Barcellona è Capitale Mondiale dell’Architettura per il 2026. Tutto il programma

Barcellona Capitale Mondiale dell’Architettura 2026. Un congresso internazionale e tanti eventi per promuovere i valori della progettazione contemporanea. Mentre la città celebra anche il centenario dalla morte di Gaudì

Per Barcellona il 2026 è già un anno eccezionale. Nominata dall’Unesco-UIA Capitale Mondiale dell’Architettura, la città celebra anche i cent’anni dalla morte di Antonio Gaudí (1852-2026) e i 150 dalla scomparsa di Ildefons Cerdá, l’urbanista che inventò l’Ensanche, cambiando il volto al suo sviluppo urbanistico. E, non ultimo, il 2026 segna i cinquant’anni dalla nascita della Fondazione Mirò, fra le principali istituzioni culturali di Spagna. Dopo Copenhagen nel 2023, Barcellona ospita, per la seconda volta in trent’anni, il Congresso Mondiale dell’Unione Internazionale Architetti, evento clou della manifestazione. Tra giugno e luglio si riuniranno in Catalogna 250 esperti di ecologia, casa, spazio pubblico, patrimonio, tecnologie e nuovi materiali per trattare le tante questioni associate al tema Divenire. Architettura per un pianeta in transizione.

Il dinamismo urbanistico di Barcellona

Ma perché proprio Barcellona? Il Modernismo, si sa, è da sempre un segno distintivo del capoluogo catalano, dove si ergono ben otto edifici patrimonio dell’Unesco (di cui cinque progettati da Gaudì). Lo è senz’altro anche il Padiglione Mies van der Rohe, icona del maestro della Bauhaus e meta di pellegrinaggi turistici quasi quanto la Sagrada Familia.  Da anni, ormai, la seconda città di Spagna, per demografia (1,7 milioni di abitanti nel 2024) e produttività economica, sta vivendo un lento processo di rinnovamento architettonico e paesaggistico, con effetti positivi sia nel centro sia nelle periferie. Tra questi, la bonificazione della Ciudad Vella (il Born, il Raval e il Barrio Gotico non sono più zone off limits per il turismo); la riqualificazione di quartieri come la Barceloneta, rifioritacon le sue spiagge già a partire dalle Olimpiadi del ’92; ma soprattutto i più recenti riassetti paesaggistici di Glóries, con l’ampia area verde sorta nel mezzo della Avenida Diagonal, e la rigenerazioneresidenziale di Poblenou, oggi uno dei quartieri più cool della città. Non a caso, il dinamismo urbanistico della Barcellona del XXI secolo è stato messo in rilievo anche durante l’ultima edizione di Manifesta 15, svoltasi nell’autunno del 2024.

Prehension, 2024. Credits: Asad Raza, Manifesta 15 . Barcelona Metropolitana. Ph: Ivan Erofeev
Prehension, 2024. Credits: Asad Raza, Manifesta 15 . Barcelona Metropolitana. Ph: Ivan Erofeev

Il programma della Capitale Mondiale

Il congresso internazionale è riservato agli addetti ai lavori; le attività sul territorio, invece, sono dedicate ai cittadini. È questo, in parole semplici, lo spirito che anima la programmazione di Barcellona Capitale Mondiale dell’architettura 2026”, spiega Yolanda Ortega, insegnante della Scuola di Architettura e coordinatrice delle attività della sede centrale. “Vogliamo dare soprattutto una proiezione locale, territoriale e sociale all’evento, per permettere ai catalani di guardare la loro città con occhi nuovi, imparare ad apprezzare i valori dell’architettura e i vantaggi del paesaggismo urbano”. Il programma della manifestazione è multidisciplinare, partecipativo e diffuso: prevede 270 proposte nel corso di 10 mesi, con un fitto calendario che si articola in oltre 1500 attività diverse, tra mostre, conferenze, dibattiti, laboratori, itinerari e visite guidate, distribuiti in maniera equa fra i dieci quartieri della città. “Il pilastro della manifestazione è la decentralizzazione e il nostro motto è: 10 mesi, 10 distretti, 10 sedi (una per distretto). Intendiamo valorizzare così tutti gli ambiti della città nei quali l’architettura e il paesaggio urbano sono già parte integrante della vita quotidiana”, conclude Yolaanda Ortega. Nella programmazione sono coinvolti quasi tutti gli spazi culturali della città: dalla Fondazione Mirò al Museo Picasso, dal Museo di Storia fino al bellissimo, e forse poco noto al turismo, DHub, il Museo del Design, dalla ricca collezione di arredi modernisti, contemporanei e di moda.
Nel calendario spiccano i 10 Arquitectos Studios Sessions: un incontro al mese, accompagnato da aperitivo e musica di Dj, per scoprire da vicino come lavora un team di architetti e quale spazio fisico condivide; nella lista, i danesi BIG, e gli italiani Carmelo Zappulla (External Reference) e Benedetta Tagliabue, erede dello studio del marito catalano Eric Miralles. Un ciclo di incontri, infine, in quattro moderne biblioteche della città, è dedicato a comunicare la progettazione, con linguaggio semplice e approccio trasversale.

