Il Salone del Mobile numero 56 propone una ricetta ampiamente collaudata. Cinque manifestazioni in contemporanea, 200mila mq di superficie espositiva per oltre 2mila espositori. Tornano xLux e l’evento off Space&Interiors. Tante conferme, tutte importanti. Ma che cosa c’è di nuovo sotto le vele di vetro disegnate da Massimiliano Fuksas?

Torna in scena il Salone del Mobile nella versione delle annate dispari, con cinque manifestazioni in contemporanea che si preparano ad accogliere i consueti 300mila visitatori da oltre 165 Paesi: le fiere internazionali del mobile e del complemento d’arredo, Euroluce, Workplace 3.0 e il SaloneSatellite, che quest’anno spegne venti candeline. Ritorna xLux, il sofisticato “quartiere” dedicato al lusso, mentre prosegue la sinergia con Made Expo con la seconda edizione dell’evento off Space&Interiors, ospitato a The Mall di Porta Nuova. Tra le principali novità in fiera, un inedito format per il mobile e il complemento, nei classici padiglioni 2 e 4, con un percorso che si sviluppa intorno a una promenade centrale.

EUROLUCE E IL RITORNO DI GARRONE

Alla sua 29esima edizione, il salone dell’illuminazione riunisce all’interno dei padiglioni 9-11 e 13-15 oltre 450 espositori impegnati in settori merceologici che spaziano dai prodotti illuminotecnici alle soluzioni per il risparmio energetico, con un focus sulle fonti led e l’home automation. Qui va in scena anche il secondo tempo di un matrimonio artistico che si è già rivelato fortunato lo scorso anno, quello fra lo studio Ciarmoli Queda e Matteo Garrone.
Fuori dal classico (anche se non del tutto: il teatro e una stanza di Before Design: Classic saranno riproposti nei padiglioni 2 e 4, insieme all’acclamato corto del regista), spazio alla luce, con un nuovo progetto espositivo dal titolo DeLightFul – crasi di design, light, future e living. Per l’occasione, Simone Ciarmoli e Miguel Queda hanno immaginato uno spazio domestico a prova di Millennials, mentre Garrone, che l’anno scorso si era approcciato per la prima volta al design con un cortometraggio dal sapore fiabesco che vedeva i bambini come custodi del bello in uno scenario post-atomico, ha immaginato un ritorno alla natura facendo sparire le pareti di casa e portando i mobili nei boschi di Chia, nel viterbese, uno dei luoghi dell’anima di Pierpaolo Pasolini.

DeLightFul. Photo © Yoshie Nishikawa & Paolo Alberto Gatti
DeLightFul. Photo © Yoshie Nishikawa & Paolo Alberto Gatti

WORKPLACE 3.0

Il SaloneUfficio, quest’anno alla 18esima edizione, si propone non solo di accogliere le aziende che propongono soluzioni per gli ambienti lavorativi, ma anche di stimolare la riflessione sul mutamento antropologico del lavoro. L’installazione A Joyful Sense at Work, curata dall’architetto Cristiana Cutrona con la partecipazione di O+A, Ahmadi Studio, UNStudio con SCAPE e Studio 5+1AA, riporta l’uomo al centro della progettazione dell’ufficio, mettendo in scena soluzioni che si muovono in uno spazio liquido per soddisfare i bisogni reali di ogni utilizzatore.
Il numero magico è il quattro: quattro sono gli studi internazionali coinvolti nel progetto, portatori di ispirazioni eterogenee che vanno dall’acqua al gioco, dal giardino persiano al tempo, così come le aree, dedicate ad altrettanti processi cognitivi (concentrazione, condivisione, creatività, scambio di idee) che si sostituiscono alle tradizionali divisioni funzionali degli ambienti di lavoro.

Massimo Lunardon, Kerouac, 2002. Autoproduzione
Massimo Lunardon, Kerouac, 2002. Autoproduzione

20 ANNI DI SALONESATELLITE

Ha ricevuto il Compasso d’Oro alla carriera e ha tenuto a battesimo alcune tra le star internazionali di oggi, da Lorenzo Damiani a Patrick Jouin, da Oki Sato di Nendo a Matali Crasset. Festeggia il suo 20esimo compleanno in pompa magna con un’edizione speciale e una mostra antologica, la seconda a lui dedicata negli ultimi dieci anni. Non parliamo di un enfant prodige del design ma del SaloneSatellite, capostipite delle manifestazioni dedicate alla creatività giovanile ed eccezionale fucina di talenti.
Da quando è nata, nel 1998, come una costola del Salone del Mobile, la fiera consacrata agli under 35 ha visto la partecipazione di oltre 10mila ragazzi e circa 300 scuole internazionali di design. Al timone, oggi come allora, c’è la venezuelana Marva Griffin, che ha seguito le carriere di molti dei “suoi” ragazzi ben oltre l’esperienza della fiera. “Molti mi scrivono per anni dopo essere venuti al Satellite, raccontandomi i loro successi ma anche i loro dispiaceri”, ha ricordato in conferenza stampa. “Alcuni sono diventati nomi importanti del design, altri hanno scelto di cambiare mestiere. Uno è diventato un ottimo musicista. Non c’è niente di male: l’importante è capire qual è la propria passione”.
Le celebrazioni per la 20esima edizione del Satellite prevedono, oltre all’edizione di quaranta pezzi commissionati ad altrettanti designer “ex alumni”, una mostra antologica a cura di Beppe Finessi. Intitolata SaloneSatellite. 20 anni di nuova creatività e ospitata dalla Fabbrica del Vapore, raccoglie una selezione di prodotti presentati per la prima volta in fiera come prototipi e poi entrati in produzione. Alcuni sono molto recenti, come la lampada da tavolo Chroma di Arturo Erbsman, edita da Roche Bobois nel 2015, altri risalgono alle primissime annate del Satellite, come il Ghost Candelabra di Jon Russell, commercializzato da Innermost, o i calici Kerouac autoprodotti da Massimo Lunardon. “Emoziona rivedere la qualità del lavoro di molti dei protagonisti del design di oggi, che qui hanno trovato il primo momento di ascolto e confronto”, ha dichiarato il curatore, “ma impressiona considerare anche il loro numero: sono più di cento gli autori che si sono affermati”.

Giulia Marani

 Articolo pubblicato su Artribune Magazine #36 – Speciale Design

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Giulia Marani
Classe 1983, genovese di nascita e di cuore. Dopo la laurea in comunicazione all’Università degli Studi di Milano, soccombe al fascino di Parigi, dove vive per sei anni, lavorando come ufficio stampa in ambito editoriale e nella redazione della rivista di architettura e design Architectures à vivre.

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