state un punto di riferimento effettivo. Dopo una gara hanno affidato a delle bibliotecarie la schedatura di tutti volumi, in modo da comparire nell’OPAC SBN Nazionale – Catalogo del Servizio Bibliotecario Nazionale e nella rete delle biblioteche della Romagna. Per noi è stato fondamentale.

Avete lanciato una campagna di acquisizioni dal titolo “Dona un tuo libro all’ISIA di Faenza”: come si è svolta e con quali risultati?
Abbiamo chiesto a designer, artisti, galleristi, curatori, studiosi, galleristi e a tutta una serie di istituzioni di regalarci dei volumi da aggiungere ai 3.500 circa che erano già in possesso dell’ISIA. Per ora sono stati raccolti circa 500 volumi in questo modo, è stato un apporto importante perché nella maggior parte dei casi si stratta di volumi di difficile reperimento, pubblicazioni specialistiche o cataloghi di mostre. Il figlio di Bruno Munari, per esempio, ci ha voluto regalare una vera rarità, un “libro illeggibile” che Munari aveva fatto nel 1956 e che era rimasto inedito a lungo, prima di essere pubblicato da Giorgio Lucini in edizione limitata e numerata. Per noi si tratta comunque di un lavoro a lungo termine, la biblioteca crescerà nel tempo.

A proposito di Bruno Munari, perché avete scelto di dedicare a lui la biblioteca?
Ci è sembrato giusto per una serie di motivi. Bruno Munari è stato tra i fondatori dell’ISIA e ha fatto parte del primo comitato scientifico dell’istituto, qui ha tenuto anche dei laboratori sulla ceramica che sono stati all’avanguardia sul finire degli anni Settanta. Inoltre portava avanti un’idea del design come incontro di creatività e tecnologia, di “saper pensare” e “saper fare”, molto importante per noi. Puntiamo, infatti, a una didattica che sia al tempo stesso laboratoriale e teorica e sappia formare un designer a tutto tondo. Munari è stato anche un antesignano per quanto riguarda la concezione della ceramica, tra tradizione e innovazione. Per noi, che vogliamo recuperare il genius loci di Faenza in senso contemporaneo, è un esempio da seguire.

Giulia Marani

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Giulia Marani
Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per l’universo del progetto nasce proprio a Parigi, dove lavora nella redazione della rivista Architectures à vivre (dal 2007 al 2012) e partecipa al lancio di EcologiK, la prima rivista francese dedicata alla progettazione ecoresponsabile. Collabora con Artribune dal 2013 e coordina le pagine dedicate al design da gennaio 2019.