Roma ragiona sul futuro degli ex Mercati Generali a Ostiense

Il ciclo di incontri pubblici in corso a Roma sul futuro di Ostiense fornisce l’occasione per ripercorrere la vicenda degli ex Mercati Generali. In disuso dai primi Anni Duemila, entro il 2030 il complesso dovrebbe accogliere un polo multifunzionale con una (discussa) residenza universitaria

I tavoli sono uno spazio di ascolto e dialogo con il territorio. La giornata del 30 gennaio ha consentito di raccogliere le prime reazioni; nei prossimi incontri ci aspettiamo proposte più strutturate che, nel rispetto dei vincoli della convenzione, contribuiscano a migliorare ulteriormente il progetto, valorizzando le funzioni pubbliche e gli spazi verdi e per la cultura e il tempo libero”. Così l’assessora ai lavori pubblici di Roma Capitale, Ornella Segnalini, commentando la prima delle tre iniziative pubbliche promosse in città per ragionare sul futuro del quartiere Ostiense. Situato nel quadrante meridionale di Roma, è oggi alle prese con un importante passaggio della sua storia: quello legato alla rigenerazione urbana degli ex Mercati Generali di Via Ostiense, candidati a diventare una “cittadella urbana aperta, con servizi, cultura, sport, verde e funzioni sociali accessibili a tutti” e le sue ricadute sul resto dell’area”, per effetto dell’investimento da circa 380 milioni di euro del fondo privato Hines. Alla base di questo ciclo di incontri – che prosegue il 13 febbraio, con gli ultimi tre appuntamenti in programma in simultanea alla Casa della Città (in Piazza Giovanni da Verrazzano, 7), al C.S.A.Q. Pullino (in Via G.Pullino, 95), e alla Biblioteca Comunale Joyce Lussu (in Via Costantino, 49a), dalle 16 alle 19 – si colloca dunque l’avvenire di un’area strategica per il contesto capitolino, tornata con forza al centro del dibattito locale nel corso del 2025. Ma già dalla dismissione, avvenuta più di due decenni fa, il destino di questo sito ha costituito una materia incandescente per tutte le giunte capitoline che si sono susseguite.

Quale futuro per gli ex Mercati Generali di Roma?

Si tratta di un’area di vaste dimensioni – circa 9 ettari –, nella quale ricadono anche edifici sottoposti a vincolo, considerati tra gli esempi di pregio dell’architettura produttiva degli inizi del secolo scorso in Italia. In origine epicentro della distribuzione agroalimentare cittadina, il complesso era parte integrante di quello che potremmo definire come il “modello di sviluppo urbano” messo a punto, nei primi anni del XX Secolo, per il quartiere Ostiense. All’epoca si scelse di concentrare qui numerose attività a carattere produttivo: l’impostazione urbanistica e le infrastrutture che ancora oggi caratterizzano questa porzione urbana testimoniano tale indirizzo funzionale, progressivamente ridimensionato con il passare dei decenni. Gli stessi padiglioni dei Mercati Generali, eretti tra il 1919 e il 1922 su disegno degli Uffici Tecnici del Comune di Roma e ampliati fino agli Anni Trenta, hanno cessato di soddisfare lo scopo inizialmente previsto: con l’avvio del XXI Secolo sono stati dismessi e le loro funzioni sono state spostate altrove. E dunque cosa fare di questo patrimonio pubblico? 

Dal concorso della Città dei Giovani al ritiro di Rem Koolhaas

Un quesito su cui la città ragiona e si interroga da anni. L’iter che ha portato al piano al centro del ciclo citato ha infatti avuto inizio per effetto della chiusura dell’impianto. Il primo atto risale al 2004, con Veltroni sindaco e con il concorso internazionale per la cosiddetta “Città dei Giovani”. Vince quella competizione il team guidato dallo studio OMA (con, tra gli altri professionisti coinvolti, lo studio Alvisi Kirimoto nella rosa dei partner locali). Al 2006 risale la concessione a Sviluppo Centro Ostiense (SCO), cui spetta la realizzazione dell’intervento. Seguono rallentamenti, difficoltà economiche e successive revisioni, inclusa quella datata 2008, con Alemanno sindaco, che spinge Rem Koolhaas (il pluripremiato architetto cofondatore di OMA nel 1975) a fare un passo indietro. Nel 2015, con la giunta guidata da Marino, il concessionario presenta quindi una nuova soluzione progettuale, poi approvata nel 2017. All’epoca Virginia Raggi è la sindaca di Roma. 

