Una piazza “nel” museo. A Bolzano, con Martino Gamper

Dalla Tate di Londra a New York, da Parigi al Maxxi di Roma, i musei si aprono a pubblici diversi. “Passage”, un’agorà all’interno del Museion, è polivalente e fluida come il suo arredo. Il progetto è di Martino Gamper.

Martino Gamber - Passage - veduta dell'allestimento presso Museion, Bolzano 2012

Ancora una volta Martino Gamper (Merano, 1971; vive a Londra), dopo l’esperienza da Franco Noero a Torino, si confronta con l’arte contemporanea. Stavolta è il Museion a modificarsi attraverso un design sempre più in contrapposizione con il suo aspetto white cube.
Il designer gioca sulla contraddizione che si crea tra il dentro e il fuori, utilizzando prevalentemente il calore del legno in contrasto con l’algido involucro architettonico. In un sol colpo è però capace di mettere in moto una trasformazione che agisce insieme sul concetto di museo e di piazza. Concependo il pianoterra come una piazza coperta, con tanto di portico, panchine, sedute colorate e pareti divisorie, lo spazio si prepara ad accogliere un nuovo pubblico.

Martino Gamper

In linea con quanto avviene nei più prestigiosi musei, il Museion con questa trasformazione vorrebbe rendersi luogo trainante e aprirsi a un pubblico eterogeneo, non più di nicchia. Il tutto partendo da una semplice idea che si sviluppa attraverso elementi essenziali nello stile di Martino Gamper.
C’è in realtà un passo ulteriore. Rinnovato è il concetto stesso di piazza, divenuta sempre più, a detta del designer, “un luogo di incontro dove si debba consumare”. Al Museion ritorna luogo in cui si producono idee, ospitando eventi, letture, tavole rotonde ecc., prestandosi ai diversi usi mediante un sistema di arredo mobile che invita alla sosta. Sulla stessa onda di quanto fatto da Harry Thaler per la Casa Atelier, il fruitore è chiamato a partecipare e a modificare lo spazio (stavolta pubblico) in base alle diverse esigenze.

Martino Gamber - Passage - veduta dell'allestimento presso Museion, Bolzano 2012

Il ricordo va a un grande utopista, Yona Friedman, che per primo parlò della “mobilità dell’abitare” con il Manifeste de l’architecture mobile. Anche perché Passage è un luogo fluido che interrompe la sacralità del museo, confondendo museo e piazza, visitatore e passante. E come tale in evoluzione nel tempo, attraverso l’aggiunta di nuove parti. L’arte contemporanea sarà in grado con Passage di instaurare un più forte contatto con la città?

Antonella Palladino

Martino Gamber – Passage
MUSEION
Via Dante 6 – Bolzano
0471 223413
[email protected]
www.museion.it


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Antonella Palladino
Ha studiato Storia dell’arte presso le Università di Napoli e Colonia, laureandosi in Conservazione dei Beni Culturali con una tesi dal titolo “Identità e alterità dalla Body Art al Post-Human”. Ha proseguito la propria formazione alla Fondazione Morra e poi al Mart di Rovereto. Ha collaborato come assistente con la Galleria Umberto di Marino e con Filippo Tattoni -Marcozzi, ex direttore della Goss- Michael Foundation. Nel 2009 si è trasferita in Trentino–Alto Adige dove ha iniziato l’attività di critico scrivendo per Artribune, Juliet Art Magazine, Exibart, Kulturelemente, Salto.bz. Ha curato la mostra Noisy di Gianluca Capozzi, Lichtkammer di Harry Thaler, Walking in Beuys Woods di Hannes Egger e i relativi eventi collaterali. È critico d’arte e docente di Storia dell’arte titolare nella provincia di Pavia.