Un’eredità tra passato e futuro

Barcellona Capitale mondiale dell’Architettura condivide con Manifesta 15 anche la sede centrale nell’ex Casa editrice Gustavo Gili, singolare edificio costruito negli anni Sessanta in stile razionalista. L’iconico spazio di Carrer de Rosselló diventerà, a fine anno, la Casa dell’Architettura di Barcellona, ospitando anche la Fondazione Mies van der Rohe, che gestisce l’omonimo padiglione e organizza uno dei premi di architettura più prestigiosi d’Europa. Nell’Editoriale Gili in questi mesi è in corso la mostra Barcellona: intensa, diversa, un interessante studio dello sviluppo demografico della città, spiegato con i materiali stessi della costruzione. All’ingresso è stato montato il nuovo plastico di Barcellona 2026-2035, realizzato in 3d in PLA (acido polilattico). Un enorme puzzle modulare di oltre 1200 pezzi che, attraverso la topografia in scala 1:1500, non solo mostra i tanti edifici simbolo della città – come la Sagrada Familia, la Torre Glóries di Jean Nouvel o l’Hotel Vela, noto come il W Barcelona di Ricardo Bofill – ma presenta già le novità urbanistiche della Barcellona di domani. Tra quelle in corso d’opera, il nuovo Camp Nou (lo stadio del Barça) o la stazione di Sainz, oggetto di rinnovamento radicale.
La Capitale mondiale dell’Architettura 2026 lascerà senza dubbio un segno permanente in città anche attraverso il Progetto per i fronti ciechi. Si tratta di un concorso, riservato ad architetti under 35, per rinnovare in maniera progettuale, e non puramente decorativa, le tante facciate terminali di edifici cittadini privi di aperture, finestre o balconi, che spesso sono oggetto di degrado o creano intercapedini dannose. 

MNAC - Museo d'arte di Catalogna, Barcellona
MNAC – Museo d’arte di Catalogna, Barcellona

La Barcellona di domani

Un’eredità di Manifesta 15 è anche una delle sedi del Congresso mondiale di architettura della UIA, in programma tra il 28 giugno e il 4 luglio, per il quale sono già aperte le iscrizioni. Si tratta delle Tres Chimeneas, imponente edificio dell’ex centrale termica di San Adriás de Bezós, sulla costa verso Badalona, già teatro di alcune impressionanti installazioni d’arte del nostro tempo durante Manifesta. L’impianto industriale è in corso di riconversione e diventerà il Catalunya Media City, fabbrica di cultura digitale, grazie al progetto visionario “E la nave va…” dello Studio Garcé De Seta Bonet Arquitectes, capitanato dall’italiana Daria De Seta.
Tra i tanti scenari della Barcellona di domani, merita, infine, un cenno il progetto per nuovo Mnac. Il Museo d’arte di Catalogna che – relegato oggi sulla collina del Montjuic – occupa il Palazzo nazionale costruito per l’Expo del 1929 come architettura effimera, con intervento di modernizzazione dello spazio ovale interno firmato, una trentina d’anni fa, da Gae Aulenti. Grazie al progetto congiunto dei catalani H Artquitects e degli svizzeri Christ & Ganten, entro il 2029 il Mnac avrà un nuovo accesso da Plaza de España, unendosi architettonicamente al Palazzo di Victoria Eugenia, costruzione dell’architetto modernista José Puig i Cadafalc, ai piedi della scalinata del Montjuic. E proprio tutta l’area dell’antica Expo del 29 – oggi in parte occupata dalla Fiera di Barcellona – sarà oggetto di una futura riqualifica paesaggistica.

Federica Lonati

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Federica Lonati

Federica Lonati

Federica Lonati (Milano, 1967), giornalista professionista italiana, dal 2005 vive a Madrid. Diploma al Liceo Classico di Varese e laurea in Lettere e Filosofia all’Università Cattolica di Milano, si è formata professionalmente alla Prealpina, quotidiano di Varese, scrivendo di cronaca,…

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