Ci sono anche due progetti italiani che si giocano il premio di architettura dell’Unione Europea
Con due progetti che recuperano e riattivano il patrimonio esistente, completati a Milano e a Bologna, l’Italia resta in corsa al più importante premio di architettura contemporanea dell’Unione Europea. A febbraio saranno annunciati i finalisti degli EUmies Awards 2026
Nell’edizione 2026 degli EUmies Awards, il riconoscimento biennale che l’Unione Europea assegna alle migliori opere di architettura realizzate sul suo territorio, il percorso dell’Italia non si arresta dopo la prima fase di candidatura. La Commissione Europea e la Fundacio Mies van der Rohe hanno reso noti gli esiti del lavoro di selezione condotto dalla giuria internazionale – presieduta dall’architetto cileno Smiljan Radić, è formata da Carl Backstrand, Chris Briffa, Zaiga Gaile, Tina Gregorič, Nikolaus Hirsch e Rosa Rull. Ebbene, tra le 40 opere selezionate a partire dalle 410 candidature inizialmente pervenute, rientrano anche due completate in Italia che, di conseguenza, accedono alla successiva fase. Entro il prossimo mese sarà annunciata la (ristrettissima) rosa dei finalisti.
I due progetti italiani candidati agli EUmies Awards 2026
Dei 21 progetti realizzati, tra maggio 2023 e aprile 2025, in Italia che sono stati inizialmente candidati dagli esperti del settore e dal comitato del premio per questa edizione – una quota che ha collocato il nostro Paese al terzo posto per numero di presenze, dopo la Francia con 34 opere e la Spagna, con 24 – la commissione ha dunque scelto di ammetterne due. Si tratta del Progetto del tempo – Recupero dell’ex chiesa di San Barbanziano, un sofisticato intervento di restauro a cura dello Studio Poggioli nel centro storico di Bologna, e di Bicocca Superlab a Milano, il progetto di rigenerazione urbana di un dismesso edificio industriale messo a punto da BALANCE ARCHITETTURA, lo studio fondato da Alberto Lessan e Jacopo Bracco eletto Giovane Talento dell’Architettura italiana 2022 nel corso della Festa dell’Architetto 2022.
Rigenerare il patrimonio esistente in Italia: le opere di Studio Poggioli e BALANCE ARCHITETTURA
Distinte per scala dimensionale, committenza e programma funzionale, entrambe le opere agiscono sul patrimonio architettonico esistente, con l’obiettivo di riattivarlo e assegnargli nuovi usi. Nel caso bolognese gli architetti (sorella e fratello) Caterina e Federico Poggioli hanno introdotto innesti dichiaratamente contemporanei in uno stratificato manufatto religioso risalente agli inizi del 1600, impiegato nel corso dei secoli anche come parcheggio e magazzino. Promosso da una committenza pubblica, l’intervento ha restituito alla città uno spazio in cui le memorie del tempo non sono celate, ma piuttosto generano una “mappa temporale leggibile”. L’edificio è ora chiamato ad accogliere un nuovo uso di carattere comunitario: da inutilizzata rovina urbana, l’ex chiesa diventerà infatti un centro per le arti circensi. Reduce dal recentissimo successo al concorso per la ristrutturazione della Galleria Civica d’Arte Moderna (GAM) di Torino – in cui ha vinto il primo premio all’interno del team composto da MVRDV, EP&S Group, STRATOSFERICA e Giorgina Bertolino – nel Bicocca Superlab di Milano, BALANCE ARCHITETTURA ha ugualmente scelto di preservare la memoria dell’edificio, un tempo sede degli uffici della Breda Siderurgica. “Aggiungere il meno possibile e mantenere il più possibile la spazialità interna” è stato uno de principi alla base di questo progetto di riqualificazione.
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Verso la scelta dei finalisti dell’EUmies Awards 2026
I due progetti italiani concorrono ora con gli altri 38 selezionati su scala europea, nel complesso accomunati dalla capacità di rispondere a un duplice obiettivo: “offrire un’architettura di qualità per tutti e, allo stesso tempo, contribuire agli obiettivi climatici del Green Deal Europeo”. Completate sia in centri metropolitani dalla consolidata reputazione in ambito architettonico, come Copenaghen, che in piccoli comuni o in aree rurali, le opere ancora in corsa “esemplificano come gli architetti assumano la responsabilità di progettare in modo etico, sostenibile e con un impatto sociale a lungo termine” precisa la nota stampa, mettendo in evidenza il concetto che ha accompagnato il lavoro della commissione: quello di “freschezza”, da intendersi come una forma di apprezzamento verso gli interventi che “apportano idee, prospettive ed energie nuove allo spazio pubblico”. Oltre agli aspetti legati al dato funzionale, con le architetture per la cultura che in questa edizione sono numericamente prevalenti, il premio restituisce un’istantanea dei professionisti del settore attivi oggi nel contesto continentale. Tra i 40 in shortlist figurano gli studi con anni di esperienza, affiancati da società emergenti o formate da giovani professionisti, così come da ristretti team multidisciplinari, composti da architetti, paesaggisti, urbanisti e altri specialisti. Indipendentemente dagli esiti, attesi per febbraio 2026, tutte le 40 opere selezionate in questa fase saranno al centro (da aprile 2026) del programma Out&About: un’opportunità itinerante, che attraverso conferenze, mostre e visite consentirà di conoscere da vicino i loro caratteri salienti e i progettisti che le hanno concepite. Come di consueto, infine, sarà il Padiglione Mies van der Rohe a ospitare la cerimonia di premiazione prevista per l’11 e il 12 maggio prossimi; questa volta si svolgerà nell’ambito del palinsesto di Barcellona Capitale Mondiale dell’Architettura 2026.
Valentina Silvestrini
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