Scoprire un grande architetto nel cantiere che trasforma un suo edificio in un centro culturale vicino Milano: storia di Enrico Griffini

Fino al 20 dicembre, in provincia di Varese, nel cantiere che renderà l’ex stabilimento Koh-I-Noor il versatile spazio culturale 155 Tradate è allestita una mostra dedicata all’architetto Enrico A. Griffini. Oltre a essere stato il progettista dell’edificio, fu docente, teorico e divulgatore dell’architettura razionalista. Ecco perché merita di essere valorizzato

“L’unico modo per far capire davvero la costruzione dell’architettura, ovvero il suo aspetto tecnico costruttivo, è mostrare il cantiere. Credo che sia propria questa l’eccezionalità della mostra ‘Enrico A. Griffini. Costruire modernamente’: in una fase storica in cui in Italia si fatica a capire come intervenire sul Moderno, diamo la possibilità forse unica di vedere come si fa un restauro di un’architettura moderna”. Con queste parole lo storico dell’architettura Massimiliano Savorra restituisce il senso della mostra da lui curata con la quale, dal 29 ottobre al 20 dicembre, prende ufficialmente il via la programmazione culturale del nascente spazio culturale 155 Tradate, a Tradate (in provincia di Varese).

155 Tradate - E.A.Griffini. Photo Francesca Iovene
Nel cantiere di 155 Tradate, all’interno dell’edificio razionalista progettato dall’architetto E. A. Griffini. Photo Francesca Iovene

Cos’è 155 Tradate, che ospita la mostra in cantiere sull’architetto Griffini

Sorto su iniziativa di Titti Santini, patron di Ponderosa Music Records, e curato da Alessia Interlandi – in.circle, 155 Tradate si sta insediando in uno dei pochi edifici razionalisti giunti fino a noi tra quelli progettati da Enrico Agostino Griffini (Venezia, 1887 – Milano, 1952). Si tratta dell’ex stabilimento Koh-I-Noor, eretto a Tradate tra il 1942 e il 1943, successivamente impiegato come Calzaturificio Romano Martegani 1891 (dal 1957 al 2001), e in seguito dismesso. Attualmente oggetto di un intervento di restauro architettonico e di ristrutturazione, seguito dall’architetto Giorgio Giani con la direzione lavori di Lucio Giudici, 155 Tradate si presenta al pubblico con una ricognizione sul suo artefice che si misura con lo stato di transitorietà proprio del cantiere. Noto soprattutto come coprogettista del Palazzo dell’Arengario a Milano, attraverso questa mostra Griffini può essere introdotto oltre la cerchia degli specialisti. Le ragioni per approfondire la sua parabola umana e professionale le dettaglia ad Artribune proprio Savorra.

La storia dell’architetto, ingegnere e docente Enrico A. Griffini

Il progetto espositivo Enrico A. Griffini. Costruire modernamente è “l’occasione per mettere in valore la figura di un architetto, ingegnere e docente universitario (per molti anni ha insegnato al Politecnico di Milano) considerato tra i più importanti protagonisti del Razionalismo italiano. Oltre che un professionista, è stato un intellettuale: non si è occupato solo di costruire in modo razionale (ovvero secondo un orizzonte che abbraccia a partire dal 1927, in seguito a una visita al quartiere Weissenhof di Stoccarda che cambia il suo approccio stilistico alla progettazione, n.d.r.) ma ha anche divulgato a largo spettro i principi razionalisti”, spiega il curatore della prima mostra di 155Tradate. L’impegno di Griffini sul fronte della divulgazione si concretizza nel manuale Costruzione razionale della casa, divenuto un testo di riferimento a partire dagli Anni Trenta. “Il volume si concentra sulla casa perché Griffini la considera ‘il monumento del secolo’, uno dei baluardi della vita sociale dell’essere umano. I principi che governano la casa, per lui sono gli stessi da applicare ovunque, nell’architettura ospedaliera, ambito in cui si è distinto, e anche in quella delle fabbriche. E qui veniamo allo stabilimento di Tradate” prosegue Savorra.

Sapere tecnico, benessere, senso civico: tre concetti per capire l’architettura di Griffini

L’edificio di 155 Tradate appartiene dunque alla fase razionalista della carriera di Griffini, nel corso della quale realizza “una serie di architetture davvero emblematiche e paradigmatiche, che volevano essere esemplari di un certo modo di costruire e, allo stesso tempo, intendevano rappresentare una nuova modernità”, indica lo storico. Una visione declinata nella progettazione degli stabilimenti per la Società Redaelli, a Rogoredo – “erano un gioiello di architettura razionalista; oggi resta solo un piccolo edificio”, precisa Savorra – così come nella sede Koh-I-Noor a Tradate, che non solo è tra le pochissime giunte fino a noi ma è anche testimone di una peculiare fase storica del Paese. “Lo stabilimento è stato concepito a ridosso della Seconda guerra mondiale, quando i materiali da costruzione erano sottoposti ai principi dell’autarchia, con tutte le conseguenti limitazioni a livello di uso. Griffini però fu straordinario: da quel momento in poi, iniziò a sperimentare nuovi materiali, seguendo i nuovi brevetti. Non a caso, proprio a lui si deve la stesura del Dizionario dei materiali moderni.”

