Bio design e nuovi materiali. Un assaggio della prossima Triennale dal primo summit di Altagamma

Funghi, alghe, batteri… Questi organismi biologici hanno da qualche anno diritto di cittadinanza nei territori del design e, anzi, stanno diventando alleati importanti per i progettisti. Presentato a Next Design Perspectives come uno dei dieci trend chiave del prossimo futuro, il bio facturing sarà anche al centro del grande evento della prossima primavera.

Next Design Perspectives. Bio Facturing photo credit Full Grown
Next Design Perspectives. Bio Facturing photo credit Full Grown

Una sedia che cresce come una pianta, con una forma mutuata in gran parte dai naturali intrecci dei rami, impiega sei anni per giungere a una completa maturazione, in una sorta di stampa 3D zen. Una fede nuziale creata in laboratorio a partire da cellule d’osso che contengono il DNA del partner. Un paio di sneaker di tela di ragno o un padiglione costruito con il micelio dei funghi. Simili collaborazioni tra designer e “aiutanti” appartenenti al regno vegetale o animale, in cui la materia diventa la natura stessa, sono diventate sempre più frequenti negli ultimi anni e sono una colonna portante del design “ricostituente” – cioè sano, sostenibile, eticamente corretto – sul quale Paola Antonelli intende costruire la sua Broken Nature, la 22esima Triennale di Milano che aprirà a marzo 2019. Il “bio facturing”, etichetta sotto la quale vengono raccolte tutte quelle operazioni in cui la produzione avviene con la partecipazione di organismi biologici, è anche il trend più forte che emerge tra quelli raccontati nell’ambito di Next Design Perspectives, il recente convegno sulle nuove frontiere del design organizzato a Milano da Altagamma. A rendere evidente il legame tra l’iniziativa e la prossima Esposizione Internazionale, oltre alla location e alla presenza della stessa Antonelli come speaker e moderatrice di alcuni incontri, la partecipazione di designer e teorici internazionali impegnati da anni in ricerche sull’uso innovativo di materiali naturali che avremo modo di conoscere meglio la prossima primavera.

Next Design Perspectives. Suzanne Lee
Next Design Perspectives. Suzanne Lee

DESIGN IN CHIAVE BIO

Nata a Harare, in Zimbabwe, Natsai Audrey Chieza porta avanti con il suo studio Faber Future un lavoro pionieristico sullo sviluppo di bio-tinture per tessuti grazie all’azione dei batteri. L’apporto della biologia, oltre a dare vita a stoffe dalla texture irregolare e dai motivi erratici di grande fascino, consente di agire su uno dei punti deboli del sistema-moda: l’elevato impatto ambientale. Sempre nell’ambito del fashion design, la londinese Suzanne Lee è, come recita la biografia che accompagna il video di un suo celebre TED talk del 2014 nel quale invitava a “coltivare i propri vestiti”, una “stilista riconvertitasi in prestigiatrice biologica”. La sua specialità è la biocouture, come direttrice creativa di Modern Meadow usa organismi viventi – batteri, cellule del lievito, tela di ragno – per produrre nuovi materiali con i quali realizzare tessuti, succedanei del cuoio e capi di abbigliamento. Per la mostra Items: Is Fashion Modern? del MoMA ha realizzato Zoa, una t-shirt in pelle bio-stampata in 3D. L’italiano Maurizio Montalti è uno dei pionieri dell’uso del micelio, l’apparato vegetativo dei funghi, che negli Stati Uniti è già considerato un’alternativa credibile a materiali più tradizionali come la gomma o il polistirolo per alcuni tipi di applicazione. Resistente e particolarmente versatile, dal momento che la materia prima su cui coltivare i funghi può essere diversa a seconda dell’ambito produttivo, questo neo-materiale può essere usato anche in architettura. L’artista e filosofo olandese Koert Van Mensvoort è noto per aver sviluppato il concetto di Next Nature, la prossima natura o la relazione simbolica tra l’uomo e ciò che crea, e che diventa indistinguibile dalla natura stessa. Con il suo team disegna prodotti di design fiction, non ancora possibili ma plausibili e in grado di interrogare il pubblico sollevando problemi etici. Per esempio, saremmo pronti a modificare il DNA di una razza dotandola di nuovi colori e motivi a piacere per poi usare la sua pelle per fabbricarci un paio di scarpe on demand e completamente personalizzato?

Next Design Perspectives. Zoa Biofabricated Bioeather T-shirt MoMA. Photo credit Sara Kinney
Next Design Perspectives. Zoa Biofabricated Bioeather T-shirt MoMA. Photo credit Sara Kinney

NOVE TENDENZE

Oltre al biodesign, la multinazionale del forecasting WSGN ha selezionato altre nove tendenze che diventeranno importanti nel prossimo futuro al punto da influenzare l’intera industria creativa e, di conseguenza, i nostri stili di vita. Il Luxe of less, il “lusso del meno” consiste nell’accettare di possedere meno oggetti di migliore qualità e nell’esaltazione di valori come la lentezza e il silenzio, in opposizione alla frenesia della vita moderna. Le New consumer voices sono le voci dei nuovi mercati, diversi per appartenenza etnica e culturale (si prevede per esempio che i consumatori musulmani entro il 2019 spenderanno 327 milioni di dollari in abbigliamento, e che entro il 2020 più della metà degli americani sotto i 18 anni non sarà wasp). Molto importante sarà anche il Common ground, il terreno comune tra locale e globale, con la necessità, da parte di creativi e aziende, di dare visibilità a tecniche tradizionali e materiali locali per promuovere la cooperazione internazionale.
Poiché la diversità non è solo culturale e la disabilità si preannuncia come uno dei temi caldi dei prossimi decenni, complice anche l’allungamento della vita e la maggiore diffusione di malattie neurodegenerative, si prevede che anche l’Allclusive design, il design inclusivo o per tutti, si imponga sulla ribalta. Completano il quadro un nuovo interesse per la sfera emotiva (The future is emotion, il futuro è emozione) con la proposta di oggetti e interfacce che tengono conto delle reazioni empatiche dei consumatori, la spinta a superare i propri limiti uscendo dalla zona di confort (si parla di Positive discomfort, il disagio positivo che spesso rappresenta una molla potente per i creativi, e che può spingerli anche a considerare criticamente la loro responsabilità civile e ambientale), l’esigenza di consumare il più possibile “pulito” (Clean consuming ed economia circolare), l’opportunità di ricorrere a partnership creative non scontate (Improbable collaborations, collaborazioni improbabili) e la centralità del tatto nelle interazioni che avremo con gli oggetti (In touch). Il più bistrattato tra i sensi sarà finalmente al centro dell’attenzione, sollecitato già oggi dalla grande diffusione degli schermi e dei dispositivi touch e in futuro da nuove interfacce tattili attualmente in fase di studio, che favoriranno un approccio phygital (fisico e digitale insieme) al design.

Giulia Marani

www.altagamma.it
www.wsgn.com

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Giulia Marani
Classe 1983, genovese di nascita e di cuore. Dopo la laurea in comunicazione all’Università degli Studi di Milano, soccombe al fascino di Parigi, dove vive per sei anni, lavorando come ufficio stampa in ambito editoriale e nella redazione della rivista di architettura e design Architectures à vivre.