Riapre al pubblico Sant’Ivo alla Sapienza a Roma. Come visitare una delle più straordinarie chiese di Borromini

Chiusa da molti anni per un articolato intervento di restauro, la chiesa progettata alla metà del Seicento da Francesco Borromini è custodita all’interno del complesso della Sapienza. La riapertura grazie alla collaborazione con il Touring Club Italiano, dal 27 ottobre 2026

La lanterna spiraliforme che sale leggera verso il cielo – che l’occhio attento, guardando Roma dall’alto, individua tra la cupola del Pantheon e i campanili gemelli di Sant’Agnese a piazza Navona – è la caratteristica più sorprendente della Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza, edificio progettato da Francesco Borromini che dal 27 ottobre 2026 riapre al pubblico con regolarità, dopo molti anni di chiusura, grazie all’inedita collaborazione tra l’Archivio di Stato di Roma (che dal 1935 ha sede nel complesso della Sapienza), la Diocesi di Roma e il Touring Club Italiano.

La lanterna della cupola di Sant'Ivo alla Sapienza
La lanterna della cupola di Sant’Ivo alla Sapienza

Il genio di Francesco Borromini per Sant’Ivo alla Sapienza

Alla metà del Seicento, l’architetto ticinese si spartisce con il grande “antagonista” Gian Lorenzo Bernini le principali committenze romane, dando alla luce nell’arco di trent’anni gli edifici che faranno della città una protagonista dell’immaginario barocco per i secoli a seguire.
Nel 1632, Borromini era stato nominato architetto della Sapienza, ricevendo da papa Urbano VIII Barberini l’incarico di portare a termine il complesso che avrebbe dovuto riunire le diverse sedi dell’Università di Roma nata nel Quattrocento, fino al Cinquecento ospitata in diversi edifici nei pressi della Chiesa di Sant’Eustachio. Già progettato e parzialmente realizzato da Giacomo Della Porta – cui si deve l’impianto del cortile e la facciata principale del Palazzo – il complesso fu innanzitutto arricchito dall’architetto ticinese con l’aggiunta di un attico, decorato con i simboli araldici dei Chigi (le stelle a otto raggi e le sei cime), in onore di papa Alessandro VII, che nel 1655 era salito al soglio pontificio, dopo Innocenzo X e Urbano VIII (il cui stemma di famiglia, le tre api Barberini, è invece ripetuto diffusamente all’interno della chiesa).
Il lavoro ebbe, infatti, una genesi molto sofferta, che si protrasse per un ventennio dal 1642 al 1660, per il difficile compito cui fu chiamato Borromini: adattare i suoi progetti visionari alle strutture preesistenti.

Dentro (e fuori) la Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza

L’architetto, pur progettando uno spazio a pianta centrale, fece ricorso a forme geometriche composite, intersecando due triangoli (simbolo della Trinità) a formare una stella a sei punte iscritta in un esagono e scegliendo di alternare linee concave e convesse per donare alla visione d’insieme un movimento che fosse la sua firma. L’aula raccolta di Sant’Ivo, che sembra intagliata all’interno di una conchiglia, nulla ha a che vedere con l’idea di un barocco sfarzoso, colorato e magniloquente, anzi si propone, nel suo candore, come spazio nitido e solenne. Borromini disegnò anche il pavimento, ideando un disegno a intarsi marmorei bianchi e neri. La pala d’altare si deve a Pietro da Cortona.
All’esterno, è la cupola polilobata con lanterna cuspidata a spirale – con fiaccole di travertino e una corona fiammata, su cui sono poste una sfera, una croce e una colomba con il ramoscello d’ulivo nel becco, realizzate in ferro battuto – a rendere l’edificio inconfondibile.

Il restauro degli angeli che coronano le costolature della cupola di Sant'Ivo alla Sapienza. Photo Soprintendenza Speciale di Roma
Il restauro degli angeli che coronano le costolature della cupola di Sant’Ivo alla Sapienza. Photo Soprintendenza Speciale di Roma

La riapertura di Sant’Ivo alla Sapienza. Quando e come visitarla

Dal 2016, la chiesa cui si accede da Corso Rinascimento, attraversando il cortile della Sapienza, è stata oggetto di lavori di restauro curati dalla Soprintendenza Speciale di Roma (con la direzione di Maria Cristina La Penna e Alessandra Centroni), che in ultima battuta, tra il 2024 e la scorsa primavera, hanno coinvolto anche le altre superfici architettoniche del complesso, con interventi di pulitura, consolidamento, rimozione di stuccature degradate (per “un ritorno del bianco borrominiano”, sottolinea Daniela Porro). Un intervento reso possibile dal fondo PNRR Caput Mundi (prossimo step sarà il nuovo apparato illuminotecnico, grazie a una sponsorizzazione privata). Ora, grazie al progetto Aperti per voi promosso dal Touring Club Italiano, Sant’Ivo alla Sapienza accoglierà i visitatori nelle mattine dei giorni feriali, dal lunedì al venerdì, dalle 9.30 alle 13.30 – l’auspicio è quello di estendere l’orario quanto prima – con l’assistenza di volontari preparati per raccontare al pubblico la storia e gli spazi del cortile e della chiesa.

Il ponteggio di restauro all'interno di Sant'Ivo alla Sapienza. Photo Soprintendenza Speciale di Roma
Il ponteggio di restauro all’interno di Sant’Ivo alla Sapienza. Photo Soprintendenza Speciale di Roma

La mostra sull’architettura barocca a Roma al Museo Napoleonico

E per integrare la visita, fino a gennaio 2027, il Museo Napoleonico ospitato a Palazzo Primoli (sono sufficienti dieci minuti a piedi per raggiungerlo da Sant’Ivo) ospita la mostra Il barocco italiano a Dresda, con i disegni architettonici settecenteschi in arrivo dalle collezioni del Landesamt für Denkmalpflege Sachsen. Nella prima parte del percorso, intitolata a “Roma come modello”, una selezione di studi su interni delle chiese romane si concentra anche su Sant’Ivo alla Sapienza, oltre che su San Carlo alle Quattro Fontane, altro illuminato progetto di Borromini.

Livia Montagnoli

Chiesa di Sant’Ivo alla Sapienza
Corso Rinascimento, 40 – Roma
Dal lunedì al venerdì, dalle 9.30 alle 13.30
Ingresso libero

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