Nel cantiere di 155 Tradate, all'interno dell'edificio razionalista progettato dall'architetto E. A. Griffini. Photo Francesca Iovene
Nel cantiere di 155 Tradate, all’interno dell’edificio razionalista progettato dall’architetto E. A. Griffini. Photo Francesca Iovene

Una mostra che evoca il cantiere

Per Savorra, lo stabilimento riassume tutta la ricerca del progettista, profondamente “legata al tema della costruzione, alla conoscenza dei materiali, alla ricerca delle soluzioni progettuali, all’appropriatezza dei metodi, all’ottimizzazione dei tempi di esecuzione. Questioni come il benessere delle persone che dovevano vivere nei luoghi da lui progettati, il soleggiamento, l’illuminazione erano per lui centrali. Per Griffini concepire lo spazio significava esprimere attenzione verso tutti gli aspetti della vita umana. Mettere insieme sapere costruttivo, grande maestria, grande abilità tecnica, senso civico come ha fatto lui non era da tutti.” L’operazione che sta portando verso l’apertura di 155Tradate potrebbe dunque diventare una sorta di “caso studio”: a precederne l’apertura ufficiale, è una mostra che conduce il pubblico dentro un esempio di architettura moderna mentre è in corso il suo restauro. In altre parole si prova a rendere visibile quanto spesso resta impercettibile o marginale: il modo in cui un edificio è stato costruito, le tecniche che sono state adottate, i materiali usati. Anche per questo, l’allestimento concepito da Lola Ottolini, Matteo Andreoletti e Lucia Emma Avolio “è basato proprio sul concetto del cantiere” afferma Alessia Interlandi, anticipando che “il filo conduttore è il colore blu, lo stesso del filo di traccia usato in edilizia per tracciare le linee”.

Enrico A. Griffini: rendere l’architettura moderna comprensibile, riproducibile, trasmissibile

Coinvolta nel progetto direttamente da Titti Santini, che conosceva il suo pregresso lavoro sugli archivi storici di alcuni progettisti, Interlandi si è progressivamente messa in contatto con i soggetti coinvolti a vario titolo nel processo in corso a Tradate e ha coinvolto gli eredi della famiglia Griffini. A sua volta architetta, Valeria Griffini ha infatti collaborato con Savorra (e Giorgio Giani) alla mostra, che riunisce documenti riprodotti da materiali originali conservati nell’Archivio Progetti dell’Università Iuav di Venezia (qui è conservato l’archivio del progettista) e altre testimonianze. “Come famiglia abbiamo accolto con stupore questo progetto. Ci siamo trovati in un vortice di passione, entusiasmo e rispetto nei confronti di mio nonno. Sicuramente il fatto che l’attenzione dopo così tanti anni ricada ancora su di lui e sulla sua opera è motivo di orgoglio e onore per noi. Non siamo stati diretti testimoni della sua vita, ma tutti i suoi valori ci sono stati tramandati, con l’esempio e con quell’attenzione al benessere citata da Massimiliano Savorra. Ancora oggi, vedere un progetto del nonno per noi è come sentirsi a casa: proviamo una sensazione particolare, un senso ancestrale di vicinanza.”

I futuri progetti di 155 Tradate dopo la mostra su Griffini

Nel futuro di 155 Tradate, dunque, non c’è solo il completamento del restauro della sede condotto secondo un approccio molto attento di conservazione di tutti i dettagli distintivi del manufatto. Sebbene non sia ancora il momento di svelare i prossimi step, Interlandi ribadisce che sarà “uno spazio dedicato alla cultura ad ampio raggio, nella cui programmazione sicuramente non mancheranno musica, architettura, design, arte. Il desiderio è unire tutte queste discipline e provare a immaginare, oltre alle mostre temporanee, un coworking per la comunità della zona, residenze artistiche, concerti. Le idee sono tante, ci stiamo lavorando”. Titti Santini, dal canto suo, conclude che “l’apertura del cantiere al pubblico rappresenta il primo capitolo della trasformazione dell’ex stabilimento Koh-I-Noor e anticipa la futura identità di questo luogo destinato a evolversi nel rispetto della sua storia e del territorio”.

Valentina Silvestrini

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Valentina Silvestrini

Valentina Silvestrini

Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. Dal 2024 è cocuratrice della newsletter "Artribune Render", dedicata alla rigenerazione urbana a base culturale. Nel 2025 ha…

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