Oltre vent’anni di progetti e aspettative fino all’istruttoria di ANAC e ai fatti recenti

In questo progetto, noto come “seconda variante”, alle funzioni commerciali viene attribuito un peso più rilevante, e si registrano ulteriori cambiamenti. Attraverso un’istruttoria, nel settembre 2022, sull’intera vicenda si esprime l’Autorità Nazionale Anticorruzione, rilevando “l’illegittimità della seconda variante adottata, gravi e ingiustificabili ritardi nei lavori, violazioni della normativa anche nel l’estromissione del socio esecutore”; nel frattempo, dall’autunno 2021, in città è iniziata la stagione di Gualtieri. Alla luce dei fatti descritti e recepita la proposta di revisione complessiva del progetto da parte del concessionario, poi formalizzata nel 2023, si svolge una conferenza di servizi preliminare, conclusasi favorevolmente. Si approda infine al 2025, anno che segna la ripartenza formale del progetto secondo un nuovo assetto; in particolare, nel mese di luglio, viene approvata la delibera che dà seguito alla convenzione sottoscritta vent’anni prima per l’uso dell’area e degli immobili per sei decenni. La proprietà resta pubblica, di Roma Capitale, e l’Assemblea Capitolina rinnova formalmente la dichiarazione di interesse pubblico. A novembre 2025 è stata quindi sottoscritta la convenzione integrativa alla concessione siglata nel 2006, uno strumento che “regola le modalità attuative, i tempi e gli impegni del concessionario per la progettazione, realizzazione e gestione dell’intervento, fissandone scadenze e prevedendo un monitoraggio condiviso tra Amministrazione e soggetto attuatore”, precisa la nota del Campidoglio.

Ex Mercati Generali in Via Ostiense: il progetto di rigenerazione urbana

L’intervento sui Mercati Generali nasce dalla volontà di sbloccare finalmente un’area strategica della città che per troppo tempo è rimasta ferma, pur avendo un enorme potenziale urbano, culturale e sociale. Il nostro obiettivo è accompagnare un processo di rigenerazione che restituisca questo spazio a Roma, integrandolo nel tessuto del quartiere e soprattutto garantendo un equilibrio tra funzioni pubbliche, valorizzazione del patrimonio esistente e nuovi usi contemporanei, spiega ad Artribune l’assessora Segnalini. L’operazione in questione include opere di nuova costruzione, il restauro conservativo di dodici fabbricati esistenti e la realizzazione di un complesso di piazze e aree verdi pubbliche, pari a circa 4 ettari (quasi cinque campi da calcio), in un quartiere che, come spiegato, ne è storicamente carente. Per Segnalini tale sistema “pensato come elemento strutturante dell’intervento, capace di migliorare la qualità ambientale dell’area e di creare nuove connessioni e luoghi di uso pubblico, avrà un ruolo centrale”. 

Una cittadella multifunzionale nel quadrante meridionale di Roma

A dividere l’opinione pubblica, in particolare per quanto riguarda il programma funzionale, è soprattutto la residenza universitaria da circa 2.000 posti letto (di cui circa 500 a canone calmierato), dotata di un mix di servizi integrati per studio, sport e vita comunitaria. Stiamo parlando di circa 52mila mq (su sette edifici di nuova costruzione), che verrebbero realizzati in una zona in cui è da anni attiva l’Università Roma Tre. Il sistema degli spazi pubblici già citati (piazze e aree verdi) include inoltre parcheggi pubblici (37.840 mq, circa 1.500 posti auto interrati) e poco più di 1400 mq per uffici pubblici. Ulteriori 1.100 posti auto interrati, su 27.718 mq, ricadono tra i parcheggi privati inseriti nel piano. Inoltre si prevedono: spazi per start-up (con un hub per l’imprenditoria giovanile e l’innovazione tecnologica), un’area commerciale e per la ristorazione e circa 23mila mq di servizi per il quartiere, la socialità e la cittadinanza. Di tale quota fanno parte la sala conferenze comunale, la biblioteca comunale, la mediateca (circa tre volte più grande della biblioteca), il centro anziani comunale e La Città dei Sapori (di 4.000 mq). In questo assetto “particolare attenzione sarà riservata agli edifici storici del complesso, che saranno riqualificati in accordo con la Soprintendenza di Stato e destinati ad accogliere le funzioni aperte ai cittadini previste, nel pieno rispetto della memoria del luogo e delle sue stratificazioni, riconosciute come parte integrante dell’identità dei Mercati Generali” precisa  Segnalini. 

Ex Mercati Generali: cosa accadrà nel corso del 2026?

Nell’anno che si è appena aperto, chiarisce infine l’assessora, “sono previsti passaggi decisivi: dalla prima proposta progettuale, che costituirà la base di lavoro anche alla luce dei contributi che emergeranno dal confronto, fino al progetto definitivo e infine all’avvio delle opere. È un percorso complesso, che richiede attenzione, trasparenza e confronto continuo, ma che segna finalmente il passaggio dalla lunga attesa all’attuazione concreta di un progetto atteso da vent’anni”. Secondo il cronoprogramma in essere, l’area dovrebbe aprire al pubblico nell’estate 2030, al termine di 36 mesi di lavori al via nel primo trimestre del 2027, ovvero dopo il completamento delle fasi di progettazione definitiva ed esecutiva e della conferenza dei servizi. Per il prossimo 28 febbraio, intanto, è stato annunciato il corteo cittadino Ex Mercati Generali Liberi – un Bene Comune per la Città contro “la svendita del patrimonio pubblico ai privati, contro le speculazioni immobiliari che impoveriscono la città”.

Valentina Silvestrini

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Valentina Silvestrini

Valentina Silvestrini

Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. È cocuratrice della newsletter "ArtribuneRender", dedicata alla rigenerazione urbana a base culturale. Ha studiato architettura all’Università La Sapienza…

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