Nomad Circle. La fiera-non fiera nomade di design debutta a St. Moritz in versione invernale

Dall’8 all’11 febbraio, nell’antica Chesa Planta del XVI secolo a St Moritz, si svolge l’edizione invernale della fiera itinerante di design e del lusso. Le immagini.

NOMAD, StMoritz, Chesa Planta ©Andrea Badrutt
NOMAD, StMoritz, Chesa Planta ©Andrea Badrutt

Si definiscono un circolo nomade, una vetrina per il design da collezione, un evento privato riservato ad una comunità di intenditori. Un circolo, però, è solitamente sinonimo di perfezione, di esclusività e di radicamento sul territorio. Nomad Circle, la fiera non fiera fondata nel 2017, sceglie invece di non essere stanziale e di aggiungere una nuova edizione in Engadina. Dall’8 all’11 febbraio si svolge infatti nell’antica Chesa Planta del XVI secolo, a St. Moritz, la sua versione invernale, a cui parteciperanno diciannove gallerie tra arte e design contemporaneo. A Nomad si entra solo per trovare lavori inediti, mai esposti prima.
Non è dato sapere se i due fondatori di Nomad, Giorgio Pace e Nicolas Bellavance-Lecompte, si siano ispirati per Nomad Circle al titolo del celebre intervento di Richard Long in Mongolia (1996); vero è che la loro modalità di selezionare il design a tiratura limitata per un pubblico di reali intenditori sta raggiungendo obiettivi sempre più elitari.

IL LUSSO COME CHIAVE DI NOMAD

Il progetto è stato creato come un format replicabile in ogni parte del mondo, in ogni città in cui il lusso contempli conoscenza e ossessione per la bellezza. Una kermesse all’interno della quale la superficie degli oggetti non nasconde, ma, al contrario, esalta, la capacità di riconoscere, di osservare, di trovare il feticcio, l’avanguardia, l’unicità. Elementi che solo poche gallerie al mondo possono mettere alla prova all’interno di luoghi solitamente non accessibili –così com’è successo a Monaco, dal 27 al 30 aprile scorso, alla Villa la Vigie, l’ex residenza di Karl Lagerfeld.
L’obiettivo è stabilire un dialogo irripetibile tra i lavori, i progetti e le opere, presentati ad una comunità di collezionisti e di galleristi accomunati dalla diversità e dall’intensità nell’esplorazione delle esperienze. Infatti, per le esigenze del selezionato pubblico di questo appuntamento, tanto nel Principato di Monaco quanto in Engadina, è stato preparato un programma VIP che approfondisce non solo l’aspetto del collezionismo all’interno del territorio di riferimento, ma che ne svela anche tesori nascosti tra arte e design.

IL PROGRAMMA COLLATERALE

In programma, oltre ai cosiddetti talk con personaggi del calibro di Doug Aitken e Farshid Moussavi, verranno presentate due mostre, A Mind of Winter, a cura dello stesso Giorgio Pace, e A Sense of Belonging curata da Giovanna Lisignoli.
Solo per pochi eletti sono previste le cene performative in dimore private e visite speciali ad alcune istituzioni culturali, così come performance vere e proprie e il disvelamento di oggetti introvabili. Le gallerie italiane protagoniste, oltre ad APalazzo Gallery di Brescia, saranno Nilufar, Giustini/Stagetti Galleria O di Roma, Galleria Luisa Delle Piane e anche, tra le novità, Massimo De Carlo. A St. Moritz si sono aggiunte inoltre Demisch Danant (New York), Skarstedt (New York/Londra) e Almine Rech (Parigi/Brussels/Londra/New York), mentre, fra le altre che hanno scelto di seguire anche questa seconda edizione ci saranno: Gallery FUMI (Londra), Galerie BSL (Parigi), Carwan Gallery (Beirut) e David Gill Gallery (Londra).

LE ANTEPRIME

Ma che cosa sarà allestito nella Chiesa del 1595? Ecco alcune anteprime. Ci saranno progetti della leggendaria Maria Pergay, così come un tavolo pionieristico di Sabine Marcelis, alcune lampade di Guillermo Santoma e una seduta di Fredrik Paulsen. Alcuni arredi sembreranno prendere forma assecondando l’ambiente e il clima che li circonda, come la Kidassia Chair dei fratelli Campana e il furry Banquette ‘Anita’ di Francis Sultana, senza dimenticare il vintage modernista con il progetto ‘Pair of Armchairs’ (1950) di Joaquim Tenreiro. Tra le linee raffinate di Wieki Somers e Sebastiaan Straatsma, non mancheranno pezzi di Mattia Bonetti, Fredrikson Stallard, Michele Oka Doner e Barnaby Barford, a qualche metro di distanza da disegni di Nathalie Du Pasquier, dipinti di George Condo, sculture di Tony Matelli, Pour Painting di Armleder e strutture prospettiche di Artur Lescher.

TESSUTI E CERAMICHE

Verrà infine dedicata una sezione ai tessuti e alle ceramiche, con opere di Gelitin e Christian Holstad, mentre in una stanza dello chalet verranno allestiti i tappeti cuciti a mano di Christoph Hefti e un percorso parallelo porterà gli ArtinD a raccogliere tappeti disegnati da otto architetti come Ben Van Berkel, Peter Eisenman, Norman Foster, Sou Fujimoto, Thom Mayne, Alessandro Mendini, Piero e Nathalie Sartogo, e in ultimo Peter Zumthor. In attesa che Nomad ricominci nuovamente a Villa la Vigie dal 26 al 29 aprile.

– Ginevra Bria

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Ginevra Bria
Ginevra Bria è critico d’arte e curatore di Isisuf – Istituto Internazionale di Studi sul Futurismo di Milano. È specializzata in arte contemporanea latinoamericana.