Gita, la novità americana di Piaggio. Ecco come sarà il nuovo robot-cargo urbano

La filiale americana dell’azienda produttrice della Vespa svela il suo nuovo prototipo: un personal cargo che non sostituisce l’uomo ma ne potenzia le capacità, concepito da un pool interdisciplinare che comprende architetti e designer

Gita, la novità robotica di Piaggio
Gita, la novità robotica di Piaggio

Il nome, Gita, evoca giornate primaverili e passeggiate fuori porta. La funzione, però, può spiazzare chi pensa che il futuro della mobilità si stia giocando soltanto sul trasporto delle persone, per esempio attraverso auto senza conducente e trasporti pubblici a basso impatto ambientale e sempre più performanti. Gita è infatti un piccolo drone mobile che, al pari di una valigia wireless automatizzata, è in grado di seguire l’uomo e trasportare tutti i suoi oggetti personali. La prima presentazione a partner commerciali e stampa del nuovo progetto di casa Piaggio avverrà proprio oggi – 2 febbraio – a Cambridge, sobborgo di Boston noto per essere un polo di ricerca scientifica e tecnologica d’eccellenza, sede di istituzioni come il MIT e l’università di Harvard. È lì vicino, a Somerville, che ha sede PFF, Piaggio Fast Forward, società creata dall’azienda italiana per lavorare sulla mobilità delle cose, meglio se in autonomia e in ambiente urbano.

PIAGGIO, MIT, GOOGLE

Alla testa del progetto c’è Jeffrey Schnapp (New York, 1954), fondatore del metaLAB di Harvard e guru delle digital humanities. Al suo fianco, una advisory board che conta, tra gli altri, Nicolas Negroponte del MIT e Doug Brent e Jeff Linnell di Google, ma soprattutto un team internazionale che riunisce le competenze di informatici, ingegneri e creativi. La loro missione è accompagnare l’evoluzione della mobilità urbana e dei pattern di comportamento delle persone creando oggetti che possano facilitare loro la vita mentre si muovono in città a piedi o in bicicletta, o addirittura effettuare semplici commissioni al posto loro. “L’industria dei trasporti e la robotica tendono a focalizzarsi sull’ottimizzazione dei compiti e sulla sostituzione dei lavoratori con le macchine”, ha dichiarato Schnapp di recente. “Noi stiamo sviluppando prodotti che potenziano ed estendono le capacità umane, invece di cercare di rimpiazzarle”. L’idea è, insomma, di “liberare le mani” delle persone lasciandole libere di spostarsi senza fardelli ingombranti, ma anche disincentivare l’uso dell’auto per trasportare pacchi o materiali dall’ingombro tutto sommato limitato. La presenza di designer, architetti e artisti nella squadra di PFF testimonia della volontà di dare a questi nuovi prodotti una veste accattivante e forme capaci di diventare classiche, come avvenne in passato per la Vespa.

35 CHILOMETRI ORARI

Il primo prototipo, Gita, è un piccolo drone mobile la cui forma ricorda vagamente quella di una ruota, in grado di trasportare fino a 40 libbre (circa 30 chili) e seguire una persona per le strade di una città, o di muoversi da solo secondo un itinerario prestabilito dall’utilizzatore con l’aiuto di una mappa wireless. Non fa ancora le scale ma può raggiungere una velocità di 22 miglia orarie, pari a poco più di 35 chilometri. Si muove, insomma, a velocità umana e con un’agilità simile alla nostra, come fosse una valigia che cammina da sola un passo dietro di noi. La vocazione ad accompagnare chi si muove a piedi piuttosto che sostituirlo tout court sembra differenziare Gita rispetto a prodotti simili commissionati da aziende che offrono servizi a domicilio e in fase di test negli Stati Uniti, per esempio al “drone a rotelle” concepito da Starhip Tecnologies per Postmates e messo alla prova proprio in questo periodo nell’area di Washington.

Giulia Marani

piaggiofastforward.com

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Giulia Marani
Giornalista pubblicista, vive a Milano. Scrive per riviste italiane e straniere e si occupa della promozione di progetti editoriali e culturali. Dopo la laurea in Comunicazione alla Statale di Milano si specializza in editoria a Paris X-Nanterre. La passione per l’universo del progetto nasce proprio a Parigi, dove lavora nella redazione della rivista Architectures à vivre (dal 2007 al 2012) e partecipa al lancio di EcologiK, la prima rivista francese dedicata alla progettazione ecoresponsabile. Collabora con Artribune dal 2013 e coordina le pagine dedicate al design da gennaio 2019.