Vitra Typecasting. Design e sociologia da divano

Parlare di design per parlare di noi. Nell’allestimento curato a Milano da Robert Stadler per il brand tedesco sono raggruppate nove categorie sociologiche. E cinque designer o studi esplorano nuovi modi per stare insieme… sul sofà.

Vitra Typecasting
Vitra Typecasting

Il design è come un sismografo sociale” racconta Robert Stadler mentre introduce al pubblico della design week l’installazione che ha curato per Vitra alla Pelota di Milano, dove una volta si giocava la palla basca “Oscilla indicando i cambiamenti negli stili di vita ma anche nella rappresentazione di noi stessi”. Il progettista austriaco di stanza a Parigi non ha dubbi: parlare di design può essere un ottimo pretesto per parlare di noi. Le cose con cui decidiamo di circondarci, e il modo in cui esse entrano in dialogo tra loro, dicono moltissimo su chi siamo e altrettanto su come desideriamo mostrarci agli altri, nella vita reale o sui social media. Nello stesso tempo, aggiungiamo noi, il discorso sociologico può diventare un escamotage par valorizzare l’ampiezza e la profondità del catalogo storico, vero punto di forza dell’azienda tedesca.

Vitra Typecasting
Vitra Typecasting

LE NOVE CATEGORIE

Typecasting, il titolo dell’installazione, è un termine utilizzato soprattutto nell’industria cinematografica. Fa riferimento all’identificazione di un attore con un particolare ruolo o con un certo tipo di personaggio, di solito fortemente stereotipato. I 200 mobili e oggetti raccolti su una pedana gialla al centro della sala ‒ tra i quali troviamo prodotti del passato e del presente, edizioni, prototipi in fase di studio o mai realizzati ‒ sono raggruppati tra loro non per tipologia o per decennio, ma secondo nove categorie che ricordano quelle comunemente usate nelle indagini di mercato e corrispondono ad altrettanti “tipi” sociali del nostro tempo. Ci sono i Comunitari (Communals), coloro che amano sperimentare nuovi modi per vivere e lavorare insieme, spinti dalla carenza di spazio nelle grandi città oppure da un senso di isolamento, gli Organizzatori compulsivi (Compulsive Organizers), gli Slashers, che alternano due mestieri o attività non necessariamente correlate tra loro, i Sognatori (Dreamers), i Partecipanti a concorsi di bellezza (Beauty Contestants), specchio dell’ossessione contemporanea per il fisico, gli Utenti di siti di incontri (Dating Site Encounters), gli Spartani (Spartans), gli Irrequieti (Restless) e gli Atleti (Athletes).

Vitra Typecasting
Vitra Typecasting

I SOFA

Della prima categoria fanno parte, oltre a icone del passato come la Living Tower di Verner Panton, sei nuovi prototipi di “divani comunitari” realizzati negli ultimi mesi da diversi designer, ai quali è stato chiesto di immaginare una seduta per uno spazio abitativo collettivo o un coworking. Al progetto hanno partecipato Konstantin Grcic, Barber Osgerby, i fratelli Bouroullec, Commonplace Studio e lo stesso Stadler, con un prototipo chiamato Hybrid che permette di alternare una configurazione più classica ‒ se ci si siede sul lato esterno ‒ e una più conviviale ‒ se si occupa il lato interno e ci si mette comodi, magari togliendo le scarpe. Nella sezione ispirata al dating, invece, si fronteggiano strane coppie come quella formata dalla Soft Geometric Chair di Scott Burton e dal Polder Sofa di Hella Jongerious, che partono dalla stessa idea, l’assemblaggio di elementi geometrici, ma mostrano due approcci completamente diversi posizionandosi da una parte e dall’altra del confine, spesso poroso, tra arte e design. L’unico appunto che si potrebbe fare all’allestimento è che, nonostante la forza del concept, risulta poco “parlante”: senza una guida e senza la brochure messa a disposizione all’ingresso non sarebbe semplicissimo raccapezzarsi tra le varie categorie e cogliere le sfumature del discorso, in particolare per i non addetti ai lavori.

Giulia Zappa

Milano // fino al 22 aprile 2018
Typecasting
La Pelota
Via Palermo 10
www.vitra.com

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http://map.artribune.com/milano

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Giulia Zappa
Laureata in comunicazione all’Università di Bologna con una tesi in semiotica su Droog Design, si specializza in multimedia content design e design management a Firenze e New York. Da oltre dieci anni lavora come design&communication strategist, occupandosi di progetti a cavallo tra comunicazione e prodotto. Ha insegnato Comunicazione Multimediale all’Accademia di Belle Arti di Roma. È consulente per programmi internazionali di design per lo sviluppo. Giornalista pubblicista, per Artribune è responsabile editoriale delle pagine dedicate al design.